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Sutri - Il sindaco non indietreggia dopo l'esposto per "un'aggressione fascista" - Per il critico, fuori anche il vice Casini se appoggia il consigliere di maggioranza, sempre che l'amministrazione non cada prima

Sgarbi: “Se Amori viene in consiglio chiamo i carabinieri per cacciarlo”

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Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi

Felice Casini e Vittorio Sgarbi

Felice Casini e Vittorio Sgarbi

Matteo Amori

Matteo Amori

Sutri – “Matteo Amori non lo voglio in maggioranza e nemmeno in consiglio comunale, si deve dimettere”. Vittorio Sgarbi è una furia. Il critico d’arte e sindaco di Sutri non indietreggia di un millimetro dopo l’esposto presentato ai carabinieri, in cui accusa il consigliere di estrema destra, che fa parte della sua maggioranza, d’averlo ingiuriato e minacciato. “Un’aggressione fascista”. Così si legge nell’esposto presentato da Sgarbi.

Ieri, addirittura il primo cittadino è arrivato a paventare lo scioglimento della sua amministrazione: “A Sutri un potere affine a quello mafioso, sono pronto a chiedere al prefetto di sciogliere il comune”. Un attacco feroce.

Mentre sul suo nei fatti ex consigliere di maggioranza: “Il signor Amori – spiega Sgarbi – deve dimettersi da consigliere. Che vada all’opposizione, non me ne frega niente. Uno così non lo voglio vedere neanche dipinto. Se si presenta in consiglio, chiamo i carabinieri per cacciarlo via. Questa è la mia posizione, nessuna mediazione”. Felice Casini, vicesindaco di Sgarbi, ha mostrato vicinanza ad Amori, via social. Per l’esponente Udc, Sgarbi indica la stessa strada.

“Se Casini sostiene Amori – precisa Sgarbi – si dimetta con lui, visto che non è nemmeno consigliere”. A Sutri, a nemmeno due mesi dall’insediamento, l’amministrazione è a un passo dalla rottura. Un esposto contro un proprio rappresentante di maggioranza e un invito a dimettersi al proprio vice, non è esattamente indice di uno buono stato di salute. Anzi. Senza contare, la paventata ipotesi di chiedere addirittura lo scioglimento dell’amministrazione.

Come si sia arrivati all’accesa riunione raccontata ai militari, che ha poi portato al cataclisma politico a Sutri, lo spiega Sgarbi. “Ero in giro per il paese – ricorda il critico d’arte – perché ci sono vie da intitolare a personalità che abbiamo scelto, Benedetto Croce, Sergio Marchionne, Cesare Pavese. Verso le 16,30 arrivano amici illustri a trovarmi e continuo a girare con loro attorno a Villa Savorelli. Alle 16,59 chiamo Felice Casini, un singolare vicesindaco, dicendogli che la riunione è, come deve essere, a Villa Savorelli, sede comunale e sede del presidente del parco, che sono io”.

Stando a Sgarbi, i suoi consiglieri non sono d’accordo. “Volevano farla, non si capisce perché, in comune. Io invece avevo comunicato per tempo che si sarebbe tenuta a Villa Savorelli”. Dove poi si svolgerà. Non nei tempi previsti. “Arrivano con un’ora e un quarto di ritardo – ricorda Sgarbi – invece che alle 18, alle 19,15. Io comunico loro che il ritardo non va bene. Non solo per mancanza di rispetto nei miei confronti.

Siamo indietro su molte cose da fare il 14 e 15 settembre, quando vengono Emanuele Emanuele, Berlusconi. Ritardo, perché questa giunta lavora su cose che io ritengo non prioritarie. A quel punto, scatta questo personaggio con gli insulti, del tutto privi di logica e rimproverandomi a sua volta un ritardo, a un consiglio comunale. Ma ero in parlamento”.

È la seduta in cui è stato approvato il nuovo statuto comunale. “Avevo detto al vicesindaco di presiedere, visto che ci tiene tanto a fare il sindaco – dice ancora Sgarbi –. Io sono arrivato alla fine. Amori sosteneva che io abbia mancato di rispetto a loro col mio ritardo. In realtà erano lì solo per avere posti.

Volevano fare una riunione della maggioranza. Invece, c’erano pure miei collaboratori. Questo li ha fatti saltare completamente. Ma io ritengo di dover essere trasparente”. Sgarbi si addentra anche nei ruoli per i suoi rappresentanti di maggioranza. “Amori pretendeva di fare l’assessore e non poteva – osserva Sgarbi -. Si era pensato di valutare l’ipotesi di nominarlo, si figuri, presidente del consiglio comunale. Cosa che dimostra la mia totale disponibilità alle loro richieste, quando avevano un senso.

Ho fatto una riforma dello statuto in cui è prevista la figura del presidente del consiglio, che prima non c’era. È la prova che io non ho nessuna indisponibilità, ma certo non sono lì a farmi mettere nell’angolo da chi chiede ruoli, tra i quali uno anche impossibile, l’assessore del parco, quando un parco regionale il presidente ce l’ha ed è il sindaco. Questa sete di posti che è intollerabile”.

Fermo sulle sue posizioni, il sindaco non molla. “Io rimarrò finché necessario – spiega Sgarbi – non voglio fare nessun compromesso con gente priva di ogni logica e assetata solo di potere. Non voglio discutere con bambini. Quando avrò finito il mio programma me ne andrò, sappiano che non ho intenzione di cedere su nessun punto. Finito il programma che ho in mente me ne vado. Gente così, non è civile”.

Sgarbi ammette che da Amori non si aspettava la reazione che ha segnalato nell’esposto ai carabinieri. “Una simile violenza non me la sarei immaginata – conclude Sgarbi – Amori mi era pure simpatico. Mi era simpatico, ma i fascisti non mi piacciono e nemmeno quelli che vengono a pretendere”. Le strade tra Sutri e il critico d’arte-sindaco sembrano pericolosamente separasi.


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24 agosto, 2018

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