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Viterbo - Comune - Un mese d'amministrazione Arena - Impietoso bilancio di Chiara Frontini: giunta a 9, consigli senza numero legale, commissioni saltate, scontri tra partiti

“Da Michelini ad Arena, dalla padella alla brace”

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Letizia Chiatti, Chiara Frontini, Patrizia Notaristefano e Alfonso Antoniozzi

Letizia Chiatti, Chiara Frontini, Patrizia Notaristefano e Alfonso Antoniozzi

Chiara Frontini e Patrizia Notaristefano

Chiara Frontini e Patrizia Notaristefano

Chiara Frontini, Patrizia Notaristefano e Alfonso Antoniozzi

Letizia Chiatti, Chiara Frontini, Patrizia Notaristefano e Alfonso Antoniozzi

Viterbo – (g.f.) – “Da Michelini ad Arena, dalla padella alla brace”. Chiara Frontini (Viterbo 2020) ha aspettato un mese prima d’esporsi direttamente verso l’amministrazione Giovanni Arena.

Trascorso un periodo congruo e a fronte del nulla, unito ai problemi della coalizione al governo, nel giardino di palazzo dei Priori, con gli altri consiglieri del gruppo, prova a svegliare dal torpore il sindaco e i suoi.

“Dopo un mese, nessun cambio di passo – spiega Frontini – all’ultimo giorno possibile hanno formato la giunta col massimo di assessori consentito. Al primo consiglio comunale, dove solitamente si è animati dalle migliori intenzioni, è mancato pure il numero legale. Ieri, lo scontro per la presidenza in quarta commissione ha visto opporsi due candidati di altrettanti partiti di maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia. Poi è saltata la prima commissione”.

Oggi, il gran finale: “È saltata pure la quinta commissione e ricordo che la terza era stata sconvocata. La maggioranza non è in grado nemmeno di far partire i lavori dell’amministrazione”. Non è secondaria la mancata nomina di presidenti e vice. “Se le commissioni non sono regolarmente formate – spiega Alfonso Antoniozzi – i lavori non possono partire”.

Scontri interni al centrodestra hanno impedito d’arrivare a un’intesa sui nomi. Il clima pare tutt’altro che sereno. “Speravamo in un cambio di passo – sostiene Frontini – invece da Michelini ad Arena siamo passati dalla padella alla brace e per il bene della città, speriamo che non peggiori ancora”.

Un grido di dolore: “Ci sono risposte da dare a urgenze ed emergenze, questo non è il governo che ci aspettavamo, da chi si candidava, visti i precedenti intrisi d’immobilismo e partitocrazia, con l’intenzione di voltare pagina. Stanno facendo peggio”. Intanto, il risultato minimo, nominare le presidenze in commissione, è saltato. Tre su cinque sono ancora vacanti.

“Quando mi sono candidato – ricorda Antoniozzi – mi hanno spiegato che amministrare è diverso dal fare teatro. È vero. Anche nel teatro ci scanniamo, ma dietro le quinte. Non usciamo finché non si trova una soluzione.

Qui, pare che il risultato finale, l’obiettivo da raggiungere, ogni volta si deve inchinare ad altro. È come se in teatro lo spettacolo dovesse sottostare all’idea del costumista, anziché mettere al primo posto l’allestimento migliore”.

Viterbo 2020 è orientato a un’opposizione costruttiva. “Me lo ha chiesto qualche esponente di maggioranza – svela Antoniozzi – ma tanto, l’opposizione distruttiva se la fanno da soli. Noi stiamo assistendo impotenti. Pure avessimo voluto fare un’opposizione distruttiva, arrivando avremmo trovato il lavoro già fatto”.

Con il centrodestra a palazzo dei Priori si sta verificando quanto Chiara Frontini aveva previsto in campagna elettorale: “Con noi al governo – spiega Frontini – si sarebbe scontata un’iniziale inesperienza, ma noi siamo uniti e coesi. Avevamo la giunta pronta, non avremmo avuto problemi per le commissioni, i criteri li avevamo già scelti.

Io avevo avvertito il rischio di un centrodestra ostaggio di dinamiche interne ai partiti di maggioranza e che inevitabilmente avrebbero bloccato il governo della città”.


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27 luglio, 2018

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