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Tribunale - Vitorchiano - Pastore a processo per maltrattamenti agli animali, parla la vicina: "Il maremmano doveva imparare a stare dietro alle pecore, non a giocare"

“Il cane era sempre tenuto alla catena, senza cibo né acqua”

di Silvana Cortignani

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Vitorchiano – “Col sole, con la pioggia, col vento… era sempre là, in aperta campagna, legato giorno e notte a un olivo con la catena stretta al collo, senza cibo e senza acqua”.

E’ la drammatica testimonianza della vicina che dava da bere e da mangiare a un pastore maremmano con le orecchie e la coda mozza, tenuto perennemente legato a un albero da un allevatore di ovini in un terreno preso in affitto nelle campagne di Vitorchiano dove il povero animale è stato visto dalle guardie zoofile che passavano sulla superstrada. 

Sono state le guardie zoofile, dopo una serie di sopralluoghi, a chiedere l’intervento dei Nas dei carabinieri, i quali, dopo avere sequestrato e posto in salvo la bestiola, affidata alle cure dei veterinari della Asl, hanno denunciato a piede libero il proprietario per maltrattamenti agli animali. 

Sul banco degli imputati è finito un pastore sardo che all’epoca dei fatti, nel 2014, allevava ovini in alcuni terreni da pascolo presi in affitto nelle campagne tra Grotte Santo Stefano e Vitorchiano.


– Mozza le orecchie al cane, pastore a processo per maltrattamenti


Il processo, in corso davanti al giudice Giacomo Autizi, è ripreso oggi con la testimonianza della soccorritrice. “Col sole, con la pioggia, col vento… era sempre là, legato a un olivo con la catena”, ha detto la donna, una 58enne di Vitorchiano.

“Un giorno che veniva giù un temporale come se ne vedono pochi, mi faceva così tanta pena che l’ho slegato e portato sotto un piccolo riparo. Era magro, senza cuccia, con l’acqua in un secchio regolarmente rovesciato. Gli davo da bere e una volta al giorno gli portavo da mangiare le stesse crocchette che davo al mio cane”, ha proseguito. 

Secondo quanto appreso dalla testimone: “Il maremmano, essendo un cane da pastore, veniva tenuto legato perché doveva imparare a stare dietro le pecore e non a giocare”. 

Ciononostante, una storia a lieto fine, come ha spiegato uno dei carabinieri che hanno preso parte al blitz scattato a metà dicembre 2014 per portare in salvo l’animale. 

“Il cane aveva una vistosa abrasione al collo, dovuta al collare della catena, la coda amputata e le orecchie mozze. Sul posto, oltre a noi, sono intervenute le guardie zoofile e la Asl. La bestiola è stata portata in una clinica veterinaria per le cure del caso, poi affidata al sindaco di Vitorchiano e portata al canile dove, in breve tempo, è stato dato in adozione”.

“Quando sono intervenuti gli addetti del servizio di accalappiamento – ha detto il militare – hanno scoperto che il cane non aveva microchip ed era praticamente anonimo”. Uno spunto colto dalla difesa per insinuare che non c’è la certezza che l’imputato fosse il padrone: “E’ stato lui a portarci sul terreno e a telefonare di nascosto a un suo dipendente, mentre eravamo per strada, per dirgli di sbrigarsi a slegarlo”, la replica del testimone. 

Il processo riprenderà il 12 dicembre.

Silvana Cortignani

 

11 ottobre, 2018

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