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Neonato morto in un parcheggio, resta in carcere la madre

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Giorgia Guglielmi [4]

Giorgia Guglielmi

Terni – Neonato morto in un parcheggio, resta in carcere la madre. Il tribunale del riesame di Perugia ha rigettato la richiesta di scarcerazione presentata nei giorni scorsi dall’avvocato Alessio Pressi, difensore di Giorgia Guglielmi, la ventisettenne di Terni accusata di aver abbandonato, il 2 agosto scorso, il figlio appena nato nel parcheggio di un supermercato di Terni provocandone la morte.

Il legale aveva chiesto l’applicazione della misura degli arresti domiciliari nei confronti della sua assistita, che almeno per ora resta invece detenuta nel carcere femminile di Perugia.

L’istanza della difesa è stata discussa lo scorso 28 agosto davanti al tribunale del riesame del capoluogo umbro, che si era riservato. L’avvocato Alessio Pressi aveva chiesto l’applicazione degli arresti domiciliari per Giorgia Guglielmi, la 27enne ternana accusata di omicidio volontario aggravato per avere abbandonato il figlio appena nato, verso le 11 del mattino dello scorso 2 agosto, nel parcheggio di un supermercato di Borgo Rivo dove il piccino è stato trovato morto dentro una busta di plastica per la spesa verso le 20 da una cliente che ha visto spuntare una manina.

Tutti i riscontri deporrebbero a favore della confessione della madre, che avrebbe partorito in casa da sola, nel bagno, dove avrebbe anche tagliato il cordone ombelicale appoggiando il neonato nel bidet, avrebbe avvolto il piccino ancora vivo in un asciugamani e lo avrebbe riposto con la placenta nella pesante busta di plastica coi manici per la spesa ritrovata dopo una decina di ore con al suo interno il corpicino senza vita del piccolo.

“L’ho abbandonato perché non avrei potuto mantenerlo, ma non volevo ucciderlo – avrebbe ribadito nei vari interrogatori, senza mai esitare né versare una lacrima – speravo che lo trovassero vivo, per questo gli ho lasciato la protezione della placenta”.

Secondo i primi risultati dell’autopsia, cui il corpicino è stato sottoposto nell’obitorio dell’ospedale Santa Maria di Terni da parte del professor Mauro Bacci, il piccino sarebbe morto per asfissia. Il medico legale, incaricato della consulenza dalla procura, si è preso sessanta giorni, fino al 3 ottobre, per depositare le sue conclusioni, dopo avere espletato tutti gli esami. 

Sul piccino è stato effettuato anche il test del Dna, qualora dovesse servire in futuro una comparazione con quello del presunto padre naturale, che riconoscendo il bambino lo ha chiamato Francesco Giuseppe: Francesco come suggerito dal vescovo di Terni e Giuseppe come si chiama lo stesso prelato.

 


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