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Viterbo - Pd - Parla Andrea Egidi ex segretario provinciale - L'arrivo del commissario Rossi e il sostegno a De Angelis al congresso regionale

“Mi sono dimesso per rasserenare il clima nel partito, non è stato così”

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Andrea Egidi

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Andrea Rossi

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Andrea Egidi

Andrea Egidi

Viterbo – (g.f.) – Le dimissioni di Andrea Egidi dalla segreteria provinciale dovevano smuovere il Partito democratico. Così non è stato. A distanza di mesi, arriva il commissario, Andrea Rossi: “Ma il lavoro è più su di noi che non sul commissario”. Egidi parla dei prossimi passaggi, il congresso regionale entro l’anno, la volontà di Zingaretti di proporsi alla segreteria nazionale e la spaccatura a Viterbo.

Partito democratico, qual è la situazione nella Tuscia?
“La situazione nel Pd è sotto gli occhi di tutti – dice Andrea Egidi – dal 9 marzo, la scorsa settimana la direzione nazionale ha nominato il commissario. Fino a ora nessuna riunione, nessun incontro, si è fermato tutto. Silenzio più assoluto. Tutto questo fa male, perché ero convinto che le mie dimissioni sarebbero servite per riprendere una discussione più serena e far tornare un clima più disteso nel partito, quindi la ripresa di un lavoro unitario. Invece no. Comunque, adesso c’è l’insediamento di Andrea Rossi e tutti abbiamo il dovere di sostenere le scelte e il lavoro che farà, se ancora vogliamo bene al Pd, recuperando il tempo perso”.

Conosce il commissario Rossi?
“Conosco Andrea Rossi per il lavoro che ha fatto nei mesi scorsi come responsabile nazionale dell’organizzazione, il mio giudizio è positivo, inoltre. Ha un’esperienza che, come molti di noi, viene dall’organizzazione giovanile di un tempo. È uno sperimentato, sempre disponibile e credo che sarà di aiuto per il partito viterbese nelle prossime settimane. Il punto, però è più su di noi che su Rossi”.

Ovvero, cosa intende?
“Oggi il Pd è all’opposizione del governo nazionale, è al minimo storico dal punto di vista elettorale, a Viterbo non abbiamo parlamentari, abbiamo perso rovinosamente nel capoluogo. Si è chiusa una stagione, una fase direi storica. Rischiamo un indebolimento drammatico anche in termini di struttura organizzata, perché non ci sono le risorse per mantenere lo standard di servizi al territorio, garantiti fin qui. Sul versante della provincia, l’impegno per avere un ente utile e governato in modo dinamico e innovativo pare si sia interrotto quasi subito, visto che non si capisce cosa si faccia a palazzo Gentili. Resta la rappresentanza del consiglio e della giunta regionale, con la quale, dopo il 4 marzo, è arrivato il momento di costruire un rapporto unitario, di tutti e non di una parte soltanto del Pd. A fronte di un quadro di questo tipo, se qualcuno pensa di far da sé o addirittura che non serva più il Pd, commette un errore drammatico. Il commissario da solo non risolverà problemi politici di questa natura, serve un di più da parte nostra”.

Con il commissariamento della federazione provinciale, viene meno anche l’unione comunale, unico organo del Pd rimasto a Viterbo?
“Il commissariamento è relativo alle dimissioni del sottoscritto e del tesoriere, seguite dal presidente. I livelli locali restano nel pieno delle funzioni, a partire dal comunale”.

Non sarebbe corretto, visto l’esito disastroso delle comunali, che pure il livello cittadino del Pd ne prendesse atto, dimettendosi?
“Non credo che le dimissioni risolvano il problema viterbese. Martina Minchella è il segretario, è stata eletta, ha trent’anni ed è giusto che continui nel suo lavoro, consapevole che oggi è cambiata la fase e sarà molto più difficile ricucire un rapporto non solo tra di noi, quanto tra il Pd e la città, dopo i cinque anni di governo e la sconfitta subita. Il punto su Viterbo va molto più in profondità, come ho avuto modo di dire più volte nei mesi scorsi, ovviamente mi ero già dimesso e nessuno ha ascoltato. Dopodiché, il Pd cittadino ha scelto e hanno sbagliato quelli che hanno fatto una cosa diversa secondo il mio parere”.

Ineccepibile sotto il profilo delle regole, ma era politicamente la migliore scelta, estromettere Serra e i suoi, dopo le comunali, in un partito ridotto così?
“Chiariamo un aspetto. Chi si candida in liste contrapposte al Pd non è che viene cacciato, ma decade dallo status di iscritto. Tradotto, non possono rinnovare l’adesione perché hanno fatto scelte in contrasto col partito. Questo non lo dice Egidi, ma le regole. Per l’anno in corso e quello successivo alla scelta presa è così, salvo il diritto legittimo da parte degli interessati di fare ricorso. Tutto il resto è un inutile chiacchiericcio”.

Al consiglio comunale di Viterbo si sono formati tre gruppi consiliari riferibili al Pd. Che effetto le fa?
“I gruppi sono il frutto di quello che è successo. Già nei mesi scorsi dissi, forse fuori tempo massimo, che andavamo tutti a sbattere. Certo è che un gruppo consiliare in linea con le liste presentate apre uno scenario tutto nuovo. Mi chiedo se si stia formando un nuovo movimento politico cittadino e se si quale siano gli obiettivi”.

Intanto il commissario, poi il congresso regionale Pd. Passaggio cruciale?
“Il congresso regionale si terrà entro l’anno e non è chiaro ancora con quali regole e procedure, mi pare ci sia tutto il tempo per starci nel migliore dei modi. Sulle opzioni di cui si parla non ho dubbi. Se Francesco De Angelis, come credo, confermerà la sua disponibilità a candidarsi, lo sosterrò con convinzione. Ha il profilo giusto per costruire un gruppo dirigente regionale in linea con la nuova fase che si è aperta con il 4 marzo. Funzione, ruolo, profilo programmatico e scelte di governo sui territori, organizzazione del nuovo Pd nel Lazio. Su questi temi l’esperienza di De Angelis è una garanzia. Un dirigente che ha fatto molte cose nella vita e le ha fatte bene, che si mette a disposizione per fare il segretario regionale va aiutato. Un dirigente strutturato e forte che può avere un’idea equilibrata dello sviluppo nel Lazio, non solo perché da assessore regionale negli anni passati è stato bravo ma perché viene dal territorio come noi e sa che significa il Lazio a due velocità. Spero che si discuta di questo nei prossimi mesi e non di quando e come Zingaretti si candiderà a segretario nazionale”.

Perché, non le piace la candidatura di Zingaretti?
“Il congresso nazionale non è fissato, quindi c’è tempo. Molto semplicemente dico che, al netto del merito della proposta politica, che comunque non vedo, c’è un punto che riguarda il nostro rapporto con le istituzioni che governiamo e quindi con i cittadini. Mi domando se sia normale che a distanza di pochi mesi dalle elezioni regionali, vinte nel modo che sappiamo, dire che ci si candida a fare altro. Gradirei molto di più che si continui nell’affrontare e risolvere i problemi del Lazio. Questo ci è stato chiesto di fare con il voto”.

Lei, in tutto questo nel Pd che ruolo ha o avrà?
“In questo momento non ho né ruoli, né funzioni. Non mi manca la voglia di dare una mano, magari per la stagione del congresso regionale”.


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1 agosto, 2018

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