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Fumogeno contro la macchina di santa Rosa - Il 24enne, già segnalato dall'Fbi, rivendicò il gesto su Whatsapp - Il gip nell'ordinanza di custodia cautelare: "Voleva attentare alla sicurezza pubblica"

Il sospetto terrorista Illarionov: “Putroppo non sono riuscito a fare una strage”

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Il 24enne Denis Illarionov

Il 24enne Denis Illarionov

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Viterbo - Lancio del fumogeno a Santa Rosa - La conferenza stampa in procura

Viterbo – Lancio del fumogeno a Santa Rosa – La conferenza stampa in procura

Viterbo - La dirigente della Digos Monia Morelli

Viterbo – La dirigente della Digos Monia Morelli

Il questore Lorenzo Suraci

Viterbo – Il questore Lorenzo Suraci

Viterbo - Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto

Viterbo – Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto

Viterbo – Il rammarico su Whatsapp, in una chat con gli amici. “Purtroppo non sono riuscito a fare una strage. Il fumogeno non si è incendiato in tempo, come invece avevo previsto”. Denis Illarionov lo avrebbe scritto in un messaggio poco dopo aver lanciato un ordigno, dalla forma di un piccolo parallelepipedo, contro la macchina di santa Rosa. Era il 3 settembre del 2015. E fino a oggi l’autore di quel “pericolosissimo gesto anticlericale”, come gli inquirenti lo hanno definito, era rimasto senza nome. I poliziotti della Digos di Viterbo, diretti da Monia Morelli, glielo hanno dato negli ultimi quatto mesi. Perché Denis Illarionov, 24enne italiano ma di origini lettoni, in primavera finisce sotto la lente degli agenti: alla questura di Viterbo era arrivata una segnalazione dall’Fbi su un potenziale terrorista internazionale presente sul territorio viterbese.

La Digos lo individua e il 12 marzo scorso lo arresta per detenzione e fabbricazione di materiale esplosivo. Durante il blitz, nella sua abitazione in via Zuccari, a Bagnaia, i poliziotti gli sequestrano esplosivi, pistole, fucili e tirapugni. Tre chili di nitrato di potassio, polvere pirotecnica e una miscela combustibile creata dall’unione di nitrato di potassio e zucchero. Materiale con cui, secondo gli investigatori, avrebbe potuto fare una strage.

In questi quattro mesi di indagini, la Digos ha analizzato tutti i supporti informatici di Illarionov. “Cinquemila gigabyte di materiale – sottolinea la dirigente Morelli -, passati al vaglio con attenzione e minuzia”. E in una chat Whatsapp di tre anni fa si imbattono in messaggi da cui risulta che il 24enne è colui che aveva scagliato il fumogeno contro la macchina di santa Rosa il 3 settembre del 2015. “Un gesto – evidenzia Morelli – che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime, se tutto fosse andato come nei piani di Illarionov. Ma, come lui stesso ha scritto a degli amici, l’ordigno non si è incendiato in tempo. Ovvero, durante il tragitto verso la macchina di santa Rosa. E se ne rammarica. Ma comunque si vanta del gesto, condividendo i video in cui si vede una nuvola di fumo altissima e densissima alzarsi in aria”.

Questa mattina gli agenti hanno notificato al 24enne una nuova misura di custodia cautelare. Gliel’hanno notificata in carcere, dov’è già detenuto. Per il gip, Illarionov avrebbe voluto “attentare alla sicurezza pubblica”, oltre ad aver procurato “panico” tra chi assisteva al trasporto del 3 settembre. “Quell’episodio destò clamore – ricorda il questore di Viterbo, Lorenzo Suraci -. Perché tutte le piazze e le vie del centro storico erano colme. Sorprese anche me, perché mai mi sarei aspetto che qualcuno potesse utilizzare un fumogeno durante un evento religioso. E che poi potesse scagliarlo contro la macchina di santa Rosa. Ma da quella sera le misure di sicurezza sono state implementate, così da scongiurare episodi simili”.

Il procuratore capo di Viterbo, Paolo Auriemma, a cui i fascicoli su Illarionov sono intestati insieme al sostituto Chiara Capezzuto, ha sottolineato come “l’attività di prevenzione e repressione dei poliziotti della Digos ha permesso di non fermare le indagini sull’indagato. Da marzo, la sua storia è stata approfondita. Gli agenti sono tornati indietro nel tempo, ricostruendo anche fatti remoti. Arrivando poi all’episodio del 3 settembre del 2015”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 luglio, 2018

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