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Milano - La difesa: "Alleggerita ulteriormente la sua posizione del commerciante viterbese"

Bancarotta milionaria, il riesame dice no alla revoca dei permessi lavorativi

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L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L'avvocato Pietro Porri

L’avvocato Pietro Porri

Milano – Ha rischiato di vedersi revocare i permessi lavorativi ottenuti dopo quattro mesi di arresti domiciliari, ma il tribunale del riesame di Milano ha respinto il ricorso dell’accusa, dando ancora una volta ragione alla difesa di Luca Fazi e alleggerendo con tale decisione ulteriormente la posizione del viterbese.

A distanza di quattro mesi dal clamoroso arresto, lo scorso maggio Luca Fazi, difeso dagli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta, ha ottenuto un alleggerimento della misura, con la concessione dei permessi lavorativi che gli hanno consentito di riaprire la sua attività commerciale, cui contestualmente all’arresto erano stati posti i sigilli.

“Il pubblico ministero milanese ha però fatto appello, chiedendo la revoca dei permessi lavorativi – spiegano i difensori – ma il tribunale del  riesame, ancora una volta, ha dato ragione alla difesa, ribadendo che le sue modeste condizioni economiche mal si conciliano con la presunta partecipazione a una scalata milionaria e ridimensionando così ulteriormente la posizione di Fazi, che è solo una vittima”. 

Luca Fazi è il commerciante del capoluogo, titolare di una piccola copisteria al Paradiso, “Non solo copie” di via della Caserma, rimasto invischiato nella maxinchiesta della procura del capoluogo lombardo sul crac della società immobiliare quotata in borsa Hi Real Spa.

Un caso che ruota intorno alla colossale cifra di oltre venti milioni di euro e sul quale sta indagando per associazione a delinquere transnazionale la Dda di Milano. 

Della copisteria di Fazi, arrestato lo scorso 16 gennaio dalla guardia di finanza assieme ad altre otto persone, si sarebbe servito settimanalmente, per cinque anni, Franco Maria Mattioli, uno degli altri quattro imputati viterbesi del processo che, a tempo di record, si è aperto a giugno a Milano. “Un cliente come tanti altri”, secondo la difesa. 

Alla prossima udienza, il 18 settembre, tanto per rendere l’idea dello spessore giudiziario della vicenda, saranno sentiti i vertici della Consob. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere transnazionale finalizzata al riciclaggio di denaro, alla falsificazione di documenti, alla truffa, alla bancarotta fraudolenta e all’esercizio abusivo di attività finanziaria.

In carcere sono finiti il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi, oltre allo spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi, oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Silvana Cortignani

 


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7 settembre, 2018

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