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Viterbo - Vincenzo Ceniti sulla direttrice artistica del Consorzio teatro Tuscia che organizza da 15 anni gli spettacoli nonostante le difficoltà

“Patrizia Natale è la decima musa di Ferento”

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Vincenzo Ceniti

Vincenzo Ceniti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Patrizia Natale è la decima musa di Ferento.

Le altre nove sono in mostra al museo archeologico di Viterbo presso la Rocca Albornoz.

Lei – che chiameremo la dea della Perseveranza – è invece ancora sul campo tra le antiche pietre dell’antica città per allestire ogni anno, da circa quindici anni, una stagione teatrale all’altezza delle nobili tradizioni.

Lo fa per orgoglio, passione, voglia di fare e grande professionalità. Non sarà figlia di Zeus, come le sue consorelle, ma in quanto a pragmatismo e concretezza non è seconda a nessuno. Anche quest’anno ci è riuscita.

Considerati i fondi limitati, gli inevitabili stop per il rinnovo del consiglio comunale di Viterbo, l’aumento dei costi, le difficoltà di incrociare le compagine e gli attori impegnanti nelle varie arene estive d’Italia, quello che fa ha del miracoloso.

Lasciamo ad altri il commento del programma con avvio sabato prossimo e diamo invece uno sguardo al palmares di Ferento, tra le eccellenze monumentali della città dei papi che grazie alla preziosa collaborazione dell’Archeotuscia, si presenta oggi maggiormente fruibile alle tante richieste di visita. La sua utilizzazione viene da lontano, da oltre mezzo secolo. 

Fiaccola etrusca

Tutto cominciò la sera del 22 luglio 1960 con la manifestazione per l’arrivo a Ferento della fiaccola etrusca, in concomitanza con le Olimpiadi di Roma. Per l’occasione la cavea del Teatro venne completamente sterrata e ripulita, le gradinate livellate e le arcate messe in sicurezza. Sugli spalti si contavano quella sera 1300 spettatori pronti alla standing ovation per la più importante performance culturale-sportiva a Viterbo del dopoguerra, voluta soprattutto da Renzo Javarone, allora gestore del Caffè Schenardi ed animatore degli “Amici del Sabato sera”.

In attesa che il tedoforo facesse il suo ingresso nell’emiciclo, sul palco si esibiva il Corpo di Ballo romano di Villa Giulia in due coreografie: “Evocazione Etrusca” e “Giuochi”. In platea sedevano l’ambasciatore Usa in Italia James David Zellerbach con alcuni rappresentanti del corpo diplomatico, autorità locali e giornalisti di varie testate nazionali ed estere.

L’organizzazione portava la firma dell’Ente Provinciale per il Turismo, presieduto allora da Giuseppe Benigni e coadiuvato dal direttore Michele Ceniti, in tandem con il Comune di Viterbo guidato dal sindaco Domenico Smargiassi affiancato, per l’occasione, dall’assessore al Turismo Ferruccio Gatta.

Truculentus vietato ai minori

Ferento superò, così, il battesimo del debutto e si avviò a diventare il teatro estivo non solo dei viterbesi, ma anche dei molti forestieri che d’estate frequentavano i colli Cimini e le rive del lago di Bolsena. C’era ancora però molto da fare: la strada di accesso non era asfaltata (verrà completata dalla Provincia nel 1964), mancavano i parcheggi, una fontana, i gabinetti e un punto di ristoro.

L’anno dopo, nel 1961, Comune e Ept misero in scena “I Persiani” di Eschilo e nel 1962 due commedie di Plauto “Anfitrione” (con Arnoldo Foà) e “Truculentus” che a sorpresa venne vietato ai minori di 18 anni. Biglietto d’ingresso intorno a lire 500/600. Nel 1963 fu la volta della “Fanciulla di Andro” di Terenzio con Anna Teresa Eugeni e Guido de Salvi.

Nel 1964 ci fu la novità di una proiezione di due film storici “Annibale” e “Costantino il Grande” e di un documentario del Cine Club di Viterbo. Si rappresentarono, poi, “L’Eunuco” di Terenzio” e “La Commedia degli schiavi” (riduzione teatrale di M. Mariani”). L’anno dopo, nel 1965, venne messa in scena “Elettra” di Sofocle con Valentina Fortunato.

Le tragedie-commedie romane e greche, cui venivano dedicati i primi cartelloni, stavano diventando sempre più familiari per i viterbesi e facevano da pendant alle tradizionali opere liriche che si allestivano all’Unione.

