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Maltrattamenti agli animali - Sei mesi ciascuno a moglie e marito denunciati dalla presidente di Federfida su segnalazione di due dipendenti cingalesi

Cuccioli affogati al canile, condannati i gestori

di Silvana Cortignani

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Loredana Pronio - Presidente Feder Fida

Loredana Pronio – Presidente Feder Fida

 
Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati al canile, condannati i gestori. Sei mesi ciascuno a marito e moglie per maltrattamenti agli animali. Erano stati denunciati da due dipendenti cingalesi, che hanno consegnato il video delle uccisioni a un’associazione animalista, la Feder Fida onlus di Roma, la cui presidente, Loredana Pronio, era in aula alla lettura della sentenza.

Il giudice Giacomo Autizi ha condannato in primo grado la coppia al doppio della pena di tre mesi ciascuno chiesta dalla viceprocuratrice onoraria Lidia Pennacchi. 

“Sono soddisfatta, c’erano tutte le prove, non ho mai dubitato che sarebbe finita con una condanna di colpevolezza. Soltanto mi sembravano troppo pochi per l’efferatezza dei fatti contestati la richiesta di tre mesi. Il giudice ha fatto giustizia”, il commento tra le lacrime di commozione della presidente Pronio all’uscita dal tribunale. 

Per l’occasione indossava una maglietta con la scritta: “Più gente conosco e più apprezzo il mio cane”. 

I due coniugi sono stati invece assolti dall’accusa di maltrattamenti per avere tenuto maschi e femmine nelle stesse gabbie, consentendo ad animali interi di accoppiarsi. Il processo ha infatti dimostrato che nel caso dei cani la promiscuità è indispensabile, anche in presenza di bestie non sterilizzate, altrimenti i maschi, sentendo l’odore delle femmine in calore e non potendo sfogare l’istinto, si sbranerebbero tra loro. 

I fatti risalgono al 2012, quando il canile, posto sulla Cassia Sud, rimase sotto sequestro per tre mesi. 

I cingalesi non avrebbero più voluto essere costretti a uccidere i cuccioli nati nel canile perché buddisti, per questo si sarebbero licenziati e avrebbero chiamato gli animalisti. “Abbiamo pensato che un giorno qualcuno lo avrebbe potuto fare a noi e ai nostri figli”, ha spiegato uno di loro in aula. 

I due cingalesi confidarono quello che succedeva nel canile alle tre volontarie animaliste Nunzia Casini, Rita Storri e Paola Vicidomini, che a loro volta si rivolsero alla Feder Fida di Roma. E’ stata poi la presidente Pronio a sporgere denuncia. 

E’ stata lei ad andare in procura, consegnando un video dei presunti abusi. “Si vede una cagna meticcia che cerca di scappare verso una tinozza da dove provengono dei guaiti strazianti. Ci sono i suoi cuccioli che stanno affogando, tenti giù da una bacinella piena d’acqua che fa da tappo”.

Il video l’hanno girato di nascosto col telefonino i dipendenti cingalesi e nelle immagini si vedono anche le carcasse dei cuccioli infilate dentro una busta di plastica e gettate in un cassonetto della spazzatura. 

Sentita davanti al giudice, l’imputata, oggi 76enne, si è difesa dicendo che non ci sarebbe stata convenienza a sopprimere eventuali cucciolate: “Il Comune, una volta svezzati dalle madri, avrebbe dovuto pagare anche per loro”. Ha puntato poi il dito sulla presenza di un solo veterinario della Asl addetto alle sterilizzazioni: “Spesso procedevo a mie spese, in quel periodo l’ho fatto per 5 maschi e 20 femmine”. E ancora: “I cingalesi volevano vendicarsi perché li ho licenziati, non facevano quello che ordinavano e si davano malati mentre lavoravano al nero come giardinieri, l’ha scoperto il mio investigatore privato”.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero ucciso deliberatamente e crudelmente tra i 1200 e i 1400 cuccioli, calcolati sulla base della mancata sterilizzazione delle femmine, che solitamente prolificano due volte all’anno.

I cuccioli sarebbero stati sistematicamente affogati in dei grossi secchi pieni d’acqua. Le carcasse sarebbero poi state messe in sacchi di plastica di uso condominiale e gettate nei cassonetti dei rifiuti urbani.

Silvana Cortignani



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10 luglio, 2018

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