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Tribunale - Orte - Per la teste: "La donna incinta ha subito creato problemi, picchiando il marito appena arrivata" - Ma c'è anche la denuncia di una domestica

Titolare centro d’accoglienza difende rifugiato accusato di violenza sessuale e stalking

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Viterbo - La polizia davanti al tribunale

Viterbo – La polizia davanti al tribunale

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Orte – (sil.co.) –  “Ai tempi delle due denunce, non c’era dialogo tra cristiani e musulmani al centro di accoglienza. Ma nemmeno frizioni. Si ignoravano”. A dirlo la moglie del titolare e socia della cooperativa che gestisce il “Carpe Diem” di Orte, centro d’accoglienza straordinario dal mese di luglio 2014, in piena emergenza sbarchi.

La donna è stata sentita come teste all’udienza di ieri del processo a un bengalese (musulmano) accusato di stalking e violenza sessuale da un’egiziana (cristiana) e da un’addetta alle pulizie originaria di un paese ex Urss. Tra marzo e aprile del 2015, una domestica lettone 31enne e una rifugiata egiziana 41enne all’ottavo mese di gravidanza, entrambe cristiane, denunciarono l’imputato per delle presunte molestie. Sulla vicenda indagò la Digos, per i possibili risvolti di natura religiosa, e il bengalese, oggi 26enne, difeso da Samuele De Santis, è finito sotto processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. 

Il 17 aprile di tre anni fa, l’imputato avrebbe molestato la domestica mentre rifaceva le camere, chiedendole un bacio. La donna, spaventatissima, corse nella sala-ristorante a riferire l’episodio. A quel punto il marito dell’egiziana riferì che il bengalese, pochi giorni prima, il 23 marzo,  si era masturbato davanti alla moglie incinta. 

La testimone, citata dall’accusa, ha preso le difese dell’imputato. “E’ un bravo ragazzo. Era completamente analfabeta quando è arrivato dal Bangladesh, a ottobre 2014. Il primo corso di alfabetizzazione lo ha fatto da noi, per imparare l’italiano. E’ diventato padre a soli 14 anni e nel suo paese aveva due figli. Come gli altri, mi chiama ‘mamma’ e mi disse ‘mamma, io non ho fatto niente’. Nessuno si è lamentato mai di lui, né prima, né dopo”.

Ha invece insistito su quanto problematica fosse la presunta vittima. “Interpellammo anche il mediatore culturale e il medico di base del centro. Litigava in continuazione con tutti. Noi pensavamo che fosse perché era lontana da casa, in avanzatissimo stato di gravidanza. Non voleva stare con nessuno, stava sempre chiusa in camera da sola, mangiava in camera, non parlava italiano. Quando a maggio ha partorito, all’ospedale di Narni, in quattro giorni ha litigato con i medici, con gli infermieri e col marito. Prima lo cercava, poi lo cacciava. Dopo il parto, per fortuna, sono stati trasferiti altrove”, ha concluso la teste.

“Il 23 marzo, quando il bengalese si sarebbe masturbato, la coppia era arrivata soltanto da un paio di giorni, in fuga da Alessandria d’Egitto  in seguito all’esplosione di una chiesa. Quella sera avevamo dovuto chiamare i carabinieri perché la moglie aveva menato il marito, poi aveva avuto un malore e l’avevamo portata a Belcolle. Il marito ci svelò che avevano litigato sul riferire o meno le molestie del bengalese che invece sarebbero avvenute la mattina”, ha spiegato la testimone.

“Successivamente, la donna ci ha raccontato episodi molto gravi, che prendemmo molto sul serio. Ad esempio che mentre stava pregando, siccome lei era cristiana e lui musulmano, si sarebbe denudato e masturbato. Poi è venuto fuori che, mentre i musulmani pregavano in camera, i cristiani passavano nel corridoio con la radio accesa e viceversa. Di sicuro, quando la coppia è arrivata al centro, i musulmani hanno chiesto loro di che religione fossero e quando hanno risposto che erano cristiani, non si sono più parlati. Ma era normale. Non c’era dialogo tra ospiti di diverse religioni, in un momento in cui il via vai di gente delle più varie nazionalità e religioni era continuo. Facevano gruppo tra cristiani oppure tra musulmani. Ma non c’erano frizioni. Semplicemente si ignoravano. Adesso è diverso. Chi sta al centro da un anno, un anno e mezzo, dialoga con gli altri, a prescindere dalla religione”.

 

Non è chiaro, inoltre, in quale lingua l’imputato abbia chiesto il bacio alla domestica, spaventandola a morte. “Lui è bengalese, l’addetta alle pulizie lettone. Sarebbe interessante sapere se il bacio glielo ha chiesto nella sua lingua, in russo, in inglese oppure in italiano”, ha sottolineato l’avvocato De Santis. 

Il processo riprenderà il 19 dicembre. 


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23 settembre, 2018

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