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Feto nel cassonetto, madre rintracciata dall’interpol a Londra

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Feto nel cassonetto - La polizia sul posto [3]

Feto nel cassonetto – La polizia sul posto

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Feto nel cassonetto – La polizia sul posto

Viterbo – (sil.co.) – Spiccato mandato di cattura europeo per Elisaveta Alina Ambrus. La donna sarebbe stata rintracciata e fermata venerdì notte a Londra dagli agenti dell’Interpol e condotta in una caserma della capitale britannica per le pratiche per il rimpatrio.

In Italia deve scontare una pena, diventata definitiva, a quattro anni e otto mesi di reclusione per la morte della figlia trovata cadavere, il 2 maggio 2013, tra i rifiuti, in un cassonetto del Salamaro. Il via libera alle ricerche su scala internazionale è arrivato a maggio.

E’ la ballerina di night d’origine romena, oggi 28enne, condannata in via definitiva a cinque anni in appello lo scorso mese di febbraio per l’infanticidio della figlioletta nata di sette mesi in seguito all’assunzione di un farmaco per stimolare le contrazioni, procurato grazie a una ricetta falsa di un amico infermiere di Belcolle, Graziano Rappuoli, per il quale è ancora in corso il processo di primo grado davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo. 

Andata via dall’Italia nel novembre 2013, dopo sei mesi di carcere, la 28enne inizialmente sarebbe tornata in Romania dal figlio primogenito, nato nell’agosto 2012, che aveva affidato alle cure dei genitori, per tornare a lavorare nel locale notturno del Poggino, a Viterbo, dove era impiegata come intrattenitrice. A sorpresa, invece, sarebbe stata rintracciata non più in Romania ma in Inghilterra, a Londra, dove da qualche tempo si sarebbe trasferita assieme al marito. 

La 28enne, condannata a dieci anni in primo grado per omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso, si è vista dimezzare la pena in seguito alla riqualificazione del reato ottenuta dal difensore Samuele De Santis.

Infanticidio e non omicidio volontario, per via delle “condizioni di abbandono materiale e morale dovuti alla giovane età, alla situazione di particolare sfavore e stress pisicofisico nel quale si colloca la gestazione e il parto, all’avere dato alla luce un bambino nove mesi prima, alla condizione di solitudine esistenziale per la lontananza del compagno in Romania, all’avere nascosto la gravidanza a tutti anche alla coinquilina, alle serie difficoltà economiche in cui versava con risorse insufficienti a mantenere due figli, alle condizioni di degrado culturale e sociale, al genere di lavoro svolto, impiegata come ‘dama di compagnia’ presso un night club coinvolto in un’inchiesta che riguarda una presunta attività di sfruttamento della prostituzione svolta all’interno, e infine all’avere affrontato il parto e il travaglio da sola nel suo appartamento equindi in una struttura del tutto inadeguata, senza l’ausilio di personale tecnico sanitario, nè semplicemente di familiari e amici, mettendo seriamente in pericolo la sua vita.

La Ambrus, come detto, si è volatilizzata dall’Italia nel novembre 2013, quando è stata rimessa in libertà dopo sei mesi di carcerazione preventiva a Civitaveccchia, in un momento in cui era ancora accusata del meno grave reato di soppressione di cadavere, diventato omicidio volontario in cassazione al termine di un lungo braccio di ferro tra il pm Franco Pacifici e la difesa, conclusosi per la madre con l’ulteriore riqualificazione del reato da omicidio volontario a infanticidio in secondo grado. 

Nata in Romania il 31 dicembre 1989, appena un mese e mezzo dopo la caduta del muro di Berlino del 9 novembre dello stesso anno, la Ambrus aveva 23 anni quando nel 2012 è diventata madre per la prima volta, restando nuovamente incinta quando il piccolo aveva appena tre mesi. Se ne sarebbe accorta solo dopo essere tornata al suo lavoro da ballerina nel night club viterbese. 

Se tornerà in Italia, come sembra, la 28enne dovrà anche testimoniare al processo al presunto complice, l’infermiere Rappuoli, come chiesto sia dall’accusa che dalla difesa. Le sue parole potrebbero rivelarsi decisive per il futuro giudiziario dell’uomo che, tuttora imputato di omicidio volontario in concorso, rischia una condanna all’ergastolo. 

 


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