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“Tassa di soggiorno, il comune vuole solo fare cassa”

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Massimo Erbetti [4]

Massimo Erbetti

Viterbo – Aumento della tassa di soggiorno. L’idea circola in comune, avanzata dall’assessore a Turismo e Cultura Marco De Carolis. Idea che non piace molto a Massimo Erbetti, consigliere Movimento 5 stelle. “Una proposta – spiega Erbetti – che racchiude in sé una preoccupante visione di ciò che potrà accadere nei prossimi cinque anni a Viterbo nell’unico settore economico con qualche possibilità di sviluppo.

Non è l’idea in sé stessa di ritoccare la tariffa che contestiamo, ma la completa assenza di una visione programmatica del suo utilizzo, che ricordiamo essendo una tassa di scopo deve essere utilizzata per scopi attinenti al settore turistico”.

Da qui la domanda. Rincaro per farne cosa? “Ancora una volta, in perfetta continuità con la precedente amministrazione – continua Erbetti –  si pensa solo a far cassa, in modo approssimativo per quanto riguarda l’acquisizione delle risorse economiche, senza prendere alcun impegno verificabile sulla programmazione, pianificazione ed interventi, derivanti dall’acquisizione di queste risorse.

L’assessore non pensa che sarebbe anche necessario istituire un tavolo di lavoro con le strutture ricettive? Inoltre, nel territorio comunale i soggetti riscossori l’imposta di soggiorno (strutture alberghiere ed extralberghiere), sono circa 130, mentre sempre nel territorio comunale, sono presenti anche circa 70 locazioni turistiche. Non capiamo perché non si pensi di inserire anche questi tra i soggetti riscossori dell’imposta, prima di pensare di aumentare l’imposta.

Infine anche a Viterbo, come già accade in molte città, si dovrebbero prendere accordi con le piattaforme tipo Airbnb, affinché queste riscuotano direttamente l’imposta per poi versarla alla tesoreria del comune.

Questa pratica – conclude Erbetti – porta evidenti benefici in termini di importo totale di imposta versata e tutela delle attività regolarmente autorizzate (alberghiere ed extralberghiere) che devono affrontare una concorrenza sleale da parte di strutture abusive che al momento non possono essere identificate”.


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