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Il lancio del fumogeno, gli sms agli amici e la fuga…

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Denis Illarionov [3]

Denis Illarionov

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno [4]

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno [5]

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Trasporto della macchina di santa Rosa - Il fumogeno lanciato all'inizio di via Garibaldi [6]

Trasporto della macchina di santa Rosa – Il fumogeno lanciato all’inizio di via Garibaldi

Viterbo - Polizia - L'arresto di Denis Illarionov - Le armi, gli ordigni e l'esplosivo sequestrati [7]

Viterbo – Polizia – L’arresto di Denis Illarionov – Le armi, gli ordigni e l’esplosivo sequestrati

Il 24enne Denis Illarionov su Instagram [8]

Denis Illarionov su Instagram

Viterbo – Il 3 settembre del 2015 è ancora scalfito nella mente dei viterbesi. Non solo perché Gloria, la macchina di santa Rosa di Raffaele Ascenzi, si mostrò per la prima volta in tutto il suo splendore. Ma perché quella sera fu una delle più violente che la città ricordi. Prima, durante e dopo il trasporto. Da una bottiglia giù da un balcone, a un fumogeno contro quel campanile di trenta metri. Dall’aggressione al consigliere comunale Gianluca Grancini, alla rissa in piazza del Gesù alle 2 di notte.

Per la bottiglia, che è caduta nel vuoto a San Sisto e ha ferito tre spettatori, una persona è stata subito denunciata per lesioni colpose. Il vetro non è stato lanciato, ma è precipitato accidentalmente. Denunciato a stretto giro anche l’aggressore del consigliere comunale Grancini. E a stretto giro è stato identificato pure il gruppetto, tra cui ultrà della Viterbese e del Latina, che diede vita a un quarto d’ora di follia a piazza del Gesù. Botte. Ma anche lanci di sedie, tavoli, bottiglie e persino di un passeggino. Due i feriti, tra cui un 50enne a cui è stato quasi reciso un orecchio.

Ma il puzzle di quella sera così agitata non era completo. Il questore Lorenzo Suraci, all’epoca, dichiarò di aver “chiarito il novanta percento delle situazioni che si erano verificate”. Perché all’appello mancava ancora il nome di chi scagliò l’ordigno incendiario contro la macchina di santa Rosa. Il questore non escluse un possibile “collegamento” con i due fumogeni, sempre rossi, che dei tifosi accesero a piazza del Gesù. Ma tre anni dopo è stato scoperto che così non fu. Il tassello mancante è stato trovato nei quattro mesi appena trascorsi. Mentre i poliziotti della Digos di Viterbo svisceravano il passato di Denis Illarionov, il 24enne che l’Fbi segnalò come potenziale terrorista. In cella dal 12 marzo scorso, perché nella sua casa a Bagnaia gli agenti trovarono esplosivi, pistole, fucili e tirapugni, ieri è stato raggiunto da una nuova ordinanza d’arresto. Fu lui, da solo, il 3 settembre del 2015 a tirare l’ordigno contro Gloria.

Quella sera il “Sollevate e fermi” del capofacchino Sandro Rossi risuonò intorno alle 22. La macchina comincia a muoversi. Ma non percorre nemmeno cinquanta metri che da via Vetulonia parte un fumogeno. L’obiettivo è chiaro. Gloria, che in quel momento si trova su via Garibaldi. Sono le 22,07. Un minuto dopo Illarionov invia un messaggio Whatsapp a un gruppo di amici: “Fatto”. Poco prima li aveva inviatati a seguire il lancio in diretta tv. Il 24enne, che nel 2015 di anni ne aveva 21, si dà alla fuga. Due spettatori gli corrono dietro, ma all’altezza di porta della Verità lo perdono. E, fino a poche settimane fa, di quel ragazzo gli investigatori avevano in mano solo una descrizione: alto più di un metro e ottanta, fisico atletico e con indosso un cappellino, una maglietta e dei pantaloni sicuri. Simili a quelli di una tuta.

Un identikit, ma nessun nome. Finché tra i cinquemila gigabyte di materiale informatico che stanno passando al vaglio nell’indagine per fabbricazione e detenzione di materie esplodenti, i poliziotti della Digos non si imbattono in una chat dai messaggi inquietanti. Alle 22,50 del 3 settembre 2015 Illarionov scrive: “Il mattone (così avrebbe chiamato il fumogeno, ndr) ha preso bene, ma non si è incendiato in tempo e purtroppo non sono riuscito a fare una strage”. L’ordigno, dalla forma di un piccolo parallelepipedo, fortunatamente non colpisce la macchina, ma sbatte sulla saracinesca che si trova di fronte la traversa da cui è partito. Il 24enne è rammaricato. Ma poi, compiaciuto, aggiunge: “Ho comunque creato un gran scompiglio”. Il fumogeno, infatti, si accende a terra e sprigiona una densa e alta nuvola di fumo.

Il gip Francesco Rigato nell’ordinanza d’arresto parla di “attentato alla sicurezza pubblica”, che provocò “panico e caos tra la popolazione”. Il questore Suraci lo definisce un gesto “inutile e folle, che destò clamore”. Perché Illarionov l’abbia commesso dovrà spiegarlo, sempre se non vorrà trincerarsi nel silenzio, al giudice per le indagini preliminari durante l’interrogatorio di garanzia previsto per le prossime ore. Per la dirigente della Digos Monia Morelli è stato “un pericolosissimo gesto ad alto impatto visivo, nazionale e internazionale. Nonché blasfemo e anticlericale”.

Che il 24enne si opponesse alla chiesa, gli investigatori se ne erano già accorti a marzo. I suoi profili social, dove si faceva chiamare papa_maialetto_xvi, erano zeppi di commenti e immagini blasfeme. Ma anche di vignette che ritraevano bambini fatti saltare in aria. “È ora di ammazzare i bimbi dell’asilo – tuonava -. School shooting”. Ovvero, sparatoria a scuola. E si era immortalato in foto mentre impugnava una pistola. O mentre stringeva ordigni esplosivi. Poi i commenti in cui elogiava gli autori di stragi compiute negli Stati Uniti. O in cui inneggiava a Sayfullo Saipov, l’estremista islamico che lo scorso Halloween con un pickup ha seminato morte su una pista ciclabile di New York.

Tra fine marzo e inizio aprile l’inchiesta su Illarionov è passata dalla procura di Viterbo a quella di Roma, con il pool antiterrorismo che doveva capire se il 24enne fosse o meno affiliato ad associazioni sovversive. “Il fascicolo ci è stato però restituito”, svela il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma. “Illarionov non è un terrorista né risulta avere collegamenti con l’Isis”, chiarisce il dirigente del servizio antiterrorismo Fabio Berrilli. E le indagini sul 24enne possono considerarsi concluse. Gli inquirenti lo bollano come un “pericoloso emulatore, un pericoloso esibizionista”.

Per l’episodio del 3 settembre 2015, Illarionov, italiano ma di origini lettoni e trasferitosi a Viterbo da bambino, è l’unico indagato. Ma i poliziotti della Digos, che hanno condotto le indagini, hanno identificato e segnalato alla procura anche gli amici a cui avrebbe mandato i messaggi Whatsapp. Non solo perché non hanno impedito il lancio del fumogeno, ma anche perché non hanno mai denunciato il gesto.

Raffaele Strocchia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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