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Anche tu redattore - Civita Castellana - Raniero Pedica ripercorre i fatti del lontano 29 ottobre 1861

“Quando nello stesso giorno crollarono quattro ponti in quattro ore”

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Civita Castellana - Piastra-anno-XI-(1711-1712)-del-Pontificato-di-Clemente-XI

Civita Castellana – Piastra-anno-XI-(1711-1712)-del-Pontificato-di-Clemente-XI

Civita Castellana - Ponte Clementino dopo la ricostruzione

Civita Castellana – Ponte Clementino dopo la ricostruzione

Civita Castellana – Riceviamo e pubblichiamo – Quando a Civita Castellana nello stesso giorno, in appena quattro ore crollarono quattro ponti cittadini.

Il recente crollo di Ponte Morandi a Genova, oltre al cordoglio per le vittime e ai disagi derivanti alla viabilità stradale, ricorda un fatto storico poco conosciuto della storia di Civita Castellana.

Il 29 ottobre 1861 alle ore 17, infatti, gli abitanti del centro storico di Civita Castellana, udirono un fragoroso boato e si recarono verso Ponte Clementino: il ponte era rovinosamente crollato.

Il collegamento tra il pianoro del centro storico verso la via Flaminia era già una necessità mai risolta durante il pontificato di Giulio II della Rovere (1503-1513).

Un primo viadotto venne realizzato da Gregorio XIII tra il 1574 e 1576 allo scopo difacilitareil percorso dei numerosi pellegrini che da Roma si recavano in pellegrinaggio a Loreto e viceversa.

Nonostante i vari tentativi di mantenere in efficienza il ponte, visti anche gli ingenti i costi dei restauri effettuati durante il XVII secolo, Clemente XI decise di costruire una nuova struttura, efficiente e sicura, commissionata e poi realizzata dall’Arch. Filippo Barigioni.

I lavori per realizzare il ponte civitonico, lungo 70 metri, alto 37 con due ordini d’arcate in tufo e laterizio, cominciarono nel 1702 e si conclusero nel 1709 con l’inaugurazione del Card. Giuseppe Renato Imperiali: ingente la spesa complessiva, superiore di quattro volte a quanto preventivato.

Ma già nel 1720 s’evidenziarono segni di cedimento strutturale, per cui lo Stato Pontificio e la comunità civitonica finanziarono i restauri occorrenti.

Una rara “piastra”, moneta in argento del peso di circa 32 grammi, fu coniata dalla Zecca di Roma come strumento di propaganda del Papa Albani: sul dritto reca stemma del Pontefice e scritta “Ponte Clementino di Clemente XI”; sul rovescio, invece, il motto più conosciuto del viadotto: Prosperum Iter Faciet (Renderà più felice il viaggio).

In quell’infausta serata ottobrina, del 29 ottobre 1861, dopo otto giorni consecutivi di pioggia torrenziale, il turbinio dell’acqua dei torrenti Rio Maggiore e Rio Purgatorio, non fece crollare solamente il più conosciuto dei ponti urbani: un’ora dopo crollò anche il ponte sul Riofiletto; alle ore 21 rovinò il Ponte sul Treja e infine… poco dopo, la forza delle acque fece cedere anche le arcate di Ponte Terrano.

In pratica il centro storico di Civita Castellana rimase isolato, poichè l’unico collegamento viario rimasto transitabile era quello per via Nepesina.

Il Papa Pio IX, nei giorni a seguire, informato del tragico avvenimento di Civita Castellana inviò tempestivamente tecnici e ingegneri per gestire l’emergenza e ripristinare un provvisorio collegamento viario.

Il primo ponte precariamente reso transitabile fu Ponte Terrano, risistemato alla meglio con dei semplici tavoloni poggiati a sbalzo sui piloni sopravvissuti al turbinio delle acque.

I lavori di ricostruzione di Ponte Clementino iniziarono nel 1862 e terminarono nel 1870 sotto la direzione dei lavori del Ministro dei Lavori Pubblici, card. Giuseppe Berardo.

I tecnici incaricati, modificarono costruttivamente il nuovo Ponte Clementino e, dopo i collaudi venne riaperto alla viabilità.

Ma il vero collaudo avvenne il 29 dicembre 1870, quando una nuova ondata di maltempo e piogge nel fece straripare il Tevere e Roma, da due mesi capitale d’Italia, rimase completamente allagata.

Ponte Clementino, in tal occasione, superò senza alcun danno l’ondata di piena delle acque.

Raniero Pedica


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16 settembre, 2018

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