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Tribunale - Lago di Vico - Si difendono in aula gli ex sindaci Cuzzoli e Sangiorgi accusati di non aver fatto abbastanza per tutelare la salute della popolazione

“Abbiamo vietato l’uso potabile dell’acqua quando non era necessario”

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Massimo Sangiorgi

Massimo Sangiorgi

 

Alessandro Cuzzoli

Alessandro Cuzzoli

Viterbo – Assolti lo scorso 9 maggio dall’accusa di disastro ambientale, gli ex sindaci di Ronciglione e Caprarola sono comparsi ancora una volta ieri davanti al collegio nelle vesti di imputati, sempre nell’ambito del processo scaturito dalla maxinchiesta sul presunto avvelenamento del lago di Vico.

“Abbiamo vietato l’uso potabile dell’acqua quando non era necessario”, hanno sottolineato Massimo Sangiorgi e Alessandro Cuzzoli.

Assolti due mesi fa dall’accusa più pesante, quella di disastro ambientale, gli ex sindaci sarebbero colpevoli, secondo l’accusa, di non avere adottato, tra il 2007 e il 2011, tutti i provvedimenti utili a scongiurare l’inquinamento delle acque e a salvaguardare la salute della popolazione. 

Per la prima volta Sangiorgi e Cuzzoli, sindaci di Ronciglione dal 2007 al 2012 e di Caprarola dal 2001 al 2011, hanno potuto fornire ai giudici la propria versione, difendendo con forza le scelte compiute dalle rispettive amministrazioni. Sono difesi dagli avvocati Antonello Stella e Luca Chiodi.

“Al primo posto la salute dei cittadini”, hanno detto e ripetuto più volte, rivendicando azioni volte alla tutela della salute dei cittadini e delle acque del lago di Vico. 

A Ronciglione la “bomba” è esplosa nel 2007, quando fu trovata della presunta alga tossica in una fontana della città alimentata non dal lago, ma dalla sorgente del monte Fogliano, la cui acqua non avrebbe mai dato alcun problema. Sangiorgi fece subito un’ordinanza di divieto di uso potabile, ma ci volle un anno per sapere che le analisi avevano dato esito negativo e che non era alga rossa. Furono fatti controllare anche tutti gli esercizi pubblici, bar e panifici, che usavano la stessa sorgente e l’esito fu negativo. 

“Scoprimmo però che i filtri alla presa sul lago non erano stati mai attivati dalle precedenti amministrazioni, per cui, a spese del comune, essendo anche cambiati i parametri per l’arsenico, comprammo per 140mila euro una nuova stazione filtrante a carboni attivi e installammo anche tre fontanelle di acqua dearsenificata. Secondo la legge Galli, avrebbe dovuto provvedere il gestore unico Talete, ma non rispose, tanto che facemmo un esposto alla corte dei conti. La regione, invece, finanziò tre dearsenificatori”, ha spiegato Sangiorgi.

Anni difficili, con l’aggravante di inverni miti che favorivano la fioritura di alghe sul lago, in cui entrambi i sindaci si sarebbero profusi anche nel monitorare l’utilizzo dei fitofarmaci nelle coltivazioni di nocciole e il fenomeno dello “salvamento” degli stessi nel lago. 

“Avevamo convenzioni siglate apposta con ditte e tecnici specializzati, anche con l’Istituto superiore di sanità, sempre a spese dei comuni, per avere dati aggiornati al più presto, collaborando gomito a gomito con la Asl e anche con l’Arpa, che però, ad esempio, non aveva strumentazioni per analizzare l’alga, che poi si è socperto non essere tossica”, hanno detto gli ex sindaci, ricordando come l’incidente probatorio abbia escluso rischi per la salute. 

Quattro le ordinanze sindacali di Massimo Sangiorgi. “Tutte ordinanze preventive. La prima, che vietava l’uso potabile dell’acqua, la firmai nel 2008, salvo scoprire dopo un anno dalla Asl che le analisi avevano dato esito negativo, che l’alga non era nociva e non poteva sviluppare tossine. Un’altra disciplinava l’uso dei fitofarmaci. Poi la Regione cambiò i parametri dell’arsenico, ma pochi mesi dopo entrò in vigore una deroga per il lago di Vico”, ha spiegato l’ex sindaco di Ronciglione. 

Si torna in aula il 10 ottobre. 

Silvana Cortignani

 

 

 


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5 luglio, 2018

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