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L'irriverente

Ecco perché non si fece l’aeroporto a Viterbo…

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Il prossimo settembre saranno passati undici anni da quando la scelta di Viterbo come sede del terzo aeroporto del Lazio dedicato ai voli low cost sembrava cosa fatta. Sabato 18 agosto 2007, infatti, Il Sole 24 ore scriveva così : “la decisione sarà presa a fine settembre e Viterbo sarebbe in pole position”.

Si erano opposte Latina e Frosinone, ma anche un peso massimo come Rayan Air che non voleva lasciare Ciampino, più agevole per lei ma non per i residenti e dove i voli low cost erano stati ridotti per decisione del ministero dei Trasporti.

Alitalia era già in crisi ed il potenziamento di Fiumicino come hub internazionale di primaria importanza avrebbe giovato anche a lei.

A Ciampino, per la Commissione Trasporti della Camera la criticità degli “aspetti di natura ambientale determina che il traffico non solo non può essere incrementato ma si dovrebbe procedere alla diminuzione del voli”. Per Viterbo, che già si attrezzava anche per le ricadute sull’ecosistema locale, si trattava di un volano capace di risolvere il problema (tuttora irrisolto) dei collegamenti ferroviari e stradali: nodo di Orte, Roma Nord, Ferrovia statale, Cassia e la sempre incompiuta Trasversale; di conseguenza, la fine dell’isolamento e lo sviluppo.

Come è andata a finire si sa. Meno, le ragioni vere o gli interessi decisivi avversi.

Non può non meravigliare perciò quel che si legge ora sui giornali dopo il maledetto crollo del ponte di Genova, a proposito del ruolo nei trasporti del gruppo finanziario industriale concessionario della Autostrade SpA che è proprietario pure di AdR la società che gestisce l’aeroporto di Fiumicino.

Su “La Verità “di lunedi 20 agosto, undici anni dopo la ricordata pagina de Il Sole 24 ore, si narra infatti di una battaglia legale che AdR starebbe facendo per essere autorizzata ad espandere lo scalo verso nord, su terreni in gran parte di proprietà del gruppo cui fanno capo essa stessa e le autostrade, onde far fronte all’aumento dei passeggeri in transito, il cui numero, secondo il giornale “sarebbe stato drogato con il trasferimento di centinaia di voli low cost a Fiumicino e l’aumento di questo tipo di traffico del 70% in due anni”.

La Verità commenta “stanno trasformando il Da Vinci da hub internazionale a mega aeroporto low cost. Chi e quando lo ha deciso? si chiedono i Comitati antiraddoppio. E forse qualcuno del nuovo governo dovrebbe rispondere”.

Magari interrogato da qualche parlamentare della Tuscia, dove dell’aeroporto nessuno parla più, mentre quei comitati (La Verità del 21 agosto) rincarano: “Lo scalo di Viterbo avrebbe dovuto essere gestito da AdR. Ma quel capitolo venne cancellato nonostante la contrarietà della Regione Lazio. Nel contratto di programma Enac-AdR, poi recepito dal Piano nazionale aeroporti del 2014 si è provveduto al “misterioso” stralcio dello scalo viterbese ed il finanziamento di 325 milioni di euro ad esso destinato è stato interamente dirottato su Fiumicino”. Così è scritto. Mah!

Renzo Trappolini


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23 agosto, 2018

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