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Tribunale - Orte - "Non è vero, sono io la vittima", si difende il militare si difende - Il comandante: "Ha usato l'archivio per motivi non istituzionali"

Maresciallo spia l’ex moglie sulla banca dati dei carabinieri…

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Carabinieri

Carabinieri

 

L'avvocato Carlo Taormina

L’avvocato Carlo Taormina

Orte – Accusato di intrufolarsi nella banca dati dei carabinieri per spiare dati sensibili della ex moglie, con la quale era in corso una turbolenta separazione, finisce sotto processo l’ex vicecomandante della stazione di Orte. 

I presunti accessi fuorilegge del maresciallo al sistema risalgono al 26 aprile e al 7 maggio 2012.

Da allora sono passati sei anni e il processo, dopo l’ennesima girandola di magistrati, è ripreso nei giorni scorsi davanti al giudice Elisabetta Massini, che ha sentito come testimone il comandante, a sua volta denunciato dall’ex sottoposto per calunnia, un procedimento per il quale è stata chiesta l’archiviazione. 

“Mi sono limitato a inviare un’informativa alla procura contestando l’uso dell’archivio automatizzato per motivi privati e non istituzionali, per fare ricerche sul nominativo suo e della moglie, con cui era in dissidio, non per ragioni investigative. L’informativa è stata un atto dovuto, in seguito alla conferma di nominativi, date e orari riscontrata dal Ced, cui mi sono rivolto dopo le annotazioni di tre diversi sottoposti”, ha spiegato il comandante Sandro Lo Giudice. 

L’imputato, abilitato all’accesso alla banca dati per motivi di servizio, si sarebbe lamentato coi colleghi per dati errati che riguardavano la vicenda sua e della ex moglie, i quali avevano entrambi presentato reciproche querele presso la stazione di Orte, intimando che venissero rettificati. 

Proprio a causa delle beghe sorte con la separazione, l’attuale imputato, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, nel frattempo si era messo in malattia e aveva chiesto di essere mandato altrove, ottenendo il trasferimento alla stazione di Vasanello. 

Lo ha ricordato lui stesso, rilasciando anche davanti al nuovo giudice, per la seconda volta, le stesse spontanee dichiarazioni.

“Chiesi di andare a Vasanello a causa delle continue querele sporte da mia moglie nei miei confronti. Ma gli accessi alla banca dati non c’entrano con la nostra separazione, li ho fatti per ragioni di servizio. Siccome ero stato trasferito, ma ero in malattia, ho dovuto fare due accessi, uno per registrare le nuove credenziali, il secondo, un mese dopo, per non perderle, come succede se non si usano. Così, digitando a caso il mio nome, per vedere se tutto funzionava bene, ho scoperto querele inesatte a mio carico, con ascritti reati mai contestati, ovvero la calunnia. Ho pensato a un errore e sono andato alla mia ex caserma, a Orte, per dire al comandante di inserire i dati corretti. Lui non c’era, così l’ho detto ai colleghi”.

Prima che lo bloccassero, essendo la caserma un sito militare, l’imputato avrebbe anche tentato di scattare delle foto del citofono fuori la porta del suo ex ufficio, dove qualche bontempone aveva scritto “fu” a fianco del suo nome.

“Una scritta offensiva, in un luogo aperto al pubblico, in un posto dove tutti mi conoscevano, in quanto fino a poco prima ero stato il vicecomandante. Non volevo carpire dati sensibili della mia ex, non ho divulgato niente. Sono io la vittima. Sotto processo da sei anni”, ha detto l’imputato al giudice. 

Per la sentenza c’è da aspettare. Il processo riprenderà in autunno.

Silvana Cortignani


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9 luglio, 2018

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