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Tribunale - Maxiprocesso usura - Saranno sbobinate tutte le conversazioni registrate di nascosto da un imprenditore 57enne che accusa 15 imputati, tra cui parenti e amici

In una spy pen le prove contro gli strozzini…

di Silvana Cortignani

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – In una spy-pen le prove dell’usura. Saranno sbobinate e trascritte tutte le conversazioni registrate di nascosto dalla presunta vittima di quindici presunti strozzini.

Finiti tutti a processo a distanza di otto anni dal clamoroso blitz della guardia di finanza sfociato nel 2010 in tredici arresti concentrati tra Viterbo, Vignanello, Canepina, Civita Castellana e Terni. 

Lo ha deciso martedì il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, accogliendo la richiesta della difesa di trascrivere non solo il contenuto delle 8 microcassette di cui il pm ha chiesto l’ammissione tra le prove, ma anche di un nono supporto, un dvd, motivata dal fatto che si tratta di registrazioni prodotte da un privato. 

Non è stata invece accolta l’ulteriore richiesta di disporre una perizia tecnica d’ufficio per valutare l’autenticità dei contenuti, visto che non sono frutto dell’attività di organi di polizia giudiziaria. Per tutti ha parlato il difensore Remigio Sicilia, che ha presentato una memoria: “Non sappiamo se ci sono pause, restart, modifiche del nastro. Per sapere se c’è continuità, alterazioni, eccetera, serve una valutazione tecnica super partes”, ha detto il legale.

No alla perizia, ma il perito dovrà segnalare eventuali “interruzioni non giustificate dal termine delle conversazioni o da motivi tecnici”. 

Saliti agli onori della cronaca come la “banda dei canepinesi”, i quindici imputati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all’usura, aggravata dallo stato di indigenza dell’unica vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Antonio Rizzello.

Quindici usurai e un’unica vittima, un imprenditore edile oggi 57enne che, tra il 2005 e il 2006, angosciato dalla crisi economica, avrebbe iniziato a chiedere prestiti prima ai familiari, poi agli amici, infine ai malviventi.

Fino a quando, tallonato dagli strozzini, non ha annunciato le sue intenzioni suicide in una lettera inviata a un finanziere, facendo scattare l’inchiesta col suo allarme. 

Tutto sarebbe partito da un prestito di 6mila euro in cambio di 10mila. Tra gli imputati, ben otto dei quali di Canepina, anche i fratelli Alberto e Augusto Corso, della Ortofrutta Cimina, cugini della parte civile. arrestati nuovamente tre anni dopo, nel 2013, stavolta in odore di ‘ndrangheta. nella maxi operazione El Dorado della procura antimafia di Reggio Calabria: Augusto ne è uscito assolto, Alberto è stato condannato a 10 anni in primo grado e a 9 anni in appello per associazione mafiosa. Le sentenze sono state acquisite agli atti.

“Ero finito in un pozzo senza fondo. Mi minacciavano di morte, di dire tutto a mia moglie, si sono presi il Maggiolone di mio figlio, mi hanno costretto a firmare cambiali in bianco, a fare false fatturazioni”, da detto la presunta vittima durante un altro processo, a carico di due coppie di coniugi – due marmisti di Soriano nel Cimino e le rispettive mogli – anch’essi accusati di usura nell’ambito di un altro filone della stessa inchiesta. 

“Mi hanno tolto la voglia di vivere”, ha detto in aula il 57enne, ripercorrendo l’intera vicenda. 

In una spy-pen le prove dello strozzinaggio. Una finta penna a sfera dotata di registratore audio e telecamera sul cappuccio portata nel taschino dall’imprenditore 57enne, che l’avrebbe comprata di sua iniziativa, per dimostrare ai finanzieri che diceva il vero, dopo aver denunciato i marmisti.

Per le difese gli imputati si sarebbero al più limitati a cambiare assegni, in un caso a comprare oro dalla presunta vittima, la cui impresa dal 2006 avrebbe cominciato a risentire della crisi. Secondo l’accusa, avrebbero chiesto interessi fino al 180%, per prestiti da 10-12mila euro.

Il processo entrerà nel vivo l’8 gennaio 2019. 

Silvana Cortignani


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7 luglio, 2018

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