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Le botteghe storiche di Viterbo - Intervista ai proprietari della profumeria Muzio

La magia e il fascino di mille profumi…

di Valeria Conticiani

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Muzio Profumeria - Bottega antica

Muzio Profumeria – Bottega storica

Famiglia Muzio - Foto storica

Famiglia Muzio 

Muzio Profumeria - Bottega antica

Muzio Profumeria – Bottega storica

Gianni Ferlizzi - Profumeria Muzio

Gianni Ferlizzi – Profumeria Muzio

Letizia Muzio

Letizia Muzio

Letizia Muzio con il marito Gianni Ferlizzi

Letizia Muzio con il marito Gianni Ferlizzi

Viterbo – Un negozio da sogno. Di quelli che quasi non si vedono più in giro. O che si trovano ormai solamente nelle grandi città, tra prestigiose boutique. Mille colori e profumi diversi. Una vetrina fornitissima e scintillante. Idee regalo eleganti e raffinate, per tutti i gusti. Trucchi, smalti, creme, prodotti per la cosmesi, fermagli per capelli, prodotti da barba, confezioni regalo. Un luogo dove trovare anche l’introvabile. Un mondo piacevolissimo quello che si presenta agli occhi di chi varca la soglia della storica profumeria Muzio. Dietro al bancone poi, due persone eccezionali, sempre disponibili e sorridenti: Letizia Muzio e suo marito Gianni Ferlizzi.

A Viterbo tante le botteghe storiche. Tanti i vecchi mestieri. Altrettanti gli eroi. Quelli che resistono cercando di contrastare la crisi e i cambiamenti di costume. Attività commerciali con una storia tramandata di padre in figlio. Che hanno attraversato epoche differenti, per diverse ragioni, dagli anni ‘50 a oggi. Con esperienze di impegno e preparazione. Dedizione e sacrifici che hanno portato intere famiglie a floride crescite e che oggi invece, loro malgrado, testimoniano una controtendenza. Una Viterbo che non c’è più o sta per scomparire. Come un pezzo d’Italia che pian piano sta tramontando
 
Tra le attività commerciali in cui la tradizione ha contraddistinto un modo e uno stile di fare il mestiere di famiglia, alla fine di via del corso, in prossimità della piazza del comune di Viterbo c’è la storica profumeria Muzio. Attualmente capitanata dall’erede Letizia Muzio e dal marito Gianni Ferlizzi. Che gelosamente e appassionatamente custodiscono la propria tradizione famigliare e commerciale. E che hanno raccontato un po’ le loro origini e la loro storia. Iniziata negli anni ’50.
 
Quando è nato il negozio Muzio profumeria?
“Il negozio venne aperto da mio padre Aquilino Muzio nel ‘52, in un piccolo locale adiacente all’attuale che poi venne acquistato per ingrandirsi.” – spiega la signora Letizia – . Originariamente era una piccola bottega che vendeva coltelli e forbici e dove Aquilino, venuto da Sant’Elena Sannita, un paesino molisano, faceva anche l’arrotino. Arrivato nel viterbese dal Molise, subito dopo la guerra, fece evolvere il suo mestiere di anno in anno. Infatti, dopo essere diventato un punto di riferimento per barbieri e parrucchieri, con la vendita anche di colonia, brillantina e creme da barba, nel 1956 convertì il negozio in una prestigiosa e vera e propria profumeria.”

Dai coltelli ai profumi, dal Molise alla Tuscia. Come è andata?
“La storia degli arrotini santelenesi è un fenomeno particolare” – spiega la signora Muzio -. A tre chilometri da Sant’Elena Sannita, Frosolone, con tremilacinquecento abitanti, ha rappresentato il centro noto da oltre due secoli per la lavorazione artigianale delle forbici e dei coltelli. I santelenesi hanno iniziato con il comperare a Frosolone e rivendere poi a Roma e Napoli. Oggi quasi tutti i coltellinai e profumieri di prestigio provengono dal Molise e in particolare proprio da Sant’Elena Sannita. Un paesino dove attualmente vivono neanche duecento abitanti ma da dove oltre mille altri partirono per andare a colonizzare gran parte dell’Italia centro-meridionale. E per poi divenire quasi i monopolisti di un impero commerciale, quello appunto delle profumerie. Che, solo a Roma, per fare un esempio, sono oltre duecento. Attività note non solo per la profumeria ma anche per essere punti vendita qualificati come arrotatori di lame. Ricercatissimi da ristoranti di ambìte località di villeggiatura sarde, valdostane e toscane”.