Nei primi anni Sessanta gli spettacoli estivi a Ferento ancora non assurgevano però a dignità di “Stagione teatrale”. Le rappresentazioni erano organizzate all’ultimo momento, con pochi fondi, senza un adeguata propaganda. .

Gli spettacolo diventano “Stagione”

Dal 1966 al 1970 si registrò addirittura un lungo stop dovuto a vari motivi, ma soprattutto a carenza di mezzi finanziari.
La svolta avvenne nel 1971, quando si interessò del Teatro di Ferento Licinio Marcoaldi, eclettico presidente dell’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo di Viterbo istituita nel 1969, validamente assistito dal direttore Mario Savelli. Con loro due il Teatro romano fece un salto di qualità, soprattutto strutturale e mediatico.

Si allestirono alcuni servizi di scena (camerini soprattutto), si crearono parcheggi, si sistemò la strada di accesso e il cartellone si aprì ad altre forme di spettacolo, come la musica classica, la lirica, le operette, il balletto e il varietà che fecero aumentare le presenze.

Tra le gradinate si sentiva sempre più frequentemente parlare inglese, francese, tedesco e olandese, specialmente quando sul palco c’era la buona musica. La collaborazione del Comune e della Provincia si fece sempre più costante e spesso decisiva. L’Aacst, con altri presidenti succeduti a Marcoaldi (che lasciò l’incarico nel 1974) continuò nel lavoro di organizzazione e di allestimento della “Stagione” che dal 1998 venne assunta dall’Apt, nuovo ente turistico sorto dalla fusione tra l’Ept e l’Azienda Autonoma di Turismo.

Dal 2003 al 2018 (la storia è di oggi) la gestione artistica della stagione teatrale estiva di Ferento è stata affidata al Consorzio Teatrale Tuscia diretto da Patrizia Natale che ha potuto contare inizialmente sull’apporto dell’Apt e, successivamente, di Comune e Provincia.

Albo d’oro di rango
L’albo d’oro è nutrito e autorevole e vale la pena di sfogliarlo. Sul palco di Ferento, in oltre mezzo secolo, si sono esibiti attori, star del varietà, musicisti, cantanti e ballerini di alto livello. Farà piacere ai lettori vedere elencati alcuni nomi.

Luigi Vannucchi, Valentina Fortunato, Arnoldo Foà, Sergio Fantoni, Bianca Toccafondi, Carlo Hintermann, Antonio Salines, Carmelo Bene, Osvaldo Ruggeri, Marina Malfatti, Aldo Reggiani, Lauretta Masiero, Paola Borboni, Ida Di Benedetto, Nando Gazzolo, Carlo e Aldo Giuffrè, Luca e Luigi De Filippo, Antonio Casagrande, Gianrico Tedeschi, Mario Carotenuto, Massimo Dapporto, Paolo Ferrari, Carlo Croccolo, Didi Perego, Isabella Biagini, Renzo Montagnani, Miranda Martino,Valeria Valeri, Fiorenzo Fiorentini, Elisabetta Gardini, Paola Pitagora, Flavio Bucci, Mariano Reggillo, Ivano Staccioli, Giustino Durano, Alessandro Ninchi, Silvano Spaccesi, Tato Russo, Ernesto Calindri, Paola Quattrini, Ugo Pagliai, Paola Gassman, Oreste Lionello, Ninetto Davoli, Maurizio Micheli, Luca Barbareschi, Sebastiano Somma, Renato de Carmine, Orso Maria Guerrini, Massimo Venturiello, Marina Suma, Paola Tedesco, Francesco Salvi, Lucrezia Lante della Rovere, Mario Scaccia, Raf Vallone, Giorgio Albertazzi, Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Pamela Villoresi, Michele Placido, Anna Mazzamauro, Lando Buzzanca, Massimo Ranieri, Gianni Morandi, Enrico Brignano, Renzo Arbore e molti altri ancora.

Presente anche l’opera lirica con Aida, La Vestale, Tosca, Rigoletto, Don Pasquale, Traviata, l’operetta (Il Paese dei Campanelli), la musica classica (Uto Ughi, Orchestra da Camera di Santa Cecilia, Bruno Canino) e il balletto, sia classico (Raffaele Paganini), che moderno.(Compagnia di Flamenco di Josè Greco).

Il Gran Varietà annovera vedette e complessi di tutto rispetto, da Rocky Roberts a Gianni Morandi, Corrado Mantoni, i Dik Dik, Ric e Gian, la Premiata Ditta, Nino Manfredi, Tullio Solenghi, Enrico Brignano, Renzo Arbore e numerosi altri..

Vincenzo Ceniti

12 luglio, 2018

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