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Ho visto cose che voi umani... - Lettera aperta a una giovane donna che partecipando a Miss Italia sta tentando di cambiare il costume e il nostro a priori

Cara Chiara Bordi questa volta hai leonardato… perché il cuore è un occhio

di Carlo Galeotti

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Tarquinia - Chiara Bordi

Tarquinia – Chiara Bordi

Tarquinia - Chiara Bordi

Tarquinia – Chiara Bordi

Tarquinia - Chiara Bordi Tarquinia - Chiara Bordi

Tarquinia – Chiara Bordi

Viterbo – Cara Chiara Bordi,

gli insulti di tal Mirella Improta, o chi per lei, non hanno fatto che scatenare l’affetto, la simpatia e l’apprezzamento per quello che stai facendo. E per la tua bellezza.

Ecco, al di là della solidarietà e della tua bellezza oggettiva, mi piace analizzare un po’ quello che stai facendo.

Premessa storicometodologica: mi sono occupato di handicap in tempi in cui non era questione all’ordine del giorno.

Ho partecipato e animato, negli anni Settanta, la Lega per il diritto al lavoro degli handicappati che raccolse 50mila firme in tutta Italia e presentò una proposta d’iniziativa popolare in parlamento. Una proposta di legge per riformare la legislazione sul lavoro che riguardava i portatori di handicap. All’epoca era questa la terminologia.

Ne facevano parte tanti personaggi di caratura. Ricordo la figlia del sindaco di Napoli, Valenzi. La radicale Rita Bernardini, con la sua affilata intelligenza. Un cantautore e pittore come Mauro Brilli, viterbese d’adozione. Ma il personaggio con cui entrai in contatto che più mi impressionò fu Rosanna Benzi, che si trovava a Genova all’ospedale San Martino. Chi era Rosanna? Era innanzi tutto un gigante. Era anche una scrittrice, una donna che cambiava i paradigmi. Una donna di una forza e voglia di vivere incredibile.

Rosanna viveva in un polmone d’acciaio. E alle volte con un polmone d’acciaio “portatile” andava a teatro o in altri luoghi pubblici. Questo accadeva raramente. Una volta ci disse: “Vado a teatro, perché una volta che hanno visto me hanno visto tutto…”. In quegli anni c’era un grande movimento a Viterbo e in Italia per i diritti degli handicappati.

A Viterbo si svolgevano i Giochi dell’avvenire, c’era una forte squadra di pallacanestro, molti ragazzi e ragazze uscirono da Villa Immacolata per vivere nelle case famiglia. Col risultato che lo stato spende meno e questi cittadini vivono meglio e in autonomia. Animavano quel movimento, tra gli altri, due personaggi incredibili, che oggi si fa fatica a immaginare, Paola Grispigni e don Franco Magalotti. Che vivono e continuano a impegnarsi in vario modo nelle nostra provincia. E c’era anche un gruppo di ragazzi del liceo scientifico Ruffini, di cui facevo parte.

In quegli anni fu stilato il primo progetto di abbattimento delle barriere architettoniche della città. Riuscimmo a fare in modo che i portatori di handicap potessero arrivare autonomamente in consiglio comunale.

Questo solo per dire che in qualche modo mi sono occupato della questione. La questione dei diritti dei portatori di handicap. Me ne sono occupato per anni in prima persona, verrebbe da dire. Quando si prendeva la parola in un’assemblea pubblica usavamo dire: “Noi handicappati…”. Per sottolineare proprio che non c’era nessuna differenza e che si condivideva fino in fondo la sorte degli altri. Per dire che le uniche barriere esistenti erano “barriere di cultura”, come scriveva e cantava proprio Mauro Brilli.

Ecco io credo che quello che stai facendo sia legato con un filo rosso a quell’afflato politico-sociale. Un filo rosso ti lega a Rosanna Benzi. Un gigante. Ripeto. A cui un papa come Giovanni XXIII nel 1963 non poté fare a meno di scrivere per “ringraziarla per la sua voglia di vivere”.

