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Attentato alla macchina di Santa Rosa - I messaggi di Denis Illarionov agli amici prima, durante e dopo il lancio dell'ordigno - Il gip nell'ordinanza d'arresto: "Ha agito con coscienza e volontà di incutere timore"

“Vado a scopa’, poi tiro la bomba”

di Raffaele Strocchia
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Denis Illarionov

Denis Illarionov

Viterbo - Santa Rosa - Sulla destra indicato dalla freccia il fumogeno

Viterbo – Santa Rosa – A destra, indicato dalla freccia, il fumogeno – Clicca sulla foto per ingrandire

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno

Viterbo – Santa Rosa – Il lancio del fumogeno

Trasporto della macchina di santa Rosa - Il fumogeno lanciato all'inizio di via Garibaldi

Trasporto della macchina di santa Rosa – Il fumogeno lanciato su via Garibaldi

Viterbo – Quell'”ordigno incendiario di fattura artigianale” con cui voleva attentare alla macchina di santa Rosa, Denis Illarionov lo chiamava in diversi modi. “Bomba” e “mattone” su tutti.

Era “un oggetto – è spigato nell’ordinanza d’arresto – formato da più candelotti. Tenuti insieme con una miccia”. Miccia che il 24enne avrebbe “acceso con la sigaretta che stava fumando o con l’accendino”. Quell’ordigno, realizzato anche con “cartone e nastro per bendaggi” e avvolto in “un pacco di pasta Barilla”, Illarionov lo ha fatto “esplodere” il 3 settembre del 2015. Durante il trasporto della macchina di santa Rosa.

Per tre anni il responsabile di quel folle gesto è rimasto ignoto. Per tre anni i poliziotti della questura di Viterbo hanno avuto in mano solo un identikit. Un identikit a cui non riuscivano a dare un nome. Glielo hanno dato nei quattro mesi appena trascorsi, quando (forse) avevano perso le speranze. Anche perché il fascicolo era già stato “archiviato” dal gip. Il 20 ottobre scorso, quando di anni ne erano già trascorsi due.

Il nome a quell’identikit i poliziotti della questura di Viterbo, e in particolare gli agenti della Digos di Monia Morelli, lo hanno dato dopo che l’Fbi ha segnalato Denis Illarionov come potenziale terrorista internazionale: aveva inneggiato all’estremista islamico Sayfullo Saipov ed esaltava gli autori di stragi compiute negli Stati Uniti. E mentre svisceravano il passato del 24enne, tra i cinque gigabyte di materiale informatico che stavano analizzando, si sono imbattuti in “un fitto scambio di sms e messaggi Whatsapp”. Tra Illarionov e un paio di amici. Messaggi dal contenuto inquietante e inequivocabile, che per il gip Francesco Rigato hanno “permesso di evidenziare in termini di certezza la piena responsabilità” del 24enne.

Tra le 19,33 e le 19,40 del 3 settembre 2015, Illarionov invita i suoi amici a seguire il lancio dell’ordigno in televisione. “Fanno la diretta (del trasporto, ndr) su diversi canali – scrive -. Poi vede’ a bomba da casa. Io vado a cagare, poi i nostri contatti se perdono. Vado a scopa’, poi tiro la bomba. Ciao, ciao”. Alle 21,19 Illarionov è nel centro storico di Viterbo. Presumibilmente già in via Vetuolonia, la traversa di via Garibaldi da cui è partito l’ordigno. “Me so’ infilato in mezzo – fa sapere agli amici con un sms -, c’ho gente davanti e dietro (ride, ndr)”. Poi due messaggi scritti con l’alfabeto fonetico radiotelegrafico e decodificati dagli investigatori: “Silenzio radio fino a missione compiuta” delle 21,28, e “Fatto” delle 22,08.

Il 3 settembre di tre anni fa il “Sollevate e fermi” del capofacchino Sandro Rossi risuonò intorno alle 22. La macchina comincia a muoversi. Ma non percorre nemmeno cinquanta metri, che da via Vetulonia parte un ordigno simile a un fumogeno. L’obiettivo è chiaro: Gloria, che in quel momento si trova su via Garibaldi. Sono le 22,07. “L’ordigno – riepiloga il gip nell’ordinanza d’arresto -, pur indirizzato contro la macchina di santa Rosa, dopo averla urtata, finisce tra la folla. Sul lato opposto della strada, contro la serranda di un negozio in via Garibaldi. E ha anche ferito una donna. Una volta caduto a terra si è incendiato, liberando un fumo denso che si è diffuso rapidamente elevandosi ben oltre i tetti e provocando panico tra i numerosi presenti. Il gesto avrebbe potuto avere ben altre conseguenze, se l’ordigno si fosse acceso prima di impattare sulla macchina”.

Alle 22,50 Illarionov torna a scrivere agli amici: “Il mattone ha preso bene quasi a metà passaggio, ma per la mia distanza dalla via è arrivato sul bordo della strada e non al centro. Ma ha causato parecchio scompiglio, e ho dato una manata a uno per lo slancio. Gli ho dovuto chiede’ scusa perché a momenti je staccavo la testa. Il resto se vedrà domani sull’articoli”. E il 4 settembre, prima, tagga in un post su Facebook un suo amico (“Vacci – lo allerta via sms -, che ne vale la pena”), per poi “inviargli su Whatsapp – spiegano gli investigatori – il link del quotidiano online Tusciaweb che mostra i vigili del fuoco impegnati nello spegnimento dell’ordigno. Il fuoco era ancora acceso, in prossimità delle persone che tentavano di superare le corde di delimitazione per impegnare il percorso del trasporto”. “Ottimo lavoro”, la risposta dell’amico.

Nell’ordinanza d’arresto, il gip dipinge Illarionov come un ragazzo dall'”indole spregiudicata e violenta” e con “assenza totale di scrupoli”. “Elevata la sua pericolosità sociale, tenuto conto dell’oggettiva gravità dei fatti, con tutta evidenza idonei a destare un più che giustificato allarme sociale. Ma anche della personalità dell’indagato, che non ha smesso di inneggiare alla violenza e di procurarsi materiale per la realizzazione di ordigni e materie esplodenti come quelli utilizzati il 3 settembre 2015”.

Per il gip, il 24enne è “palesemente animato da intenti violenti”. E la sera del 3 settembre di tre anni fa ha “mirato a suscitare tumulto, pubblico disordine e ad attentare alla sicurezza pubblica. Illarionov – conclude il giudice – ha agito con coscienza e volontà di incutere timore. Ben conscio, oltretutto, del concreto pericolo cui la sua azione ha esposto la folla”. L’ordinanza d’arresto per violazione della legge sulle armi è stata notificata al 24enne in carcere, dove si trova dal 12 marzo con l’accusa di strage.

Raffaele Strocchia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 agosto, 2018

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