Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Cassazione - Il "Batman di Anagni" fra tre anni potrà ricandidarsi - La suprema corte ha dichiarato non sussistente un episodio di peculato

Spese pazze, minisconto di 15 giorni per Fiorito

Condividi la notizia:

La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Franco Fiorito

Franco Fiorito

Roma – Spese pazze coi soldi del partito, ulteriore sconto di pena e la relativa possibilità di ricandidarsi fra tre anni per l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito. Più che uno sconto, uno sconticino, 15 giorni, ma quanto basta per far pensare Fiorito a un ritorno alla politica. 

Lo ha deciso la corte di cassazione, cui ha fatto ricorso “er Batman” dopo la condanna a tre anni in secondo grado per peculato da parte della corte d’appello, che aveva già a sua volta in parte riformato a favore del politico la sentenza di condanna a tre anni e quattro mesi che gli era stata inflitta in primo grado. 

La suprema corte ha annullato in parte la sentenza di condanna, riducendo la pena a due anni e undici mesi e 15 giorni, confermando contemporaneamente tutto il resto. Fiorito non pagò con soldi pubblici né le vacanze, né la casa, né l’auto. Irregolari le tre indennità percepite, era sufficiente una sola. 

Con la riduzione sotto i tre anni della pena, Franco Fiorito fra tre anni potrà però tornare a candidarsi.

Parti civili contro Fiorito l’ex Pdl, rappresentato dagli avvocati Enrico Valentini e Agostino Mazzeo, e la Regione Lazio, assistita da Francesco Scacchi.

La Cassazione ha confermato la condanna di Fiorito a pagare 3.500 euro di spese legali in favore del gruppo consiliare del Pdl alla Pisana, del quale faceva parte anche l’allora consigliere regionale Francesco Battistoni che, passando al setaccio i conti del partito, ha fatto deflagrare lo scandalo “rimborsopoli”, non solo nel Lazio. 

L’ex capogruppo regionale del Partito della Libertà, difeso dagli avvocati Carlo Taormina e Enrico Pavia, secondo l’accusa, tra il 2010 e il 2012, si sarebbe appropriato di un milione e 300mila euro di fondi del gruppo. I difensori, davanti alla  cassazione, hanno ribadito l’assenza degli elementi costitutivi del reato di peculato, perché “i fondi erano denaro privato, in quanto del partito”.  

Gli ermellini hanno dichiarato non sussistente un episodio di peculato e di conseguenza, hanno rideterminato con lieve ribasso la condanna di Fiorito.


Condividi la notizia:
12 settembre, 2018

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR