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Sutri - Comune - Vittorio Sgarbi replica punto per punto alla lettera della sua ormai ex maggioranza e spara ad alzo zero sul vicesindaco

“Difendono i loro interessi, non le istituzioni democratiche”

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Felice Casini e Vittorio Sgarbi

Felice Casini e Vittorio Sgarbi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la replica di Vittorio Sgarbi a Felice Casini – Leggo un inverosimile comunicato in cui il vicesindaco Casini, perseverando nelle menzogne e senza rinnegare l’atteggiamento squadrista del consigliere suo cognato, auspica l’intervento della magistratura per ristabilire una (immutabile) “realtà” dei fatti dei quali ci sono più di dieci testimoni. Ma, per smentirlo e indicarne la natura subdola e infida da piccolo democristiano sotto l’apparente pacatezza, è sufficiente la lettera di un testimone neutrale che ha visto tutto, esterrefatto dopo essere stato per anni nella sede del parco archeologico, come funzionario regionale, esperto ed esterno alla beghe locali.

Ecco le sue parole, come un macigno sulla testa dei consiglieri traditori, il piccolo gran consiglio di Sutri: «Caro sindaco, dopo gli eventi incresciosi avvenuti la sera del 22 a Villa Savorelli, volevo esprimere il mio sentito sostegno morale alla tua persona e tutto ciò che rappresenti. Mi auguro che questa situazione possa chiarirsi al più presto e possa una tua maggioranza continuare nel percorso intrapreso nella valorizzazione della città di Sutri.

Dopo oltre 30 anni di attività nelle aree protette del Lazio, di cui 15 trascorsi nella città di Sutri, spero di continuare una fattiva collaborazione, propedeutica alla valorizzazione dell’area protetta, della città di Sutri e del territorio della Tuscia, dove sono nato e risiedo da oltre 50 anni. Cordialmente.

Il funzionario regionale, Roberto Corzani».

Dopo l’atteggiamento teppistico, in violazione di qualunque regola, Casini e i suoi, senza pudore, sostengono: «noi difendiamo le nostre istituzioni democratiche». No. Difendono i loro interessi privati e familiari. Prima di andarmene, e constatando che nessuno di loro mi ha telefonato o si è scusato per il gravissimo strappo istituzionale, voglio rispondere punto per punto alle menzogne del loro comunicato che non è un’altra “versione dei fatti” sui quali non è possibile discutere (anche perché ci sono filmati). Non c’era nessun ordine del giorno, oltre alla convocazione della giunta, se non nei loro piccoli cervelli. C’era invece, dopo l’imbarazzante incontro a Ferrara, la necessità di accelerare i processi per l’apertura del nuovo museo di palazzo Doebbing.

Nessuna “urgenza” di “formalizzare” le deleghe, ben chiare: Stefano Proietti al Bilancio (di cui non mi ha mai parlato); Giulia Cacchiarelli alla Istruzione e alle scuole (di cui non mi ha mai parlato); Claudia Mercuri al turismo e al talento, sui quali mi ha sempre riferito; Felice Casini, con le funzioni di supplenza del sindaco, dal personale all’ordinaria amministrazione. Semplici e chiare. Per legge, il presidente del parco è il sindaco. La delega, tanto agognata, in casa Cacchiarelli (espressione dell’ex sindaco Cianti, attivo e tramante nell’ombra, e autore di un testo clandestino di sfiducia nei miei confronti, condiviso con i “suoi”), di un “assessorato al Parco”, semplicemente, non esiste, e presuppone competenze estranee ai profili degli assessori affamati.

Alcune sub-deleghe erano state attribuite a consiglieri come Nunzia Casini; e, per l’ambizione dello squadrista Amori, io stesso, dopo faticose discussioni sulle attribuzioni degli assessorati, che si sono autogarantiti i componenti della maggioranza, avevo voluto la revisione dello statuto per introdurre la figura del presidente del consiglio e compensare gli appetiti del cognato di Casini. Nel patetico comunicato, si tenta di rovesciare l’evidenza dei fatti e la bramosia di inutili funzioni, sotto specie di “deleghe” improprie ai consiglieri, parlando di «indebita e inopportuna intromissione da parte di alcuni “sostenitori locali di interessi propri”», che avrebbero creato tensioni, imbarazzi e incomprensioni. Semplicemente, questi “sostenitori locali di interessi propri” non esistono. E tutto quello che segue, nel loro patetico comunicato, è pura menzogna.

Nessuno dei consiglieri, e in particolare il vicesindaco, si è impegnato per l’attuazione del programma: dalla pulizia delle strade al rinnovamento dell’illuminazione della città, al nuovo orientamento dei percorsi viari (tutti deliberati in giunta) alla eliminazione della plastica nel decoro urbano, alla manutenzione delle scuole e alla verifica delle condizioni di sicurezza, ai bandi per i responsabili dell’ufficio tecnico, alla depurazione delle acque, per cui io personalmente ho convocato un’azienda disponibile all’impresa. Tantomeno alla apertura di palazzo Doebbing che, con i tempi, l’incompetenza, l’incapacità, l’ignoranza di molti di loro, non si sarebbe realizzata neanche in dieci anni.

In questa inerzia, come nel penoso compiacimento di aprire un museo senza gravare «nemmeno di un centesimo sul bilancio comunale» (infatti sono io, dopo la cittadinanza onoraria a Emmanuele Emanuele, ad aver ottenuto 40mila euro dalla Fondazione Roma), si insinua la polemica meschina sui “sostenitori locali interessati” di cui farò i nomi: si tratta dei sostenitori di Casini, non certo miei, come Vincenzo Petroni, il quale, indicato come presidente del Comitato di indirizzo del museo, dopo aver sostenuto Casini nel patto (fra loro) per il vicesindaco, improvvisamente è diventato “estraneo” alla maggioranza.

Per loro, per il gruppo squadrista degli infedeli, la maggioranza sono solo gli eletti; e gli estranei i “loro” sostenitori e i non eletti, per liti familiari interne di cui non mi voglio occupare. Io ho mantenuto rapporti con tutti gli esponenti della maggioranza che mi ha sostenuto, e ricorderò che, fra i non candidati e non eletti, c’è lo stesso Casini. Proprio lui riconosce che il responsabile della lista che ha vinto, per quanto mi riguarda, è Paolo Marioni, un altro, per loro, dei supposti “sostenitori locali di interessi”.

No. Io non sostengo e non ho sostenitori, se non nei cittadini che mi hanno votato, e che sono l’unica maggioranza che riconosco. Nell’amministrazione di Sutri sono, e sono stato lasciato, solo. Con un ufficio indecoroso e spoglio, senza computer e altri strumenti di lavoro, senza telefono, senza segretaria, senza segretario comunale, senza collaboratori diretti, altro che quelli pagati personalmente da me, senza automobile di servizio (quindi a Sutri è sempre a mie spese), e senza stipendio, senza un euro, diversamente del vicesindaco non eletto e dagli assessori.

Pur pagati essi, con l’eccezione della Mercuri, non hanno espresso nessuna funzione, e hanno agito sistematicamente alle mie spalle, in particolare con una straordinaria propensione per festeggiamenti, sagre e concerti di piazza. Io, solo, con la mia visione di una città d’arte, non sono stato informato degli accordi meschini e miserabili con la produzione di Clooney, e di una penosa “Estate sutrina”, con cantanti e comici ultrapagati con i fondi del comune, senza che nessuno me li avesse proposti.

Quindi l’orgoglio di Casini di non gravare sul bilancio comunale per il museo, ma per “Pablo e Pedro” e “Marco Ligabue” (il fratello del più noto Luciano) è senza senso. La misura della loro azione alle mie spalle è nella istituzione di un’iniziativa, scimmiottescamente ripetuta in tutta Italia, denominata “notte bianca”, inutile e fallimentare invenzione di addormentati che stanno svegli solo quella notte. Mai l’avrei voluta a Sutri. Un’altra piccola idea conformistica. E, nel bilancio comunale, erano già pronti 9500 euro per i festeggiamenti patronali del 16 settembre: “spettacolo musicale con artisti di livello nazionale e musica dal vivo (no basi)”; “spettacolo di cabaret con artisti di livello nazionale”.

A questi obiettivi mirava la “formalizzazione delle deleghe”, mentre io avevo indicato una serata di meravigliosi attori per i “Tableaux vivants” di Caravaggio, e una serata di Moni Ovadia, nel giorno dell’intitolazione di una strada a Primo Levi (no basi!). L’ipocrisia di Casini e dei suoi è incommensurabile, attribuendosi la proposta della gestione del museo da parte di un ente terzo (a costo zero per le tasse comunali per poter dar soldi a Pablo e Pedro) che si assume il rischio d’impresa. Questa proposta, con l’indicazione di possibili interlocutori da me presentati a Casini, è mia e solo mia, non “loro”. E, paradossalmente, tra i “sostenitori locali interessati”, presenti quando hanno fatto irruzione i consiglieri squadristi, c’era uno di loro, pronto alla piena collaborazione, Gianluca Bellucci.

Quanto alla inverosimile questione della gestione del parco regionale, Casini vaneggia, perché mai, in nessun momento, nessuno, né lui né gli assessori né i consiglieri, e tanto meno i supposti “sostenitori locali portatori dei loro interessi”, hanno proposto, con “insistenza”, la creazione di un’altra istituzione. Nessuno a me ha chiesto niente e nessuno ha osteggiato nulla. Era in corso, sempre per mia volontà, l’accordo per una gestione comune da parte dell’ “ente terzo” del museo e del parco. Nessun sostenitore locale ha chiesto “cariche onorifiche”, se non quelle concordate tra me, Casini e Petroni, per il museo; e gli unici retribuiti, per la loro inefficienza, sono il vicesindaco, che mi ha insistentemente chiesto di raccomandarlo presso ministri e presidenti di enti come assistente o portaborse (posso indicare nomi e cognomi), e gli assessori a lui fedeli come una setta. Con gente come questa è bene non avere rapporti, se non accettano l’indirizzo ben chiaro del sindaco. E non hanno avuto la dignità di scusarsi della aggressione, interpretata dal cognato di Casini. Ah! La famiglia!

Io sono stato lasciato solo. I “sostenitori locali”, cui si riferiscono Casini e i suoi, sono le uniche persone attive della maggioranza del cartello elettorale, oggi considerati “estranei”: i loro nomi sono, ed erano presenti, Paolo Marioni, capo dello staff nominato dopo tre mesi, Carla Di Seri, coordinatrice della Lega, partito della maggioranza di governo, attivissima gratuitamente, Vincenzo Petroni, alleato di Casini, e che non ha mai interferito nell’amministrazione, occupandosi di politica, esponente dello stesso partito di Casini e oggi di Forza Italia (e che non era presente alla riunione dell’imboscata), i rappresentanti del mio ufficio stampa, non retribuiti, Monica Macchioni e Antonello Sette, stimati professionisti attivi nel parlamento e in televisioni nazionali, che hanno lavorato anche per la maggioranza (come Emanuele Ricucci e Dalmazio Frau, non estranei), e che non sono in alcun modo identificabili in “sostenitori locali di interessi propri”.

Io sono stato lasciato solo per volontà dei gruppi di potere locale. E voglio pubblicamente ringraziare, per il loro nobile contributo gratuito, i “sostenitori locali” della lista che ha inutilmente vinto le elezioni (l’aveva detto Lillo di Mauro, sempre leale e corretto avversario, amareggiato per la sua città, avvisandomi, ahimè troppo tardi, che io ero stato utilizzato contro di lui, e spero che lui oggi non sia utilizzato da loro contro di me) con i traditori e i distruttori di oggi: i bravi e volonterosi Carla Di Seri, Paolo Marioni, e lo stesso (non amato da Lillo e odiato da Cianti, Vincenzo Petroni, con me sempre “politicamente corretto”).

Essi hanno fatto semplicemente politica, per la città e per i cittadini, anche senza essere candidati o eletti (e lo sarebbero stati), non interessi “propri”, che sono “propri” soltanto del gruppo mendace di Casini e dei suoi.

Ringrazio anche gli esponenti politici nazionali che hanno espresso il loro biasimo al gruppo dei traditori: gli onorevoli Battistoni, Cesa, Fioroni, Fusco. E altro dirò. Di questa assurda vicenda, e triste esperienza politica»

Vittorio Sgarbi

Articoli: Felice Casini & c. : “Noi difendiamo le nostre istituzioni democratiche…”  – Il sindaco: “Loro uno Sgarbi non lo trovano più, io un’altra città sì”


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25 agosto, 2018

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