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Tribunale - Roma - L'imputato Francesco Tedesco: "Gli autori? I militari Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro" - Quest'ultimo, a processo per omicidio preterintenzionale, è stato in servizio anche a San Martino al Cimino

Carabiniere ammette il pestaggio di Cucchi: “Violenti spinte e calci”

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Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Roma - Il processo bis per la morte di Stefano Cucchi

Roma – Il processo bis per la morte di Stefano Cucchi

San Martino al Cimino – “Stefano Cucchi è stato pestato dai carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro”. Ad ammetterlo è Francesco Tedesco, uno dei cinque militari dell’Arma imputati nel processo bis per la morte del 30enne romano. Anche Di Bernardo e D’Alessandro sono alla sbarra. Per loro l’accusa è di omicidio preterintenzionale. D’Alessandro, in particolare, all’epoca dei fatti, ovvero nell’ottobre del 2009, era in servizio alla stazione di Roma Appia. Per poi passare a quella di San Martino al Cimino. E nel Viterbese è rimasto fino al settembre del 2014, quando è stato trasferito al battaglione carabinieri Campania.

Quella di Tedesco è la prima ammissione di responsabilità. Un colpo di scena. Una svolta, arrivata all’inizio dell’udienza di ieri, quando il pm Giovanni Musarò ha reso nota un’indagine integrativa dopo che Tedesco, in una denuncia del 20 giugno 2018, ha “ricostruito i fatti” della notte dell’arresto di Cucchi. Quella tra il 15 e il 16 ottobre 2009. Interrogato tre volte, l’ultima lunedì scorso, Tedesco ha “chiamato in causa – racconta il pm Musarò – Roberto Mandolini (imputato per calunnia e falso, ndr), da lui informato dell’accaduto, Di Bernardo e D’Alessandro, indicandoli come gli autori del pestaggio avvenuto presso il fotosegnalamento della compagnia carabinieri Casilina, e Vincenzo Nicolardi (imputato per calunnia, ndr). Quest’ultimo, quando si è recato in corte d’assise, già sapeva tutto”.

Il pubblico ministero ha anche rivelato che dagli archivi dell’Arma sarebbe sparita la relazione che attestava il pestaggio subito da Cucchi. “Il 22 ottobre 2009 – dice il pm in aula – è stata redatta un’annotazione di servizio diretta in procura e al comandante della stazione Appia che è stata sottratta. L’annotazione atteneva sicuramente alla vicenda Cucchi. Sentito, il comandante dell’epoca della stazione Appia non ha saputo spiegare la mancanza dell’atto. È evidente che si tratti di un atto importante per la ricostruzione dei fatti, perché corroborano perfettamente l’ipotesi accusatoria”.

Secondo Tedesco, il pestaggio di Cucchi, morto in ospedale una settimana dopo l’arresto, “fu un’azione combinata. Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro, poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che lo fece cadere violentemente sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo – continua Tedesco – di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo, ma D’Alessandro colpì Cucchi con un calcio in faccia mentre era sdraiato a terra”.

Su Facebook la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, ha commentato: “Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo, e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi”. E ancora: “Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo stato deve chiederci scusa, deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi”.

Tramite Facebook è intervenuta anche Anna Carino, l’ex moglie del carabiniere Raffaele D’Alessandro: “La verità vince, vince sempre. A malincuore. Ma la verità è questa”.

12 ottobre, 2018

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