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Le botteghe storiche di Viterbo - Il gestore Giuliano Proietti ripercorre le vicende del locale che ha visto tra i suoi ospiti il grande regista

I tre re, il ristorante di Federico Fellini

di Valeria Conticiani

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Giuliano Proietti con la madre Eleonora Di Andrea - Proprietari de "I tre re"

Viterbo – Giuliano Proietti con la madre Eleonora Di Andrea,  proprietari dei Tre re

Il cappello che lasciò Fellini

Il cappello che lasciò Fellini

Ristorante "I tre re" - bottega storica, Viterbo

Viterbo – Ristorante I tre re, bottega storica

Giuliano Proietti

Giuliano Proietti

Viterbo – Il cappello di Fellini appeso all’appendiabiti. Tavoli e sedie dal sapore antico. Le foto di una Viterbo che fu.  Il ristorante I tre re è il più antico e tradizionale di Viterbo.  

Dal ‘600 a oggi ha accolto un vastissimo pubblico, con personaggi che vanno da Federico Fellini, appunto, a Gigi Proietti.  

Appena si entra sembra di stare sul set di un film che riporta al passato. Che sa di storia. Con arredi fuori dal tempo. E con una buona tavola dai sapori intramontabili. Un caldo salotto dalle dimensioni di una miniatura.

La leggenda narra che nel 1600 la locanda chiamata I tre mori ricevette in visita tre re. Il loro passaggio benefico fece arricchire l’oste che, per questa ragione, decise di tramutare il nome del ristorante in I tre re.

La famiglia Proietti gestisce questo ristorante dal 1994. Giuliano Proietti ha ereditato il mestiere di famiglia e, oltre a supportare nell’attività suo padre Giampiero, affianca sua madre, Eleonora Di Andrea, che, seppure giovane, ha una lunga esperienza nel campo della ristorazione, avendo iniziato a lavorare nel settore già dall’età di 13 anni.

Giuliano Proietti è affascinato dalla storia del suo ristorante ancor più dei suoi genitori.

Giuliano, cosa puoi raccontare sulla storia di questo posto?
 “Anticamente il locale era anche locanda. Con due stanzette al piano superiore dove si dice soggiornassero i pellegrini di passaggio. La pergamena incorniciata in alto all’ingresso del ristorante, riporta parte della storia di questo storico locale, la cui prima apertura risalirebbe al 24 agosto del 1603. Poi successivamente, il documento di licenza nel 1930 che vediamo qui fu firmato da un bibliotecario del comune di Viterbo, con marca da bollo e autorizzazione da parte del podestà, sotto lo statuto albertino. Nel ‘600 l’indirizzo del ristorante era piazza Santo Stefano, per via della chiesa di Santo Stefano che anticamente era qui accanto. Mentre l’attuale indirizzo esatto oggi è via Macel Gattesco 3, una viuzza che fa angolo sulla stessa piazza e il cui nome ora è piazza delle erbe”.

Questo arredamento parla da sé, a quando risale?
“Abbiamo trovato quasi tutto così. La boiserie risale al periodo compreso tra ’800 e inizio ‘900 ed è stata presa da altri antichi locali. Lungo tutto il perimetro delle pareti rivestite in legno, le foto incorniciate in bianco e nero raccontano la storia di Viterbo. Sono delle cartoline d’epoca e fotografie autentiche delle vie e piazze del centro storico della città. L’affresco dei tre re in fondo fa parte di questo ristorante e ne rappresenta l’identità. Tutti vogliono farsi una foto con questo sfondo”.

Che tipo di ospiti avete?
“Abbiamo ospiti di diversi tipi. Lavoriamo molto con clienti locali, soprattutto professionisti che vengono anche per pranzi di lavoro. Ma, grazie alla fama di cui ormai gode il nostro ristorante per la sua tipicità e alla posizione centrale, riceviamo molte visite anche da stranieri e turisti. Affascinati dalla nostra storia di cui spesso sanno più di noi viterbesi e degli italiani in genere. In questo ristorante persino Federico Fellini scelse di girare una scena del suo famoso film I vitelloni. Il primo tavolo entrando sulla destra fu proprio quello a cui si sedette. Lasciò qui il suo cappello di paglia. Che noi ancora teniamo appeso alla boiserie come un cimelio storico – dice Giuliano sorridendo e indicando quel cappello in mostra su una parete della sala da pranzo -. Negli anni più recenti, quando Gigi Proietti è stato qui a Viterbo per girare le scene della serie televisiva Il maresciallo Rocca ci scelse come suo posto preferito per pranzi e cene. Fu divertente, divenne come uno di casa. E ci raccontò tante storie. Oltre a lasciarci questa dedica che teniamo sempre qui esposta tra alcune nostre selezioni di vini pregiati”, racconta Giuliano indicando il diario con l’autografo del noto attore italiano.

La vostra cucina?
“La cucina che prediligiamo – prosegue a spiegare Giuliano – è quella alla vecchia maniera. Dove le cotture dai tempi lunghi vengono ancora rispettate. Proprio perché noi amiamo lo slow food, la cucina tradizionale, i piatti tipici e tradizionali, la qualità della materia prima e i sapori di una volta. Un duro lavoro che però ci appaga e premia e continua a farlo nonostante dal 2013 si sia avvertito un leggero calo. Prima senza prenotare era impossibile trovare posto. Ma comunque noi anche tuttora non possiamo lamentarci. E il nostro approccio resta sempre identico alle nostre origini. Questo è il motivo per cui ci vengono a cercare ancora. Perché offriamo tradizione nello stile e nei sapori. E in questo contesto poi ci sembra anche più coerente proporre una cucina tipica italiana e locale così curata e rispettosa del passato. Abbiamo sempre seguito la nostra impronta originaria. I clienti storici e affezionati tornano a trovarci anche per questo. La qualità del servizio e delle pietanze resta la nostra tradizione, il nostro punto di forza. E nonostante il cambiamento di tendenza da parte della società, nei gusti e nelle abitudini, noi non rinunciamo a tutto questo mondo che ci caratterizza e rende fieri di quello che facciamo con passione e selezione”.

Valeria Conticiani

27 settembre, 2018

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