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Viterbo - Santa Rosa 2018 - In tantissimi ai racconti sotto la macchina per i 40 anni dalla nascita

“Il Sodalizio è una famiglia in cui non deve mai mancare il rispetto”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Santa Rosa 2018 - I racconti sotto la macchina sulla nascita del Sodalizio

Viterbo – Santa Rosa 2018 – I racconti sotto la macchina sulla nascita del Sodalizio

Viterbo - Santa Rosa 2018 - I racconti sotto la macchina sulla nascita del Sodalizio

Viterbo – Santa Rosa 2018 – I racconti sotto la macchina sulla nascita del Sodalizio

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Viterbo – Santa Rosa 2018 – I racconti sotto la macchina sulla nascita del Sodalizio

Viterbo – “È una famiglia in cui non deve mai mancare il rispetto che c’era nel passato”. A 40 anni dalla costituzione del Sodalizio parlano i protagonisti. Ieri ai racconti sotto la macchina c’erano, Lorenzo Celestini, Guido Politini, Ezio Rocchetti, Rolando Ricci, Mario Sanna e Angelo Sordini. Loro che il Sodalizio lo hanno visto nascere e crescere negli anni. C’era anche il capofacchino Sandro Rossi. In tanti hanno partecipato, pieni i gradini del sagrato della basilica e in molti sono rimasti in piedi ad ascoltare. Una serata densa di ricordi e aneddoti. Canti ed emozioni sulla pelle.

A fare gli onori di casa il presidente Massimo Mecarini, ma prima di iniziare è stato proiettato “Quando gli Angeli impararono a volare” di Zucchi. “Abbiamo iniziato col Volo d’angeli – ha esordito il presidente Mecarini – perché è nei 12 anni di trasporto di questa macchina che è maturata la volontà di far nascere il Sodalizio”.

Quindi la parola è passata a Lorenzo Celestini che ha aperto dicendo “grazie al Sodalizio e grazie ai facchini per aver compiuto anche quest’anno il miracolo, Gloria è qui”, ha aggiunto indicando la macchina alle sue spalle”.

Poi riprendendo il tema della serata ha detto: “il 1967 è stato pubblicato il bando per la macchina in cui era contenuto il capitolato di appalto che recitava una frase precisa e cioè che l’appaltatore doveva attingere i facchini da un Sodalizio, se costituito.

I facchini erano e sono dei volontari. Si può dire che forse tutto si innescò dai contrasti col costruttore. Sotto la spinta dell’allora sindaco Rosati e dello stesso Zucchi, che era favorevole, si pensò di farlo nascere.

Al bar dello sport, al Pilastro, facemmo le prime riunioni. È lì che il 22 aprile 1968 alle 19 fu convocata da Zucchi la prima assemblea,  Nello venne nominato capofacchino e, per acclamazione, eletto presidente. Si votò solo per i consiglieri che erano sei. Oggi nessuno di loro c’è più, l’ultimo era Febbraro, che è venuto a mancare poco fa. Vicepresidente era Remo Patara”.

Del Sodalizio ha parlato anche Mario Sanna, facchino ricordato per mole, forza, bontà e carattere. “Nel ’68 – ha detto – anno dopo il fermo, ci fu la rivincita dei facchini. L’embrione del Sodalizio è nato lì con Nello che venne nominato capofacchino. Negli anni, ha avuto sempre più carisma ed è lui che lo ha fatto crescere.

Io personalmente ho tenuto a battesimo Lorenzo Celestini e poi Sandro Rossi. Loro due, all’inizio, portarono la macchina con timore, ma hanno fatto strada e ora sono nella spina dorsale del Sodalizio. Mi auguro che anche le nuove leve possano continuare a portare avanti questa manifestazione”.

Poi un aneddoto sulla cassetta da 150 chili usata per la prova di portata: “Era il ’68 – continua ancora Sanna – e Zucchi forse per verificare se fosse giusto mettermi al mio posto, mi disse che la cassetta era rotta e me la fece portare da un fabbro a via Mazzini. A spalla e a piedi. Non era facile darsi il cambio, per cui feci tutto il tragitto senza l’aiuto di nessuno: 300 metri ad andare a 300 a venire. Alla fine, non ci voleva credere ma da lì decisero che sarei stato un ciuffo“.

Guido Politini era presente alla costituzione del Sodalizio. “Ci siamo scordati alcuni che non ci sono più: Miralli, Corbucci, Rossetti e tanti altri a cui va un saluto particolare – ha detto -. Ringrazio il Sodalizio e i facchini che mi hanno voluto qui. Per me, dopo 7 anni lontano dalla macchina, stare dietro e stare accanto ai miei figli, che sono facchini, è una grande emozione.

Nel 1967 già lavoravamo a costituire il Sodalizio perché, prima i portatori erano scelti da quattro persone e dal costruttore.

Il secondo passo fu quello di cercare una sede perché avevamo occupato il comune. Ci dettero quindi una sala a San Pietro dove c’era l’orfanotrofio. Infine, arrivammo al palazzetto dove c’è la storia, ci sono i facchini e c’è Viterbo. Ai giovani dico di portare avanti questa tradizione che è una meraviglia”.

