--

--

Ezio-mauro560x60

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Ambiente - La denuncia di Facciamo per cambiare: "Tonnellate di fanghi tossici sotto terra" - L'assessora Fuselli: "Il ministero ci aiuti a bonificare"

“La fornace di Orte come la Terra dei fuochi”

di Alessandro Castellani

Caffeina-Tutankhamon-9-11-18-560x80-ok

Orte - La zona della ex Fornace

Orte – La zona della ex fornace

Orte - Il convegno di Facciamo per cambiare

Orte – Il convegno di Facciamo per cambiare

Massimo Dionisi dell’associazione “Facciamo per Cambiare”

Massimo Dionisi dell’associazione “Facciamo per Cambiare”

Orte – “Nella fornace di Orte ci sono oltre 22mila tonnellate di fanghi di conceria tossici sotterrati. Chi li smaltirà, e quando?”

L’associazione culturale Facciamo per cambiare torna sul tema dei rifiuti conferiti nella cava ortana alla fine degli anni ’90 con il convegno “Inverti la rotta”, tenutosi sabato 20 ottobre nella sala conferenze del dopolavoro ferroviario.

Tra gli ospiti il viceprefetto di Viterbo Claudio Fusco, l’assessora all’Ambiente di Orte Mariastella Fuselli, la coordinatrice del registro tumori della Asl di Viterbo Angelita Brustolin, l’ispettore di polizia Alessandro Magno, protagonista delle indagini nella Terra dei fuochi, e il portavoce del gruppo Valle del Tevere – Emergenza rifiuti tossici Diego De Togni.

Il fondatore di Facciamo per cambiare, Massimo Dionisi, ha disegnato il quadro. “La società proprietaria della fornace scrive che tra marzo e dicembre del 1997, durante la gestione precedente alla sua, furono conferite nel sito oltre 22mila tonnellate di fanghi di conceria, provenienti da poli industriali della Campania e della Toscana. Un quantitativo pari al 15% del totale nazionale sul periodo”.

“Questi fanghi – ha proseguito Dionisi – venivano mescolati all’argilla vergine in un rapporto superiore al consentito e poi abbancati in una determinata zona della fornace. Le manovre si fermarono dopo 9 mesi, probabilmente perché la gente si stava mobilitando per la puzza fortissima che arrivava dalla cava, altrimenti credo che sarebbero potute proseguire ancora a lungo”.

Sempre citando le relazioni tecniche della società proprietaria della fornace, datate 2004 e 2005, Dionisi ha spiegato che “il percolato è stato calcolato in 3500 metri cubi e a vederlo è praticamente uguale a quello che si trova nelle discariche della Terra dei fuochi. Non si può escludere che siano stati contaminati i fossi circostanti. La stessa società proprietaria manifesta ‘preoccupazioni per la presenza dell’abitato di Orte Scalo e della linea di ripa del fiume Tevere’ nelle vicinanze della fornace”.

“Il reato d’interramento illecito di rifiuti tossici è prescritto – ha precisato Dionisi – quindi non ci sono condannati, né indagini in corso. Rimane però da risolvere l’enorme problema dello smaltimento, che ha costi insostenibili per un’amministrazione comunale”.

Le soluzioni possibili citate da Facciamo per cambiare sono tre. “Rimozione totale dei materiali abbancati, per un costo stimato in 7,5 milioni di euro e un tempo di smaltimento che dipende dalle disponibilità delle discariche. Oppure riutilizzo dei fanghi nella produzione dei laterizi in percentuali consentite dalla legge: ci vorrebbero almeno 11 anni e il costo, considerate le perdite di valore del prodotto, sarebbe di 10 milioni di euro. La terza ipotesi è il confinamento attraverso setti e capsule di cemento: 1 milione e 500mila euro in 6 mesi di lavoro”.

Il dibattito si era aperto con una relazione della dottoressa Brustolin sui tumori nella Tuscia ed era proseguito con l’intervento di Alessandro Magno, che ha raccontato la sua esperienza investigativa nella Terra dei fuochi. “Le intercettazioni telefoniche – ha spiegato l’ispettore – hanno rivelato che lo smaltimento dei fanghi tossici avveniva tramite fornaci o con l’impiego nei campi, nei cantieri edili e anche in quelli autostradali”.

“Le foto delle piante cresciute sopra alla zona interessata dagli interramenti nella fornace di Orte – ha aggiunto Magno – mostrano una vegetazione assolutamente speculare a quella che si trova in tante cave che ho avuto modo di sequestrare personalmente. Esprimo la mia solidarietà più totale agli amministratori locali, che hanno ereditato una vera e propria patata bollente”. 

Tirata in causa, l’assessora all’Ambiente Mariastella Fuselli ha preso la parola. “La responsabilità della bonifica è stata attribuita con una sentenza alla società proprietaria della fornace, che però è inadempiente. Mercoledì (domani, ndr) abbiamo convocato una nuova conferenza dei servizi, e voglio precisare che è la prima dal 2009: stiamo recuperando anni d’inerzia delle precedenti amministrazioni. Da questa conferenza uscirà un piano attraverso cui chiederemo i fondi per procedere alla bonifica del sito. Noi non abbiamo le risorse, quindi ci serve l’aiuto del ministero”.

“In ogni caso – ha concluso Fuselli – le analisi dell’acqua fatte due volte all’anno dall’Arpa vicino alla fornace non hanno mai denotato problemi d’inquinamento, quindi, pur tenendo ben presente la gravità della situazione, invito a non lanciare allarmi che non ci sono”. 

Alessandro Castellani

23 ottobre, 2018

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR