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Terni - Neonato morto nel parcheggio del supermercato - No all'incidente probatorio, sì a una serie di perizie - Ricorso al Riesame della madre contro il carcere

In forma privata i funerali di Francesco, sotto torchio il presunto padre

di Silvana Cortignani
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Giorgia Guglielmi

Giorgia Guglielmi

Terni – Neonato morto nel parcheggio di un supermercato a Terni, celebrati in forma strettamente privata dal cappellano dell’ospedale i funerali di Francesco, come il vescovo Giuseppe Piemontese ha suggerito di battezzare il piccino. 

Nessun incidente probatorio, ma per fare pienamente luce sulla tragedia ieri sono state disposte una serie di perizie.

Sotto torchio, nel frattempo, l’operaio d’origine albanese presunto padre del bambino, sentito almeno una ventina di volte in una settimana dagli investigatori, dal quale la madre ha avuto la primogenita di due anni, mentre la difesa, dopo l’interrogatorio di garanzia, sta preparando il ricorso al tribunale del Riesame contro la misura di custodia cautelare in carcere.

Gli inquirenti vogliono capire attraverso l’esame del Dna se l’uomo sia davvero il padre del bambino e se sia coinvolto nella sua morte. Se dovessero emergere complicità nel delitto, potrebbe essere a sua volta accusato di omicidio volontario aggravato dall’avere commesso il fatto ai danni di un discendente, in concorso con la compagna.

Funerali in forma strettamente privata. Così hanno chiesto i familiari del bimbo trovato morto la sera del 2 agosto in una siepe del piazzale fuori l’Eurospin di Borgo Rivo, dove Giorgia Guglielmi, la madre 27enne, sotto gli occhi della videosorveglianza, ha gettato ancora vivo il suo secondogenito, verso le 11 del mattino.

La donna, in isolamento nel carcere femminile di Perugia da lunedì, giovedì pomeriggio ha ribadito al gip Natalia Giubelei: “Non l’ho ucciso, volevo venisse trovato vivo”. Avrebbe confermato per l’ennesima volta di avere nascosto a tutti la gravidanza e di avere fatto tutto da sola, partorendo nel bagno di casa e facendosi accompagnare al supermercato con una scusa per disfarsi del bambino. 

Sotto il sole torrido, chiuso in busta di plastica assieme al cordone ombelicale e alla placenta, Francesco avrebbe vissuto le sue poche ore di vita in una lunga agonia, fino a morire asfissiato, almeno secondo i primi risultati dell’autopsia, che ha anche stabilito che il piccino è nato sano.


Funerali in forma privata all’ospedale Santa Maria

Il corpicino del neonato è stato restituito ieri ai familiari, dopo la firma della liberatoria da parte della procura della repubblica del tribunale di Terni. “Una corsa contro il tempo per sbrigare tutte le formalità burocratiche il più velocemente possibile e consentire al più presto la celebrazione dei funerali”, spiegava nel primo pomeriggio di ieri a Tusciaweb il difensore Alessio Pressi.

“Dei funerali, in forma privata, si è fatta carico la famiglia, con il cappellano dell’ospedale Santa Maria”, spiega l’avvocato, sottolineando come grazie alla collaborazione tra le varie istituzioni, dalla pm Barbara Mazzullo all’ufficio anagrafe, alle 13 di ieri fosse stato tutto fatto. “In mattinata ho incontrato anche l’assessore ai servizi sociali Marco Cecconi, il quale ha confermato lo stanziamento di un piccolo contributo da parte del Comune”.


Le indagini e il ricorso al riesame

Sul fronte dell’inchiesta, procura e difesa hanno hanno concordato di evitare il ricorso all’incidente probatorio che, a cavallo di ferragosto, avrebbe rischiato di allungare oltremodo i tempi delle indagini.

“La pm ha però accordato tutte le perizie possibili, come è giusto che sia, per fare piena luce sulla tragedia, dalla perizia psichiatrica alla perizia medico-legale, alla perizia ginecologica”.

Per il difensore Pressi, la custodia cautelare in carcere non è appropriata. “Stiamo preparando il ricorso al tribunale del Riesame”, anticipa.


Carcere inevitabile per l’accusa

Nell’ordinanza di arresto, le motivazioni che hanno spinto il gip Giubelei ad accogliere la richiesta di custodia cautelare avanzata dal sostituto procuratore Barbara Mazzullo.

Il giudice evidenzia che la giovane poteva contare su “un contesto familiare allargato”, formato dal compagno, dalla figlioletta di due anni, dai genitori e dai parenti in genere, in grado di aiutarla anche economicamente. Motivo per cui alla donna non è contestato l’infanticidio in stato di abbandono materiale e morale, ma di omicidio volontario aggravato.

Il gip inoltre parla chiaramente di intento omicida e lo fa citando un terribile passaggio dell’autopsia, secondo cui il bimbo sarebbe rimasto vivo per diverse ore prima di morire per asfissia in quanto posizionato “in una busta di plastica chiusa esposta al calore”. Secondo il giudice la giovane compiendo “un gesto crudele, non ha esitato a riporre il bambino vivo in un luogo non facilmente accessibile”. “Inverosimile il suo racconto – continua il gip – nella parte in cui dichiara di averlo lasciato in modo da farlo trovare da qualcuno”.

“Pur ammettendo gli addebiti – si legge ancora nell’ordinanza – l’indagata è dotata di freddezza pervicace”.

Silvana Cortignani


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11 agosto, 2018

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