Il giudice evidenzia che la giovane poteva contare su “un contesto familiare allargato”, formato dal compagno, dalla figlioletta di due anni, dai genitori e dai parenti in genere, in grado di aiutarla anche economicamente.

Motivo per cui alla donna non è contestato l’infanticidio in stato di abbandono materiale e morale, ma di omicidio volontario aggravato.


Freddezza e crudeltà nel farlo morire di asfissia

Il gip inoltre parla chiaramente di intento omicida e lo fa citando un terribile passaggio dell’autopsia, secondo cui il bimbo sarebbe rimasto vivo per diverse ore prima di morire per asfissia in quanto posizionato “in una busta di plastica chiusa esposta al calore”.

Secondo il giudice la giovane compiendo “un gesto crudele, non ha esitato a riporre il bambino vivo in un luogo non facilmente accessibile”. “Inverosimile il suo racconto – continua il gip – nella parte in cui dichiara di averlo lasciato in modo da farlo trovare da qualcuno”.

“Pur ammettendo gli addebiti – si legge ancora nell’ordinanza – l’indagata è dotata di freddezza pervicace”, avendo tra le altre cose nascosto la gravidanza al compagno, un muratore albanese padre di entrambi i figli, e ai parenti, che avrebbero potuto invece garantirle un sostegno.

La donna, specifica ancora il gip, era stata ripresa dalle telecamere dell’Eurospin di Borgo Rivo quando, giovedì della settimana scorsa, dopo aver partorito in casa, aveva abbandonato la busta con il neonato nella siepe che costeggia il parcheggio. Erano circa le 11. Il bimbo, ormai morto,è stato ritrovato da una cliente verso le 20.


“Non ho ammazzato mio figlio”

“Non ho ammazzato mio figlio. Volevo fosse ritrovato vivo”, lo avrebbe ripetuto più volte la donna all’avvocato difensore che mercoledì l’ha incontrata in carcere, respingendo l’accusa di omicidio. La ragazza avrebbe anche chiesto notizie dell’altra figlia minore, ora affidata ai familiari.