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Cronaca - E' l'uomo che ha aggredito in un bar di Ischia un sessantenne morto d'infarto - La difesa ha fatto appello contro la pena a 6 anni e 8 mesi

Condannato per omicidio, finisce in carcere per resistenza

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Ischia di Castro

Ischia di Castro

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Ischia di Castro – Condannato per omicidio, finisce in carcere per resistenza a pubblico ufficiale. 

E’ il nigeriano che ha aggredito in un bar di Ischia un sessantenne morto d’infarto. La difesa ha fatto appello contro la pena a 6 anni e 8 mesi. Nel frattempo però è diventata definitiva una precedente condanna a otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. 

Lo straniero, latitante da sei mesi, è stato arrestato la settimana scorsa dalla Digos a Civita Castellana. 

Si tratta dello stesso 38enne condannato a sei anni e otto mesi l’anno sorso dalla corte d’assise per omicidio preterintenzionale, in seguito alla morte di un 65enne di Ischia di Castro, Benedetto Giovannoni,colpito da infarto fulminante dopo essere stato aggredito in un bar del paese. 

La sentenza non è ancora passata in giudicato, in quanto il difensore Luigi Mancini ha presentato appello, di conseguenza il 38enne è tuttora in libertà. Dietro le sbarre, per l’appunto, c’è finito per altre ragioni. 

A carico dello straniero, pendeva un provvedimento di carcerazione emesso dal tribunale di Tivoli per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Fatti commessi a Tivoli nel lontano 2009, per i quali solo pochi giorni fa è finito nel carcere viterbese di Mammagialla. 

La sentenza per i fatti di Ischia di Castro risale al 16 novembre dell’anno scorso. L’aggressione, invece, risale al 6 ottobre 2013, quando la vittima sarebbe stata colpita dallo schiaffo che gli sarebbe costato la vita mentre difendeva la barista.

Il nigeriano, che non si mai presentato in aula durante il processo davanti alla corte d’assise, nemmeno per difendersi fornendo una sua versione dei fatti, nel frattempo è rimasto nel Viterbese, dove è stato rintracciato dopo sei mesi di ricerche, all’interno di un’abitazione della capitale del distretto ceramico, pochi giorni fa dagli uomini del dirigente Fabio Zampaglione. 


– Latitante da sei mesi, preso


Un processo lampo quello per omicidio preterintenzionale. Iniziato il 27 gennaio 2017, si è concluso a meno di un anno di distanza senza che l’imputato abbia presenziato ad alcuna udienza. Senza alcun testimone per la difesa. E senza che i familiari della presunta vittima si siano costituiti parte civile per il risarcimento dei danni.

Per l’accusa, che ha ottenuto la condanna, è emerso il nesso causale tra lo schiaffo con cui l’extracomunitario avrebbe colpito Giovannoni che difendeva la barista dall’aggressione dell’avventore nigeriano e l’infarto che lo ha ucciso poco dopo, mentre si recava in auto presso la caserma dei carabinieri per sporgere querela.

Per il difensore Mancini, che ha presentato ricorso contro la sentenza, la perizia affidata dal tribunale al medico legale della Sapienza Maria Rosaria Aromatario: “In realtà non ha affermato il nesso causale tra il presunto schiaffo e il successivo infarto, ma si è limitata a parlare di ‘correlazione plausibile’ tra l’arresto cardiaco e lo stato di agitazione della vittima, che avrebbe potuto essere scatenato anche da una banale discussione, visto che l’autopsia ha accertato segni di precedenti ischemie miocardiche, ma nessuna traccia di eventi traumatici”.

Il legale, inoltre, ha parlato della “inquietante coincidenza” della morte del fratello della vittima, anche lui per un infarto fulminante, anche lui accasciandosi in auto mentre si trovava nelle campagne di Ischia di Castro. Motivi per cui ha presentato ricorso alla corte d’appello.

Nel frattempo, in attesa del secondo grado di giudizio, sullo straniero pesano i precedenti, che lo hanno condotto in carcere per scontare una condanna a otto mesi per fatti di ben nove anni fa. 

Silvana Cortignani

 

 

 


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23 ottobre, 2018

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