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Economia - La classifica - La media nel 2017 è di oltre 17mila euro, Viterbo al 66esimo posto su 107 - "Attenzione all'Iva", avverte la Cgia di Mestre

Più prestiti alle famiglie, aumentano i debiti con le banche

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Economia

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Viterbo – Anche nella Tuscia le banche sono tornate a prestare soldi alle famiglie. Prova ne sia che nel 2017 i viterbesi si sarebbero indebitati mediamente per oltre 17mila euro a nucleo familiare, il 2,8 per cento in più dell’anno precedente. Meno però della media nazionale, secondo cui ogni famiglia ha debiti per 20.549 euro l’anno. Sono i dati diffusi alla vigilia di ferragosto dall’ufficio studi dell’Associazione artigiani piccole imprese (Cgia) di Mestre. 

Viterbo si colloca in una posizione di media bassa classifica. Figura al 66esimo posto di una classifica di 107 posizioni con un debito che nel 2017 è stato di 17.187 euro.

Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, si intende quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, prestiti personali, prestiti contro la cessione dello stipendio, aperture di credito in conto corrente (in genere forme di credito al consumo). Sono inoltre incluse altre forme tecniche di prestito che, come indicato dalla Banca d’Italia, non sono specificate nelle statistiche (ad esempio, carte di credito, prestiti su pegno e altro).

In provincia di Viterbo, secondo la Cgia di Mestre, nel 2016 l’esposizione con le banche e gli istituti finanziari è stata di 2.377 milioni di euro, mentre nel 2017 è salita a 2.443 milioni di euro con un incremento del 2,8 per cento.

A livello nazionale, i passivi con banche e istituti finanziari raggiungerebbero quasi i 534 miliardi di euro. Dal 2014 il debito sarebbe in costante crescita e negli ultimi tre anni sarebbe aumentato dell’8,2 per cento, vale a dire di 40,6 miliardi.

Il lato positivo è che tutto ciò significa che il sistema creditizio nel suo complesso ha ricominciato a erogare prestiti ai cittadini. E tra fine 2016 e fine 2017, ad esempio, gli impieghi bancari alle famiglie consumatrici per l’acquisto delle abitazioni sono aumentati dell’1,9 per cento, mentre i dati del credito al consumo, includendo anche le finanziarie, indicano un +8,3 per cento.

Il ruolo economico delle famiglie italiane è importantissimo: il 60 per cento circa del Pil nazionale è riconducibile appunto ai consumi dei nuclei familiari.

L’eventuale aumento dell’Iva potrebbe però compromettere la loro tenuta economica, soprattutto delle famiglia meno abbienti e di quelle residenti nelle realtà più in difficoltà del Belpaese.

“Anche se fosse solo selettivo – spiega il coordinatore il coordinatore Paolo Zabeo – peggiorerebbe, in particolar modo, la situazione economica delle famiglie meno abbienti. E nemmeno l’operazione meno Irpef più Iva sarebbe a saldo zero. I dieci milioni di contribuenti Irpef che rientrano nella no tax area, tra i quali i disoccupati e coloro che percepiscono una pensione di invalidità, non avrebbero alcun benefico dall’introduzione della flat tax. Per contro, subirebbero un aumento dei prezzi di beni e servizi che toglierebbe loro ulteriore liquidità”.

A fine 2017, le famiglie più esposte con le banche risultavano abitassero in Lombardia. Al primo posto quelle residenti nella provincia di Milano, con un debito di 29.595 euro; al secondo quelle di Monza-Brianza, con 29.078 euro e al terzo le residenti a Lodi, con 27.631 euro. Appena fuori dal podio troviamo Como, dove il debito medio ammontava a 27.501 euro.

Agli ultimi posti della graduatoria nazionale “indebitamenti”, invece, le famiglie residenti nel cosiddetto profondo Sud, come quelle di Reggio Calabria, con un debito di 10.301 euro, e di Vibo Valentia, con 9.411. Le famiglie meno indebitate d’Italia, infine, sono ubicate a Enna, con un “rosso” che si è attestato a 9.169 euro.

“La maggiore incidenza del debito sul reddito – conclude Zabeo – si riscontra nelle famiglie economicamente più deboli, vale a dire in quelle a rischio esclusione sociale che, statisticamente, sono tornate a crescere paurosamente, visto che gli effetti della crisi hanno accentuato, anche da noi, il divario tra poveri e ricchi”.

 


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17 agosto, 2018

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