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Tribunale - Caprarola e Ronciglione - Secondo proscioglimento in cinque mesi - Ma il pm Pacifici ha presentato ricorso in appello per il disastro ambientale

Lago di Vico, assolti da tutte le accuse gli ex sindaci Cuzzoli e Sangiorgi

di Silvana Cortignani

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Tribunale - Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d'assoluzione

Tribunale – Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d’assoluzione

Viterbo – Avvelenamento del lago di Vico, assolti su tutti i fronti gli ex sindaci di Caprarola e Ronciglione, Alessandro Cuzzoli e Massimo Sangiorgi. Quest’ultimo commosso fino alle lacrime, ieri, mentre lasciava il palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino dopo la seconda assoluzione in cinque mesi. L’inchiesta si è aperta nel lontano 2007. 

Che la strada fosse in discesa lo si era capito lo scorso 9 maggio quando sono stati assolti con formula piena dall’accusa più pesante, quella di disastro ambientale.

Poco prima delle 16 di ieri, invece, dopo quasi due ore di camera di consiglio, sono stati prosciolti, sempre dal collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, e sempre “perché il fatto non sussiste”, dalle residue accuse di non avere adottato, tra il 2007 e il 2011, tutti i provvedimenti utili a scongiurare l’inquinamento delle acque e a salvaguardare la salute della popolazione.

Ma per Cuzzoli e Sangiorgi non è ancora finita. Lo scorso 18 agosto infatti il pm Franco Pacifici, e anche le parti ciivli, hanno depositato ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione dall’accusa di disastro ambientale del 9 maggio. 

Protagonista di una durissima requisitoria, Pacifici, che aveva chiesto una condanna a otto mesi ciascuno per gli imputati, è deciso ad andare fino in fondo per salvare il lago di Vico.

Si è dtto “sgomento” per l’assoluzione, il sostituto procuratore, ricordando come lo stesso perito Gallina, in sede di incidente probatorio, abbia definito il lago “una tigre dormiente”. Ha tirato in ballo gli studi del professor Giuseppe Nascetti dell’università della Tuscia “che studia da 30 anni il lago di Vico”. Della presenza di microcistina nel pesce “anche se, mangiato in quantità limitate, non supera i limiti”.  Dei possibili effetti devastanti dei cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento del pianeta: “Il lago è quasi morto, l’inquinamento potrebbe diventare irreversibile per i prossimi secoli”. 

Ha puntato il dito contro le coltivazioni “fino a 10 metri della riva”, “non castagni, come sarebbe naturale, ma nocciole”. E contro i fitofarmaci: “Ci mettono da poche ore a pochi giorni ad arrivare alle falde acquifere”. Conseguenza: “L’acqua è tossica e cancerogena”. 

Un quadro drammatico, condiviso dalle parti civili: Comitato acqua pubblica, Accademia Kronos, Codici, Codacons e anche due privati cittadini, un uomo e una donna che avrebbero subito danni alla salute andando i canoa e facendo il bagno nel lago di Vico. 

“Al primo posto la salute dei cittadini”, hanno detto e ripetuto più volte gli imputati e i loro legali, gli avvocati Antonello Stella e Luca Chiodi, rivendicando azioni volte alla tutela della salute dei cittadini e delle acque del lago di Vico.

Silvana Cortignani

 

11 ottobre, 2018

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