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Matteo Salvini: “A Viterbo mi sento a casa”

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Viterbo - Matteo Salvini al trasporto della macchina di santa Rosa del 2014 [4]

Viterbo – Matteo Salvini al trasporto della macchina di santa Rosa del 2014

Viterbo - Santa Rosa 2015 - Matteo Salvini con una sostenitrice in dolce attesa che chiamerà il figlio Matteo [5]

Viterbo – Santa Rosa 2015 – Matteo Salvini con una sostenitrice in dolce attesa che chiamerà il figlio Matteo

Viterbo – Matteo Salvini a Viterbo per Santa Rosa. Parola del senatore Umberto Fusco. E il leader della Lega ha mantenuto la promessa. “Tornerò il 3 settembre con Giovanni Arena sindaco”, aveva annunciato da piazza del Teatro a pochi giorni dal ballottaggio per le comunali.

Detto, fatto. Anche se per Salvini il trasporto della macchina non sarà una novità. Ma quest’anno la vedrà sfilare per la prima volta da ministro dell’Interno. Ospite in prefettura, è atteso anche in comune dal sindaco.

La prima volta di Salvini in città per Santa Rosa è stata quattro anni fa, nel 2014. L’ultima uscita di Fiore del Cielo, la macchina di Arturo Vittori, a cui il segretario della Lega ha assistito indossando una t-shirt dedicata a Viterbo. “Qui ho avuto un’accoglienza che a volte non ho nemmeno a Milano”, rivela a fine trasporto. Poi promette: “Questa maglietta la sfoggerò anche domani in tv”. E pure in questo caso ha mantenuto fede alla parola data.

La mattina del 4 settembre, ospite a Uno Mattina Estate su Rai 1, ha detto: “Ieri sera ero a Viterbo alla festa di santa Rosa. È una celebrazione bellissima, a proposito di tradizioni e identità locali che l’Europa vuole cancellare”. Una promozione non da poco per la città dei Papi. Iniziata già il giorno precedente, quando Salvini ha raccontato il trasporto della macchina sui suoi profili social. Foto, tra cui quella in cui i facchini ricevono la benedizione del vescovo, e messaggi: “Centodieci portatori per i cinquanta quintali di storia della macchina di santa Rosa. Che spettacolo. Quanto sono belle le tradizioni dei popoli”.

Nel 2015 il bis. Ma quell’anno non sono mancate le polemiche. Dalla mobilitazione online “Banane e uova su Salvini”, creata da un ex consigliere provinciale di Rifondazione comunista, alle dichiarazioni dell’allora presidente della provincia. “Non voglio Matteo Salvini a palazzo Gentili, e nemmeno lo saluto – tuonò Mauro Mazzola (Pd) -. Usa una dialettica tutt’altro che democratica, che a me non piace e che non condivido. Come le sue idee”. Lo ospitò il comune, nonostante il sindaco fosse di centrosinistra. Un gesto “ignobile” per Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani. Lo definì “un avallo al razzismo”, e propose di aprire le porte di palazzo dei Priori ai rappresentanti delle comunità straniere presenti a Viterbo. “Con il loro lavoro, la loro cultura e la loro viva umanità – disse – arricchiscono materialmente e spiritualmente la nostra città”.

Ma quando il 3 settembre il leader della Lega è arrivato a Viterbo la scena è stata tutta per lui. Non vederlo era impossibile. Con l’immancabile t-shirt con scritto Viterbo, si è mosso dentro un capannello di persone che non lo hanno mollato un secondo. E lui ha accontentato tutti. Tra un selfie, una chiacchiera e un assaggio al buffet. “Qui mi sento a casa, come se fossi nel mio quartiere a Milano – ha dichiarato – . Ho avuto un’accoglienza da stadio in cui mancavano solo i cori, e l’emozione è stata più grande di quella provata lo scorso anno. Anche perché conoscevo meglio sia la tradizione che la gente. Ho incontrato i facchini, i progettisti, i realizzatori della macchina. E mi hanno spiegato cose incredibili. Un miracolo del genere, in tre mesi di lavorazione, può accadere solo in Italia”.

Il 2015 è stato l’anno del primo trasporto di Gloria, la macchina di Raffaele Ascenzi. “Mi è sembrata più leggera, più snella, più alta di quella dello scorso anno”. Fiore del Cielo che, andata in pensione, era a Milano. In mostra all’Expo. “Un’ottima vetrina per questa tradizione, che sarebbe un peccato tenere chiusa a chiave – sosteneva Salvini -. Anzi, mi piacerebbe che uno dei diciotto canali Rai trasmettesse le emozioni di questa sera affinché anche altre città possano riscoprire l’orgoglio di mostrarsi al mondo. Per me è un orgoglio difende le tradizioni, e da milanese invidio che Viterbo sia riuscita a tutelare la sua patrona e la sua festa. A Milano con sant’Ambrogio non ci siamo riusciti: è un bazar in cui di tradizionale è rimasto poco”.

Raffaele Strocchia


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