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I cazzi di Michelangelo e la cacotopìa di Bentham…

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Il nudo di Von Gloeden censurato [4]

Il nudo di Von Gloeden censurato

Il David di Michelngelo [5]

Il David di Michelangelo

Una foto di nudo di Wilhelm von Gloeden [6]

Una foto di nudo di Wilhelm von Gloeden

Viterbo – Caro Vittorio Sgarbi,

la censura delle fotografie di Von Gloeden da parte del signor Facebook dovrebbe farci riflettere. 


Articoli: Vittorio Sgarbi: “Così Facebook censura i valori del mondo omosessuale” [7] – Il Codacons denuncia Facebook all’Agcom per la censura a Sgarbi [8]


E non solo per la “censura ai valori del mondo omosessuale”, ma perché Facebook è l’emblema di questa era dell’incompetenza.

Questo è il mondo dell'”uno vale uno”, bellezza. Vien da dire. E allora che vuoi? Il signor Facebook fa il suo sporco lavoro. Sbassando e omogeneizzando. Non distinguendo. Non percependo. Non pensando.

Quando avevamo 18 anni aspettavamo che uscisse il nuovo numero di Photo per vedere le foto dei grandi maestri del nudo da David Hamilton a Helmut Newton. Scoprimmo lì, e non solo, proprio Wilhelm Von Gloeden. Con i suoi nudi che magicamente riportavano i ragazzi siciliani alle loro origini. Alle nostre origini. Facendoli vestire come gli antichi greci e facendoli posare al modo delle statue e dei dipinti greci.

Nella mia biblioteca, sperando che il termine non offenda nessuno, da qualche parte devo ancora avere i numeri di Photo. Ecco ora il signor Facebook ci spiega che quei nudi vanno censurati. Circoscrive con paletti insormontabili e incontestabili i limiti del nostro concetto di bellezza e di morale. E non c’è appello. Tutto è affidato a un deficiente algoritmo made in Usa. Ciò che è permesso e ciò che non è permesso. E forse a qualche moderatore ignorante. Incompetente.

Se uno vale uno, il cazzo dipinto da Michelangelo nella cappella Sistina o scolpito nel marmo vale quello disegnato su un muro da un ragazzino. Perché uno vale uno. A proposito “cappella” si potrà usare? Che ne dice il signor Facebook?

Uno vale uno e basta. E la nazione si sta adeguando al clima creato dai grandi leader dell’incompetenza Di Maio e Salvini.

Ci sono madri che si raccomandano disperate con i figli: “Non iniziare a leggere i libri, altrimenti non diventi vicepresidente del consiglio”.  Oppure: “Non mettere gli occhiali, che sembra che ti piace studiare”. E ancora: “E smettila con ‘ste parolacce… distopia, cacotopìa…”. E il figlio: “Ma mamma, sono John Stuart Mill e il Jeremy Bentham…”. La mamma: “E insisti con questi depravati…”. Sembra che un padre abbia tentato di suicidarsi perché il figlio voleva andare a Cambridge. Neppure in una mediocre università italiana, ma a Cambridge voleva andare lo sventurato.

I ragazzi per non farsi scoprire si chiudono nelle loro camerette al buio e sotto le coperte leggono il Cantico dei cantici. Sì, avete capito bene: il Cantico dei cantici. Il cantico dei cantici nella perversa traduzione di Diodati… Capito, Giovanni Diodati. Nell’edizione critica di Michele Ranchetti. Nella collana I Meridiani. Un testo pieno di porcherie, secondo il signor Facebook. Con tette come cerbiatti. Ombelichi che son coppe da cui bere. Profumi inebrianti del sesso e della mirra… che una impudica amante riversa tra le mammelle. Roba forte per il signor Facebook che non sa di tutta la poetica erotica da Giorgio Baffo, poeta della Mona, a Baudelaire…

E non entro nel versante dell’iconografia del nudo… 

I padri del pensiero liberale erano giustamente preoccupati per la possibile dittatura della maggioranza. Ora siamo alle prese con la dittatura degli algoritmi. Algoritmi spesso creati da ingegneri che nulla sanno di stato di diritto, di democrazia. E soprattutto nulla sanno di bellezza, di erotismo, di libertà.

Forse è tempo di mettere a fuoco queste questioni. E forse ci vuole proprio la forza mediatica di uno Sgarbi per mettere in discussione i giganti intoccabili del web. Prima che l’idea di bellezza e morale del Braghettone di turno ci annienti. Ci riduca a una certamente non aurea mediocrità.

Insomma è ormai chiaro che sul web servono le brigate partigiane della bellezza, della cultura e della libertà. Iniziamo a organizzarci…

Carlo Galeotti


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