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Cultura - Il sindaco Vittorio Sgarbi in occasione dell'apertura al pubblico del museo di palazzo Doebbing

“Sutri è l’essenza di Roma”

di Daniele Camilli

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Sutri - Palazzo Doebbing - L'apertura al pubblico

Sutri – Palazzo Doebbing – L’apertura al pubblico

Sutri - Palazzo Doebbing

Sutri – Palazzo Doebbing

Sutri - Palazzo Doebbing

Sutri – Palazzo Doebbing

Sutri - Palazzo Doebbing

Sutri – Palazzo Doebbing

Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi

Sutri – Dio c’è, e s’è fermato a Sutri. In tutta la sua bellezza. “La bellezza di Dio”, opere dal XIV al XVII secolo. Nella Tuscia. Come quelle ospitate nel museo di Palazzo Doebbing aperto al pubblico dal sindaco Vittorio Sgarbi grazie a un mecenate, da qualche mese cittadino onorario di Sutri. Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro che terrà in piedi museo e mostre, che all’interno dello stesso verranno organizzate, per i prossimi dieci anni almeno.


Multimedia: Il museo di palazzo Doebbing – L’inaugurazione di palazzo DoebbingI capolavori del museo di palazzo Doebbing – Video: Il ministro Marco Bussetti e Vittorio Sgarbi inaugurano il museo


Ieri mattina l’apertura ufficiale al pubblico, con i sindaci della Tuscia. Sergio Caci di Montalto in testa. Nel pomeriggio sono arrivati invece il cardinale Dominique François Joseph Mamberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e monsignor Giuseppe Sciacca, vescovo di Fondi e segretario supremo tribunale della segnatura apostolica. Con loro 16 ambasciatori in Italia. Liberia, Uruguay, Nicaragua, Serbia, Colombia, Egitto, Tunisia, Algeria, El Salvador, Polonia, Armenia, Ecuador, Stati Uniti, Albania e Cuba.

L’altro ieri la benedizione del ministro dell’istruzione Marco Bussetti e l’annuncio che a breve a Palazzo Doebbing ci sarà pure un’accademia delle belle arti targata anch’essa Sgarbi-Emanuele. Ospiterà tre corsi. Pittura, fotografia e comunicazione.

Nel frattempo dentro al museo ci sono già Antonio da Viterbo, Sano di Pietro e Antoniazzo Romano. Così come le opere di maestri provenienti da 14 chiese governate dalla diocesi di Civita Castellana.

Si entra gratuitamente ed è previsto l’arrivo di un Tiziano.

Un’operazione – forse la più imponente e importante – di studio, sistematizzazione e catalogazione di un patrimonio artistico straordinario che avrebbe quantomeno rischiato di essere dimenticato. Ad libitum. Per lungo tempo. Se non addirittura per sempre. 

Questo il primo merito. Far conoscere la Tuscia non solo ai romani, ma agli abitanti stessi della Tuscia. Restituendogli, organizzandole, le sue stesse ricchezze. Un lavoro che è anche un’operazione di costruzione di identità artistica e culturale. A partire da Sutri. Dal centro storico alla necropoli etrusca, da Villa Savorelli al Mitreo.

Un laboratorio. “L’essenza di Roma”, come Sgarbi stesso ha definito Sutri con la quale sembra vivere un rapporto fisico tirandosi dietro chiunque intenda seguirlo. Dietro alle opere e ai monumenti, dietro ai quadri e ai capolavori. Citando pure Cesare Brandi che dopo la guerra di quasi 80 anni fa tirò di nuovo in piedi e a lustro i principali monumenti della città dei Papi bombardata dall’aviazione alleata. Come Tuscania, colpita invece dal terremoto all’inizio degli anni ’70. Completamente dimenticato dai viterbesi, nonostante lo straordinario lavoro fatto nella chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo che portò poi alla nascita della teoria moderna del restauro.

“Il restauro – scrive Cesare Brandi – costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro”.

Stare appresso a Vittorio Sgarbi significa conoscere il territorio. Imparare ad alzare lo sguardo quando si cammina anziché tenerlo fisso a terra.

Il secondo merito. Portare a Sutri – e nella Tuscia – le opere di grandi artisti. Allestendo mostre. Come l’ultima, la prima del museo, che caratterizzerà tutto l’autunno sutrino. Roberto Ferri, Wihelem von Gloeden, Italo Mus, Giovanni Iudice, Basilé, Luciano e Ivan Zanoni, Eva. Dulcis in fundo, Serafini con l’Altalena etrusca e, in particolar modo, Pellizza da Volpedo, l’autore del Quarto Stato, con l’Idillio Verde sul cui sfondo sembra quasi d’intravedere Sutri.

Il terzo merito. Infine. Sutri stessa. In quest’ultimo è cambiata e lo si è visto proprio in questi giorni. La piazza principale, quella con la fontana barocca e l’arco a fare da sfondo, è piena di turisti. Romani e stranieri che, a volte, nel fine settimana è stato veramente difficile trovare un sutrino. C’erano, ovviamente, ma erano parte integrante di un tessuto sociale più ampio e ricco di lingue e culture. Difficilmente riscontrabile in altri luoghi della Tuscia. Se non a Civita di Bagnoregio e in pochissimi altri anfratti del territorio. In quest’ultimi casi a cadenza alternata. Viterbo inclusa.

“La bellezza di Dio”. Come titola la principale esposizione del museo Doebbing. Dagli armadi delle sacrestie alle stanze dei palazzi vescovili. Dai santuari ai piccoli musei e altari della diocesi di Civita. “Tesori d’arte sacra nella Tuscia”.

Daniele Camilli

 


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16 settembre, 2018

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