Oggi tutto è cambiato e gli strumenti sono diversi. Ma il segno è lo stesso. Il tuo coraggio, la tua voglia di vita, la tua voglia di cambiare i paradigmi di pensiero sono gli stessi. È la stessa, la voglia di abbattere le “barriere di cultura”.

Quando ho visto cosa stavi facendo, tutto questo mi è venuto in mente. Ho pensato che una ragazza molto giovane stava affrontando il suo problema in modo pubblico. Senza ripiegarsi su se stessa. Senza frignare. Ponendo una questione di costume, di visione del mondo. Un gesto politico, quando la politica è una cosa seria.

Ponendo un problema profondo e rivoluzionario. Superare un vecchio paradigma di bellezza. Si badi bene: la bellezza non è questione superficiale. E’ questione fondamentale, anzi. La bellezza come deve essere intesa. Kalòs kai agathòs, bello e buono ci hanno spiegato i greci. Io aggiungerei che la bellezza è data anche dall’intelligenza. Dalla capacità di intelligere il reale.

Poi, come accade nel tuo caso in questo momento, si può andare oltre l’intelligere. Si può leonardare. Sì, leonardare. Sebastian Matta, nell’introduzione alla sua mostra di molti anni fa a Viterbo dallo splendido titolo Il cuore è un occhio, scriveva che i grandi geni, da Kant a Freud, leonardano. Cioè vedono al di là della superficie delle cose. Al di là dell’aspetto sensibile delle cose. Vanno al di là dei paradigmi esistenti, direbbe Thomas Kuhn.   

E per leonardare non c’è bisogno di essere dei geni in servizio permanente effettivo. Può capitare anche a tutti noi una volta nella vita.

Io credo che tu abbia leonardato, questa volta.

Cambiando il senso stesso della parola “bellezza”. Rendendolo più complesso, più profondo, più largo. Più umano.

Cara Chiara, stai cambiando in realtà qualcosa di più profondo. Stai cambiando il nostro a priori. Perché la bellezza non sta nelle cose, ma nel nostro occhio, nel nostro a priori. Diceva il kantiano Goethe che l’occhio non vedrebbe il sole se non fosse solare. E è ancor più vero che non vedrebbe la bellezza se non l’avesse in sé.

Hai leonardato anche trasformando, ancora una volta, il concorso di Miss Italia. Cosa che nella sua storia è accaduto molte volte. E forse proprio per questo sopravvive e vive. Rendendolo più bello, perché più intrinsecamente intelligente. Rendendolo più visionario.

E va ricordato che da quel concorso, così vituperato da certo femminismo di scarto privo di pensiero, sono nate personalità che hanno fatto la storia del cinema, della cultura, del costume. Dalla grande Sofia Loren che ci ha regalato, con De Sica, quel monumento all’arte della recitazione che è La Ciociara, a Silvana Mangano, Gina Lollobrigida, Stefania Sandrelli… Per dire di grandi personalità della storia italiana e a volte mondiale.

Da Miss Italia è emersa una bellezza innovativa e di una modernità abbagliante come quella della nostra conterranea Alice Sabatini. Una bellezza tanto avanti che forse non è stata compresa e apprezzata come doveva. Ma c’è tempo per rifarsi.

Tutto questo per dirti che questa sera voterò per la prima volta al concorso di Miss Italia. E già so per chi voterò. Voterò per una giovane donna che mi ha insegnato che in questo paese allo sbando si può ancora leonardare. Si può ancora pensare. Si può ancora immaginare e costruire il futuro. Nonostante tutto.

Grazie.

Carlo Galeotti


Come votare Chiara Bordi
I numeri per il televoto sono 894100, da rete fissa, e 4770471 via sms. 08 il codice di Chiara Bordi.


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17 settembre, 2018

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