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Terni - Neonato trovato morto in un parcheggio - Avrebbe fatto tutto da sola Giorgia Guglielmi, la 27enne accusata dell'omicidio volontario aggravato del figlioletto

Nessun complice, si aggrava la posizione della madre

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Giorgia Guglielmi

Giorgia Guglielmi

Terni – Neonato morto dentro una busta della spesa nel parcheggio di un supermercato a Terni, la madre avrebbe fatto tutto da sola. Come ha sempre sostenuto.

Nessun complice, tantomeno il compagno, il muratore trentenne d’origine albanese, padre della primogenita della coppia, una bimba di due anni, ora affidata ai nonni materni.

Aveva confessato fin dal principio di avere fatto tutto da sola Giorgia Guglielmi, la 27enne ternana in carcere per l’omicidio volontario aggravato del figlioletto Francesco Giuseppe, nato e morto il 2 agosto scorso dopo essere stato abbandonato verso le 11sotto il sole, nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo, dove è stato ritrovato cadavere verso le 20 da una cliente. 

Una versione tutta da verificare, dal momento che la donna ha detto di avere nascosto di essere rimasta nuovamente incinta perfino al compagno, tenuto sotto torchio per ore dagli investigatori per capire come fosse possibile che non sapesse della gravidanza. 

Ebbene, a distanza di due settimane, tutti i riscontri deporrebbero a favore della confessione della madre, che avrebbe partorito in casa da sola, nel bagno, dove avrebbe anche tagliato il cordone ombelicale appoggiando il neonato nel bidet, avrebbe avvolto il piccino ancora vivo in un asciugamani e lo avrebbe riposto con la placenta nella pesante busta di plastica coi manici per la spesa ritrovata dopo una decina di ore con al suo interno il corpicino senza vita del piccolo. La donna che l’ha trovato ha visto spuntare “una manina”. 

La vigilia di ferragosto, Giorgia Guglielmi è stata sottoposta a visita ginecologica nel carcere femminile di Capanne a Perugia, dove si trova in isolamento, da parte del Daniele Gallorino, nominato dalla procura. Per la donna anche una visita psichiatrica, come sollecitato dal difensore Alessio Pressi. 

“L’ho abbandonato perché non avrei potuto mantenerlo, ma non volevo ucciderlo – avrebbe ribadito nei vari interrogatori, senza mai esitare né versare una lacrima – speravo che lo trovassero vivo, per questo gli ho lasciato la protezione della placenta”.

Secondo i primi risultati dell’autopsia, cui il corpicino è stato sottoposto nell’obitorio dell’ospedale Santa Maria di Terni da parte del professor Mauro Bacci, il piccino sarebbe morto per asfissia. Il medico legale, incaricato della consulenza dalla procura, si è preso sessanta giorni, fino al 3 ottobre, per depositare le sue conclusioni, dopo avere espletato tutti gli esami. 

Sul piccino è stato effettuato anche il test del Dna, qualora dovesse servire in futuro una comparazione con quello del presunto padre naturale, che riconoscendo il bambino lo ha chiamato Francesco Giuseppe: Francesco come suggerito dal vescovo di Terni e Giuseppe come si chiama lo stesso prelato.

Silvana Cortignani


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18 agosto, 2018

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