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Cronaca - I giovani stanno tutti bene, il più grave ha un principio di polmonite

Thailandia, le immagini dei ragazzi in ospedale

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Thailandia, i ragazzi in ospedale

Thailandia, i ragazzi in ospedale

Thailandia, i ragazzi in ospedale

Thailandia, i ragazzi in ospedale

Thailandia, i ragazzi in ospedale

Thailandia, i ragazzi in ospedale

Chiang Rai – Saluti alle telecamere, dita in segno di vittoria, addirittura un gesto da rocker duro. Nonostante la bocca coperta dalle mascherine, c’è da immaginare che sui volti dei dodici ragazzi estratti vivi dopo oltre quindici giorni di prigionia nella grotta Tham Luang ci siano stampati enormi sorrisi.

Le immagini diffuse dalle autorità thailandesi mostrano i giovani distesi su un letto d’ospedale, amorevolmente accuditi e in condizioni di salute relativamente buone.

I ragazzi, che formavano una squadra di calcio ed erano rimasti intrappolati nelle viscere della montagna insieme al loro allenatore, saranno trattenuti in ospedale ancora per qualche giorno, per rimettersi in forze dopo il lunghissimo sforzo fisico e mentale patito dentro la grotta. 

Per questo motivo non potranno accettare l’invito della Fifa, che aveva riservato loro un posto d’onore allo stadio Luzniki di Mosca, per assistere alla finale dei mondiali di calcio di domenica. Ma lo sport è comunque con loro e lo ha dimostrato ieri sera Paul Pogba, centrocampista della Francia, che ha dedicato ai ragazzi di Tham Luang la vittoria dei bleus nella semifinale contro il Belgio. 

Il quadro clinico, come hanno già spiegato i medici subito dopo l’estrazione dai cunicoli della montagna, è sostanzialmente buono e tutti i giovani recupereranno in fretta le condizioni ottimali. Il più grave del gruppo ha contratto un principio di polmonite, ma anche per lui non ci sono preoccupazioni serie.

“Non sappiamo se è stata scienza oppure un miracolo” avevano commentato i soccorritori thailandesi dopo aver estratto vivo l’ultimo prigioniero dalla grotta, l’allenatore dei ragazzi. Sicuramente è stato un capolavoro d’ingegno, forza di volontà e spirito di solidarietà tutti umani, ma anche il destino, o qualcuno per lui, ci ha messo lo zampino.

Subito dopo il recupero dell’ultimo prigioniero, infatti, hanno ceduto le pompe idrovore che fino a quel momento avevano tenuto basso il livello dell’acqua dentro i cunicoli, consentendo ai soccorritori di arrivare fino al punto in cui erano intrappolati i ragazzi e il loro allenatore. Se la rottura si fosse verificata prima, molto probabilmente per il gruppo non ci sarebbe stato nulla da fare.

11 luglio, 2018

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