Ezio Rocchetti, invece, è stato presidente del Sodalizio. “Ero spalletta nel’67. In azienda da noi venne rivisto il traliccio del Volo d’angeli per renderlo più sopportabile. Mi sento onorato da viterbese di aver partecipato al fermo e alle modifiche. Così come di aver dato un contributo alla macchina di Joppolo e in questo modo alla tradizione”.

Rolando Ricci, che nel Sodalizio è stato sindaco supplente del primo consiglio direttivo, ha ricordato che “c’era gente fortissima. Mordecchi per esempio che con la cassetta a spalla faceva il giro della piazza di fronte alla chiesa e poi rientrava. Oppure Miralli che pesava una settantina di chili e che, forse per scommessa, portò la cassetta con sopra Nello.

Queste persone erano fidatissime di Peppe Zucchi che se le era cercate. Lo aiutavano anche nei lavori come il portare gli angeli a san Sisto. Si stava spesso insieme a fare i ceri e a chiacchierare. Passavamo le serate a lavorare per la macchina. Era una famiglia e vivevamo di piccole cose. Mi auguro che, anche adesso, possa essere così”.

Celestini ha approfondito l’aspetto normativo soffermandosi sulla transennatura e lo spargimento della pozzolana poi rientrate nel capitolato d’appalto e di cui deve occuparsi il costruttore. Sullo statuto ha detto che “mutuato dall’associazione dei bersaglieri, negli anni sono state fatte delle modifiche grazie a Rosario Scipio” e Mecarini ha continuato “aggiustamenti che lo hanno reso più acconcio alle esigenze del Sodalizio”. Un cenno poi allo scudetto, Luciano Ilari e il palazzetto.

Quindi la figura del capofacchino. Prima era il costruttore, infatti, che guidava la macchina. L’86 fu l’ultimo anno. A parlarne ci ha pensato chi questo ruolo lo conosce e lo sa fare bene. “In quell’anno – ha raccontato Sandro Rossi – quando Armonia celeste nell’ultima curva prima della posata finale si inclinò sulla destra, siamo stati sotto la macchina alcuni minuti senza sentire niente. Nessuna voce per 4 o 5 minuti. Un momento di panico. Restammo fermi sul posto. Intervenne poi Nello che ci disse cosa fare. La guida quindi passò al Sodalizio e al capofacchino eletto dall’assemblea e persona di fiducia del Sodalizio stesso. È il motore che accende la benzina”.

Sono stati ricordati anche i 650 giovani viterbesi morti nel primo conflitto mondiale, nell’anno del centenario della vittoria mutilata del conflitto. “Il 3 settembre 1918 – ha detto Mecarini – la macchina ha ripreso il suo cammino dopo tre anni di stop”.

Quindi Sanna ha preso la parola: “All’epoca – ha raccontato Sanna – mio padre, che aveva 17 anni, mi raccontò che si era convinti che se non passava la macchina la guerra non sarebbe finita. Le persone idonee al trasporto, però,  erano tutte in guerra, quindi vennero scelti dei giovanissimi. La macchina passò e, a due mesi esatti dal trasporto, a novembre, la guerra finì. Per i viterbesi era stata santa Rosa. Questa è la fede che abbiamo noi in lei”.

Nel 2013, poi, è arrivato il riconoscimento Unesco. Ma il lavoro, come ha spiegato Celestini, è partito da prima. “Al 25esimo anniversario del Sodalizio – ha raccontato -. Eravamo all’Unione e c’era l’allora presidente della Regione Storace a cui lanciai questa proposta, perché credevo che questa manifestazione meritasse un riconoscimento. Ci siamo arrivati ed è un vanto per il Sodalizio, la città e i facchini”.

Poi una chicca, sempre di Celestini: “Quando si stava preparando lo statuto, una sera portai alla discoteca Snoopy la chitarra perché c’era una canzone che mi girava in testa e sapendo che Ricci masticava la musica gli feci ascoltare questa aria, che e poi quella che accompagna i facchini. “Quella sera del 3″ ha 40 anni, giusto per ricordare delle date importanti”. Celestini, poi, su richiesta del pubblico, l’ha intonata. Ma solo una strofa perché poi è toccato si facchini nuovi continuare. Richiamati dal capofacchino Rossi si sono messi in fila di fronte al pubblico sul sagrato che teneva il tempo con le mani.

Sanna, invece, ha recitato la poesia di Rosario Scipio su santa Rosa. In dialetto. “Questa è viterbesità”, ha commentato alla fine.

La conclusione è toccata ai due capofacchini: Prima Celestini: “Di strada ne è stata fatta. Grazie a chi c’era, chi c’è e chi verrà. Questo meccanismo va oliato e qualcosa del passato va sempre ricordato e tenuto a mente, il rispetto che deve esserci sempre. Evviva santa rosa!”.

Quindi Rossi: “Questi episodi vanno raccontati, specie per i giovani perché li aiutino a comprendere l’attaccamento al Sodalizio. L’auspicio è che chi verrà dopo di noi possa fare di più di quello che è stato fatto”.

Rossi e Celestini si sono alzati, prima uno, poi l’altro e infine insieme hanno urlato Evviva santa Rosa!. Dalla piazza si è levato un evviva! seguito da un lungo applauso e dal loro abbraccio.

Paola Pierdomenico


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10 settembre, 2018

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