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Attentato alla macchina di Santa Rosa, Illarionov è un fiume in piena

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Il 24enne Denis Illarionov [3]

Il 24enne Denis Illarionov

Trasporto della macchina di santa Rosa - Il fumogeno lanciato all'inizio di via Garibaldi [4]

Trasporto della macchina di santa Rosa – Il fumogeno lanciato all’inizio di via Garibaldi

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno [5]

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Viterbo – (sil.co.) – Oltre un’ora di interrogatorio fitto fitto, nel corso del quale avrebbe risposto a tutte le domande Denis Illarionov, l’ex studente di ragioneria sospettato di terrorismo internazionale dall’Fbi e presunto aspirante attentatore del trasporto della macchina di Santa Rosa.

“Ha chiarito la sua posizione in relazione ai fatti contestati, ma ha anche parlato delle sue condizioni familiari e della sua vita”, spiega la difesa, lasciando intendere che non è stato un interrogatorio di garanzia a senso unico, bensì un botta e risposta tra l’indagato e il gip.

Illarionov è il 24enne viterbese residente fino a quattro mesi fa a Bagnaia, che la sera del 3 settembre 2015 avrebbe lanciato un razzo fumogeno contro la macchina di santa Rosa, appostato tra la folla assiepata all’angolo di via Vetulonia, subito dopo la mossa di San Sisto. 

Per quello che a tutti gli effetti sembrerebbe essere stato un attentato mancato, Illarionov è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a distanza di quasi tre anni. Nel frattempo i suoi deliri sui social network sono stati attenzionati dagli investigatori del Federal bureau of investigation di Washington, Stati Uniti.

Erano passate da poco le 22 quando ha lanciato il fumogeno contro “Gloria” al suo passaggio. E neanche un’ora dopo il giovane, scappato approfittando del trambusto, avrebbe inviato tramite whatsapp messaggi agli amici del tipo: “Purtroppo non sono riuscito a fare una strage”, “Peccato che il lancio non sia stato perfetto”, “Il fumogeno non si è incendiato in tempo, come avevo previsto”.

È finito in una cella del carcere di Mammagialla lo scorso 12 marzo, quando la Digos ha trovato esplosivo vario nella sua casa a due passi da Villa Lante. 

In carcere, dove si trova da quattro mesi e mezzo, è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare, disposta dal giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato su richiesta della pm Chiara Capezzuto, per quell’episodio di tre anni fa. 

E ieri è stato lo stesso gip Rigato a recarsi presso il penitenziario sulla Teverina per l’interrogatorio di garanzia, cui il giovane non si è sottratto, come avrebbe potuto fare, avvalendosi della facoltà di non rispondere. 

L’interrogatorio si è tenuto presso l’apposita sala riservata ai magistrati, alla presenza della legale Marina Colella, collaboratrice dell’avvocato capitolino Vincenzo Comi, vicepresidente della camera penale di Roma, il cui studio ha assunto la difesa del 24enne. 

“Denis Illarionov ha risposto a tutte le domande – spiega l’avvocato Colella – domande varie e relative alle modalità del fatto, alla condotta, alla personalità dell’indagato. Si è trattato di un interrogatorio molto ampio, a vasto raggio durante il quale il nostro assistito ha tenuto a chiarire e descrivere la sua posizione, non ha taciuto da nessun punto di vista”.

Un fiume in piena, il 24enne, secondo la difesa: “Ha risposto a tutte le domande del gip ed è pronto, qualora all’esito delle indagini dovesse essere sentito dal pm, a rendersi disponibile non solo in relazione ai fatti del 3 settembre 2015, ma in relazione a tutti gli altri fronti per cui è finito nel mirino degli investigatori, americani prima e italiani poi”.

Per la difesa, Illarionov: “Ha chiarito la sua posizione in relazione ai fatti contestati, ha parlato delle condizioni familiari e della sua vita”. 

L’interrogatorio di garanzia si è concluso dopo un’ora e il presunto attentatore di Santa Rosa è stato riaccompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria nella cella che condivide con un altro detenuto. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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