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Politica - Silvio Franco interviene sulla questione dell’aeroporto di Viterbo

“Aeroporto, si studino gli impatti e si rendano partecipi i cittadini”

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Silvio Franco

Silvio Franco

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Scrivo per intervenire sulla questione dell’aeroporto di Viterbo, argomento che in questi ultimi giorni ha trovato spazio nelle pagine del quotidiano Tusciaweb.

La motivazione di questa mia decisione è duplice.

La prima, di ordine professionale, è legata all’impegno che ho dedicato nell’approfondire questo tema con uno studio che ha dato origine a un volume pubblicato nel 2012 (Franco S., “Opinione pubblica e impatto delle infrastrutture – L’aeroporto di Viterbo”, Franco Angeli). La seconda, di ordine più “politico”, riguarda il potenziale ruolo di assessore allo Sviluppo Economico e al Turismo che avrei assunto nel caso in cui la candidata Chiara Frontini fosse stata eletta sindaco della nostra città alle recenti elezioni amministrative.

Uno scalo aeroportuale in cui si prevede il transito di diversi milioni di passeggeri ogni anno ha impatti significativi sul territorio, sia sulla sfera socio-economica, in cui vanno inquadrate anche le implicazioni legate al turismo, sia sull’ambiente.

In una tale situazione, il compito dello studioso è quello di prevedere tali impatti e analizzarne le potenziali conseguenze per poter offrire informazioni utili a chi dovrà assumere decisioni a riguardo.

Il ruolo dell’amministratore pubblico è invece quello di considerare con attenzione i possibili scenari, valutandone le implicazioni positive e negative sulla collettività, e, sulla scorta di tale valutazione, condurre il processo di decisione.

In tale processo, tuttavia, non può essere ignorato il parere dei cittadini, soprattutto quando il tema oggetto di decisione non è esplicitamente inserito nel programma che gli amministratori si erano prefissati di attuare una volta eletti.

Sul tema dell’aeroporto civile, per tornare in argomento, l’indagine svolta a suo tempo su un campione di cittadini viterbesi mostrava chiaramente come il consenso sulla realizzazione dello scalo fosse tutt’altro che unanime. In particolare, oltre la metà degli intervistati erano contrari o indecisi e quasi i due terzi erano preoccupati per gli impatti ambientali che avrebbe generato.

Inoltre, aspetto a mio avviso fondamentale, la preoccupazione e il dissenso crescevano con il livello di informazione dei cittadini sulle caratteristiche strutturali e operative che lo scalo avrebbe assunto.

Questi risultati, che a suo tempo condivisi con la stampa locale e con alcuni amministratori (ai quali inviai una copia del volume), erano oggettivamente abbastanza lontani dall’incondizionato entusiasmo per tale opportunità da parte dei politici locali che, anzi, facevano a gara per accaparrarsi il merito di quella che sembrava l’imminente realizzazione dell’infrastruttura.

Alla luce della possibilità che l’idea possa riprendere corpo e che parta una nuova ondata di entusiasmo per “il terzo aeroporto del Lazio”, sento il dovere di richiamare l’attenzione sulla necessità che, prima di avviare qualunque processo decisionale, si studino con professionalità e rigore scientifico gli impatti economici, sociali e ambientali dell’infrastruttura e, dopo avere dato ampia risonanza ai risultati di tali analisi, si rendano partecipi i cittadini di una decisione che avrà ricadute significative sul nostro territorio e sulla sua collettività.

Sono passati sei anni, ma ritengo utile ribadire quanto affermavo nelle conclusioni del mio studio:

“Le infrastrutture, in particolare quelle di trasporto, incidono sulla qualità della vita dei residenti, migliorano la fruibilità economica e turistica dell’area e, inevitabilmente, ne modificano il patrimonio ambientale e culturale.

In questa prospettiva, allora, non può essere soltanto il risultato di un’analisi costi-benefici, per quanto rigorosa e approfondita, a determinare l’opportunità di realizzare un’infrastruttura. Lo è, invece, e in termini assolutamente prioritari, la coerenza con gli obiettivi di sviluppo di un territorio e con le strategie più adeguate per conseguire tali obiettivi.

Ne consegue che le infrastrutture di trasporto necessitano, prima ancora del consenso per la loro costruzione, di una partecipazione attiva da parte delle comunità locali nell’individuare la loro stessa opportunità. La realizzazione dell’infrastruttura è il punto di arrivo di un percorso che parte dall’ascolto delle esigenze del territorio, per passare dalla condivisione degli obiettivi più generali della comunità e proseguire con una verifica approfondita che l’infrastruttura stessa si inserisca organicamente nel tessuto locale, integrandosi con le risorse locali e contribuendo alle finalità che la collettività si è posta.

È questo un processo molto complesso la cui possibilità di attuazione affonda le radici nella volontà di partecipazione delle comunità locali e nella capacità dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti e amministratori sulla base della loro credibilità, competenza e visione di lungo periodo”.

Silvio Franco


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24 settembre, 2018

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