Una attività partita da lontano dunque?
“Mio nonno Giuseppe e poi mio padre Aquilino – continua a raccontare Letizia Muzio – lasciarono il Molise, girando con il carretto da arrotini, fino a Vetralla, per poi arrivare a Viterbo e aprire la bottega di famiglia, “Muzio”. Erano persone abituate ai sacrifici, avevano la tempra molisana di chi non conosce limiti, dopo aver vissuto e superato la guerra e lavorato duro fin da bambini. Dopo una vita di fatiche arrivarono a trasformare bottegucce in negozi sempre più raffinati e prestigiosi. Affiancando ai coltelli la brillantina Linetti, i saponi da barba e gli shampoo. Infine, con l’introduzione dei profumi, a ridosso degli anni ’60, avvenne la trasformazione definitiva degli arrotini in raffinati e qualificati professionisti”.

Cosa ricorda di suo padre?
“Mio padre ha lavorato attivamente, insieme alla moglie, fino all’87 – risponde con un sorriso ironico la signora Letizia – . Ma poi anche dopo è sempre venuto qui a negozio fino al suo ultimo anno di vita, il 2005. Dopo una intera vita passata qui dentro, accanto o dietro al bancone ad aspettare di accogliere qualche cliente, diceva: ”Io le scarpe non le consumo”.

E adesso come è lavorare nella profumeria Muzio?
“Eh, le cose sono molto cambiate. Sono cambiati proprio i costumi. Le persone e le loro abitudini al consumo. Sono nati i centri commerciali. E’ subentrata la crisi. Ma non solo quella economica. Quella delle vecchie, sane abitudini. Dei rapporti umani. Quando il dialogo con i clienti era autentico e il servizio personalizzato, talvolta basato su legami duraturi nel tempo, restituiva soddisfazioni non solo in termini monetari. Quando le persone venivano in centro per passeggiare, mentre adesso se guardi fuori dai vetri non vedi passi e scarpe in movimento ma spogli sanpietrini. Vorremmo che qualcosa si potesse evolvere, sebbene sappiamo che i tempi passati non torneranno più” – dicono un po’ sconsolati Letizia Muzio e il marito Gianni Ferlizzi che segue l’attività di famiglia con la stessa passione e pari attaccamento dei Muzio.

Avete qualche idea per cambiare le cose?
“Forse ci vorrebbe anche un qualche coinvolgimento da parte della città, delle amministrazioni, con attività e eventi che possano attirare su Viterbo più pubblico e turisti e che aiutino anche i residenti a tornare ad avere il piacere di uscire e frequentare di più il proprio paese”. Poi la Muzio e il marito aggiungono, “Certamente anche la ztl, oltre all’innegabile prestigio della protezione dei centri storici, della pedonalità all’insegna e per la salvaguardia del green, non ha molto contribuito a dare una mano, non favorendo i consumi anzi, spesso, scoraggiandoli, così come per molti altri comuni. Bisognerebbe accogliere gli ospiti e i cittadini. Trovare delle alternative magari, per esempio, anche con delle navette che accompagnino le persone dai parcheggi fuori le mura fino al cuore del centro di Viterbo. O anche aumentare le attività culturali, le fiere di settore, i festival e tutte quelle iniziative culturali che possano attrarre maggiore pubblico e far crescere una città, sia verso l’esterno sia al proprio interno”.

Come vedete il futuro?
“Il futuro non so come si svolgerà – dice Letizia Muzio – . Io, dopo una laurea in economia, parallelamente a questa attività, ho voluto da sempre seguire comunque anche la mia professione di insegnante, che sto svolgendo ancora. Mio marito, ora in pensione, si dedica con passione al negozio, dove io lo raggiungo nel tempo che mi rimane al di là della scuola. Non abbiamo eredi che al momento possiamo sperare prenderanno le redini di questa nostra professionalità. Ma non abbiamo al contempo nemmeno la minima intenzione di mollare o svendere. Questa è la nostra vita e ancora amiamo quello che facciamo”. 
“Se andiamo avanti – puntualizza il marito della Muzio, Gianni Ferlizzi – è anche un po’ per tigna, come si dice da queste parti. Perché nonostante tutto ci crediamo, questo negozio è parte di noi e vogliamo continuare a combattere e fare del nostro meglio per difenderlo e difendere la sua storia. Anche mettendoci in discussione e studiando ipotetiche soluzioni o idee che possano migliorare la situazione. Questa ormai è un po’ come casa nostra. Anche il rapporto con gli altri bottegai storici rimasti ancora aperti per noi rappresenta un po’ una famiglia, alla quale non intendiamo ancora rinunciare. E per tutto questo continueremo ancora a resistere, a batterci e a darci da fare.”

Valeria Conticiani

13 agosto, 2018

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