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Tribunale - Bancarotta della Piano Alto - Parla la commercialista - Dall'accordo di non concorrenza col Theatrò ai buchi del Protocollo Perfidia, il processo entra nel vivo

“Moltoni ha pagato gli effetti della precedente gestione della discoteca”

di Silvana Cortignani
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Chicco Moltoni

Chicco Moltoni – A processo per la bancarotta del Perfidia

 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis – Difende l’imputato

Viterbo – “Moltoni ha pagato gli effetti della precedente gestione della discoteca”. Un assist prezioso per Chicco Moltoni che fa entrare nel vivo il processo in cui l’esponente politico viterbese è imputato per la bancarotta del Perfidia. 

Un assist giunto dalla prima testimone dell’accusa, la commercialista Alessandra Basile, curatore della Piano Alto srl, sentita nelle vesti di parte offesa.

La società, dichiarata fallita il 5 dicembre 2012, si è costituita parte civile con l’avvocato Marina Bernini nel procedimento in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. Al suo attivo, attualmente, al netto dei pagamenti ai creditori, circa 50mila euro, mentre il passivo ammonta a circa un milione e 100mila euro.

La professionista ha ricostruito le vicende della discoteca inaugurata nell’ottobre 2009 a Ponte di Cetti e attiva fino a gennaio del 2012 nei locali situati sulla Cassia Sud. 

“Era gestita dalla Piano Alto srl, nata con quattro soci, che poi sono aumentati col frazionamento delle quote. Le prime due stagioni, la 2009-2010 e la 2010-2011 sono andate bene, poi nell’estate del 2011 sono cominciati i dissidi tra i soci che hanno portato alla messa in liquidazione e al fallimento, data l’impossibilità di un accordo per un concordato preventivo”, ha spiegato la testimone. 

“Moltoni era da pochi giorni amministratore unico quando, il 17 gennaio 2012, è stato allegato nel verbale d’assemblea un documento, detto ‘Protocollo Perfidia’, dal quale sono emerse discrepanze con i versamenti bancari effettuati. Erano contati gli ingressi e i ricavi. Ebbene, per la stagione 2009-2010 c’era una differenza di 724mila euro. Per il 2010-2011 di 807mila euro. Da settembre 2011 a gennaio 2012 di 324mila euro”, ha proseguito.

“Nel frattempo la Piano Alto srl aveva fatto un ‘accordo di non concorrenza’ con un’altra società che gestiva un’altra discoteca, dalla parte opposta della città, in base al quale il Perfidia avrebbe ricevuto seimila euro per ogni serata che sarebbe rimasto chiuso in concomitanza con l’apertura del Theatrò. L’accordo prevedeva quattro serate, per una somma complessiva di 24mila euro, tra fine gennaio e febbraio, con la possibilità di reiterare. Ma finì lì, forse perché nel frattempo il Theatrò aveva fidelizzato la clientela e non aveva più interesse a pagare un’altra discoteca perché stesse chiusa”, ha spiegato ancora la commercialista.

L’era Moltoni si è chiusa il 17 maggio 2012 con la messa in liquidazione. “Ma Moltoni già a marzo aveva espresso la volontà di rinunciare ed essere sostituito. Solo che i soci non hanno trovato l’accordo, né un’altra persona, per cui è rimasto in carica fino all’arrivo del liquidatore Alessio Rossetti”.

Alla pm Eliana Dolce e al difensore Samuele De Santis, ha poi detto: “La gestione Moltoni ha pagato gli effetti della gestione precedente. Ma Moltoni era presente all’assemblea del 17 gennaio 2012, quando il suo predecessore ha illustrato incassi, versamenti e debiti al 30 dicembre 2011″. “. 

“Nei primi mesi del 2012 – ha quindi spiegato – ci sono stati 24 prelievi in contanti, ai limiti dell’antiriciclaggio, per somme attorno ai 900 euro ciascuno. Al saldo cassa non sono stati riconsegnati 27mila euro, il saldo era di 57 euro”.

Si torna in aula il 5 febbraio 2019. 

Silvana Cortignani

 

 

 


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4 luglio, 2018

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