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Viterbo - Fino ad oggi sono stati buttati oltre due milioni di euro per le impalcature temporanee, che relegano la macchina in magazzino per più di undici mesi all’anno

Macchina di Santa Rosa, perché non costruire un contenitore permanente?

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Viterbo - Santa Rosa - L'impalcatura a San Sisto

Viterbo – Santa Rosa – L’impalcatura a San Sisto

Viterbo – (s.c.) – “Scusi, ma dove è conservata oggi la macchina di Santa Rosa?”. Questa è la domanda che frequentemente mi sento chiedere da turisti in visita alla città di Viterbo. Sempre con un po’ d’imbarazzo rispondo: “E’ smontata a pezzi e chiusa in un magazzino alla periferia di Viterbo”.

E i turisti di contro: “Ma siete matti? Ma se la macchina di Santa Rosa è un bene culturale, definito dall’Unesco anche bene immateriale dell’umanità, perché mai dovrebbe stare chiusa in un magazzino per più di undici mesi all’anno?”.

E io ancora: “Guardate non dovete chiederlo a me. Fosse per me avrei già realizzato una specie di torre medioevale, accostata alla cinta muraria, integrata con gusto nel paesaggio urbano, per farla diventare un polo permanente attrattivo della città di Viterbo dall’alto quoziente comunicativo.

Con la macchina di Santa Rosa sempre disponibile durante tutto l’anno per i visitatori, con la piazza di San Sisto frequentata da turisti e da curiosi, ne avrebbe beneficiato l’intera città di Viterbo.

Un primo passo per far tornare la città a nuova vita, un primo passo verso il museo delle macchine di Santa Rosa. Senza contare che questo scherzetto ci costa tra montaggio, smontaggio, immagazzinaggio, se va bene, circa centomila euro all’anno spesi per non avere nulla in cambio di definitivo. Nessun investimento per il futuro”.

E i turisti: “Eh, si ha ragione, concordiamo con lei, oggi 29 luglio, in visita alla città di Viterbo, a noi avrebbe fatto molto piacere vederla! Che peccato”.

Tutti gli anni la stessa storia. Avvicinandosi la data del trasporto della macchina di Santa Rosa, in piazza San Sisto viene montato il solito capannone.

Una struttura metallica, un ponteggio temporaneo che, oltre ai costi elevati, nel passato ha creato non pochi problemi ai costruttori.

Nel 2007, tra le diverse vicissitudini, ci fu una tromba d’aria a pochi giorni dal trasporto. Il vento fu così forte che piegò i ponteggi del capannone e fece appoggiare la macchina di Santa Rosa al campanile di San Sisto. Una tragedia sfiorata, con grande imbarazzo di tutta la città che finì, in negativo, su tutte le cronache nazionali.

Nel 1975, invece, ci scappò addirittura il morto. Un operaio di 39 anni, infatti, si chiamava Nello Fortunati carpentiere nativo di Zepponami, morì per una caduta da un’altezza di circa 15 metri mentre stava lavorando sull’impalcatura. Fu un tragico incidente evitabile.

A quei tempi la costruzione dell’impalcatura costava circa 60 milioni di lire. Fu constatato l’anno successivo, nel 1976 quando il capannone non fu montato e si risparmiò questa ingente cifra.

Da allora, fino ad oggi, sono stati “buttati” oltre due milioni di euro per non ritrovarci in mano niente.

Oggi, come allora, il capannone costruito ogni anno alla partenza in piazza san Sisto serve a contenere, proteggere, e conservare, soltanto per alcuni giorni, la macchina di Santa Rosa. Uno spreco di soldi inutile e di poca resa, in termini turistici-religiosi.

Del progetto di costruire una sede permanente per la macchina di Santa Rosa se ne parlò per la prima volta ufficialmente nell’anno 2000: l’università degli Studi della Tuscia, con il patrocinio del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, il 29 settembre 2000, organizzò una giornata di studio avente per oggetto della discussione “Spazi urbani, spazi espositivi, recuperi, multimedialità” intorno alla tradizione e al culto verso Santa Rosa da Viterbo.

Fu una giornata interessantissima e piena di idee culminate in una pubblicazione da me curata.

In uno degli interventi, fatto dagli architetti romani Francesca Federici e Luigi Mazzei, fu fatta la proposta di creare all’interno delle mura, tra porta Romana e la chiesa di San Sisto, una struttura definitiva, al posto del ponteggio provvisorio, come una torre medioevale, un contenitore permanente della Macchina per proteggerla, conservarla ed esporla durante tutto l’anno.

Eliminando gli alti costi annuali di montaggio, smontaggio e deposito in inidonei capannoni. Non più, dunque, impalcature provvisorie di tubi innocenti ma una struttura fissa con molta resa per l’intera città e per l’amministrazione comunale.

Aggiungo io: ma se il santuario di Santa Rosa, nel suo interno, al centro della cupola, è alto circa 42 metri, ma non potrebbe contenere, in alternativa, esso stesso la Macchina di Santa Rosa durante tutto l’anno per permettere ai numerosissimi fedeli e turisti di ammirarla durante tutto l’anno?

Non sarebbe una cosa fuori dal normale. Anche i ceri di Gubbio durante l’anno sono conservati all’interno della chiesa di Sant’Ubaldo. Perché non potremmo farlo noi?

Silvio Cappelli


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31 agosto, 2018

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