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“Starei sempre sul ponteggio di Gloria”

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Raffaele Ascenzi [4]

Raffaele Ascenzi

Viterbo - Santa Rosa- Gloria al tramonto [5]

Viterbo – Santa Rosa- Gloria al tramonto

Viterbo - Santa Rosa- Gloria al tramonto [6]

Viterbo – Santa Rosa- Gloria al tramonto

Viterbo - Santa Rosa- Gloria al tramonto [7]

Viterbo – Santa Rosa- Gloria al tramonto

Viterbo – “Ci soggiornerei qui, invece di andare in vacanza, la vacanza la farei qui”.

Su quel ponteggio accanto alla sua Gloria, Raffaele Ascenzi si muove come se fosse nel corridoio di casa. Cammina, si gira a guardare gli angeli, i timpani e il volto della santa.

Con lui ha sempre una macchinetta o il cellulare per immortalare luci e sfumature che rendono la macchina sempre bella. Che sia all’alba o al tramonto. Lui è lì. Spesso, perché lontano dalla sua creatura non ci sa stare.

La studia e pensa a come migliorarla. Grazie a “un’illuminazione”, come l’ha chiamata lui, ha avuto l’idea per una modifica sostanziale per il prossimo anno, quello dell’ultimo trasporto, che Raffaele, in cuor suo, e spera anche in quello dei viterbesi, non sia quello definitivo.

Quest’anno ci saranno più luci. Gloria brillerà più forte. “Nelle punte delle ali degli angeli dei primi tre moduli – spiega l’ideatore Ascenzi – metteremo dei faretti che illumineranno i timpani”.

Più la guarda e più “mi sembra perfetta e in linea con quello che erano le intenzioni del progetto iniziale e per questo non posso che ringraziare la squadra Fiorillo”.

Poi rivela: “Un paio di giorni fa al tramonto ho avuto l’illuminazione per quella che potrebbe essere una sostanziale modifica per il prossimo e ultimo trasporto.

Mi sembra fin troppo veloce il tempo trascorso in questi quattro anni e invece siamo quasi al termine. Ho sentito tante persone a Viterbo e ho ricevuto moltissimi attestati di stima e apprezzamento per Gloria. Mi piacerebbe sapere – ammette l’ideatore – se anche per loro è arrivato il momento di salutare definitivamente questa macchina o se, come per me, sia necessario un trasporto in più rispetto ai 5 previsti”.

Proprio per il trasporto fa delle proposte come “togliere le colonnine con le catenelle per mettere transenne in legno, levare i maxischermo dalle piazze e dare la possibilità di affittare le finestre chiuse al Corso” e anche un “concorso di idee per un ponteggio fisso a san Sisto per permettere ai turisti di godere della macchina non solo nei giorni della festa. È da tanto che se ne parla e spero trovi realizzazione così come l’idea proposta in commissione di un ufficio che si occupi tutto l’anno di santa Rosa già a partire da questo”.

E mentre guarda Gloria, gli occhi sono pensierosi. Sarà un trasporto diverso per lui. Non ci sarà Nicoletta, la sorella tanto amata. Quella sorella che nella famiglia era la più schiva e lontana dai riflettori, ma anche quella che viveva intensamente la festa. La sentiva più di tutti. Una malattia contro cui ha combattuto con grande forza se l’è portata via a maggio scorso. Un po’ di lei ci sarà nella macchina “il suo nome – spiega Ascenzi – è nelle targhette oè che ricordano i facchini che non ci sono più”. In una posizione speciale e cioè nel punto in cui viene messa la fiaccola Lux Rosae portata dai messaggeri. Loro la consegneranno nelle mani di Nicola Lacertera, direttore del Dafne dell’Unitus e marito di Nicoletta, e con Raffaele la posizioneranno sulla macchina poco prima del trasporto.

Fino all’ultimo, Ascenzi è stato combattuto nel far sapere o meno di questa iniziativa anche alla luce del carattere riservato del cognato, pensando che fosse un momento personale e intimo. Poi c’ha pensato meglio: “Ho voglia di condividere questo enorme affetto che mi lega a lui, reso ancora più forte nell’ultimo periodo per come ha saputo accompagnare mia sorella…” e qui si blocca senza terminare la frase. Tanta l’emozione ancora fresco il dolore.

Nicoletta la ricorderà anche il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa con la doppia girata a piazza del Comune dedicata a lei e ai facchini che nell’anno se ne sono andati. “Il capofacchino Rossi e gli altri ricorderanno le cene che facevamo negli anni ’80 nella mi casa in campagna con gare di nuoto finali in cui si cimentavano tutti tranne chi davvero sapeva nuotare. Serate documentate con foto che teniamo negli album e nei nostri cuori”.

E sempre pensando alla sorella: “Cucinava per me quando ero facchino e preparava il pranzo per tutta la famiglia prima del raduno. Appena sentiva la banda… non si vedeva più Nicoletta”.

Paola Pierdomenico


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