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Soriano nel Cimino - Aperta al pubblico la casa studio di Pasolini, uno dei più grandi artisti e intellettuali del XX secolo - Il ricordo della cugina Graziella Chiarcossi Cerami - FOTO E VIDEO

“Pier Paolo passò qui il suo ultimo capodanno, con Bertolucci e Taviani”

di Daniele Camilli

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Soriano nel Cimino - Pier Paolo Pasolini nella casa studio di Chia

Soriano nel Cimino – Pier Paolo Pasolini nella casa studio di Chia

Soriano nel Cimino - La Torre di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La Torre di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - Il progetto per la casa studio

Soriano nel Cimino – Il progetto per la casa studio

Soriano nel Cimino - Graziella Chiarcossi

Soriano nel Cimino – Graziella Chiarcossi

Soriano nel Cimino - La Torre di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La Torre di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - Una scena del Vangelo secondo Matteo

Soriano nel Cimino – Una scena del Vangelo secondo Matteo

Soriano nel Cimino - Le cascate di Chia

Soriano nel Cimino – Le cascate di Chia

Soriano nel Cimino - La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – Ha passato qui il suo ultimo capodanno. Pier Paolo Pasolini. Nella Torre di Chia, nel 1974. La sua casa studio. Il castello di Colle Casale. A pochi passi dalla Trasversale, nel comune di Soriano nel Cimino, a nord della Tuscia. In mezzo a un bosco. Qui ha scritto anche Petrolio e Lettere luterane, romanzo e raccolta di articoli pubblicati successivamente alla sua morte. Ammazzato al lido di Ostia il 2 novembre 1975.


Multimedia: La Torre di Pier Paolo PasoliniPier Paolo Pasolini nella casa studio di Chia – Video: La casa dove Pasolini visse i suoi ultimi anni


Ieri la sua casa è stata aperta al pubblico nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Rete delle dimore storiche della Regione Lazio. Un’intera giornata in cui è stato possibile visitare su prenotazione circa un centinaio di siti culturali tra ville, complessi architettonici e del paesaggio, parchi e giardini.

Una trentina le persone che sono entrate nella torre di Chia, piccolo paesino medievale dove, alle cascate che si trovano nel bosco, Pasolini girò la scena del battesimo di Gesù nel film Il Vangelo secondo Matteo.

La Rete delle dimore storiche è stata invece promossa dalla Regione Lazio e comprende beni accreditati di proprietà sia pubblica che privata su cui vengono poi indirizzate azioni di coordinamento e valorizzazione regionale. Possono fare richiesta di accreditamento proprietari o detentori di beni dichiarati di interesse culturale o pubblico.

Pier Paolo Pasolini è stato poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista. Sicuramente tra maggiori artisti e intellettuali di sempre. 

“Pierpaolo – ha raccontato Graziella Chiarcossi Cerami – ha organizzato qui una bellissima festa di capodanno nel 1974. C’erano tutti gli amici. C’erano Bernardo Bertolucci e i fratelli Taviani. Alla fine sono andati a ballare tutti a Soriano, all’Oleandro, un albergo dell’epoca. Quando Pier Paolo metteva a posto la Torre, io e sua madre andavamo spesso a Soriano perché lì era più fresco e si stava bene”.

Graziella Chiarcossi è cugina di Pier Paolo Pasolini. Hanno vissuto insieme per tredici anni, dal suo arrivo a Roma nel 1962 fino alla morte. Ne ha sposato anche un allievo, Vincenzo Cerami, sceneggiatore della Vita è bella di Roberto Benigni e candidato all’Oscar nel 1999. Tanto per citare uno dei suoi lavori. La famiglia di Graziella Chiarcossi Cerami è proprietaria della Torre.

“Pier Paolo – dice – era persona riservata, con molta pudicizia nei confronti delle persone”. Diverse le persone che passeggiano nel giardino. Quelle che hanno prenotato. Altrettante si affacciano all’ingresso, poi fanno marcia indietro e se ne vanno a vedere le cascate poco più avanti.

“Veniva sempre qui – prosegue Chiarcossi -. Si portava il lavoro appresso e veniva qui, dove ha lavorato su Petrolio e le Lettere luterane, l’ultima cartellina che aveva per le mani”.

La signora Graziella accoglie le persone e racconta la storia della casa, la sua importanza, l’interessamento di Pasolini per far aprire l’università della Tuscia, gli ultimi giorni di uno dei più grandi artisti del XX secolo. Accompagna i visitatori in casa e nel giardino di fronte. Fa vedere libri e dispense. Ci sono anche le caramelle. È casa. Mostra le foto del poeta. In particolare modo una. “Le ultime foto di Pier Paolo sono sempre tristi commenta Chiarcossi -. Questa è l’unica in cui sorride. Ci tengo molto”. Alle spalle le mura del castello di Colle Casale. 

“La Torre di Chia – spiega il sito internet delle dimore storiche del Lazio – comprende una cinta muraria merlata, di forma irregolare, che circonda i resti di un castello posti quasi sul limite di un dirupo naturale. La cinta muraria è segnata da 2 torri la prima delle quali è alta 42 metri. Nei dintorni sono individuabili reperti di varie epoche che documentano la stratificazione dei diversi insediamenti in un comprensorio abitato fin dal periodo etrusco-romano”.

Pasolini scopre la Torre nel 1960, durante le riprese del film Il Vangelo secondo Matteo. È in stato di abbandono, e ne resta affascinato. Tanto da dedicargli gli ultimi versi del “Poeta delle Ceneri” (1966-1967). “nel paesaggio più bello del mondo”.

Lo scrittore riesce però ad acquistare Colle Casale e la Torre soltanto nel 1970, cinque anni prima di essere ucciso. E insieme a Dante Ferretti progetta la sua casa studio, un corpo di fabbrica che si sviluppa linearmente seguendo l’andamento dei ruderi. “Ripiegata su se stessa totalmente invisibile e non prevedibile dall’esterno, la costruzione – sta scritto sul sito delle dimore storiche – è caratterizzata da ampie vetrate che si proiettano su un ricco e suggestivo paesaggio. È presente un padiglione in legno destinato ad atelier di pittura del poeta”. 

“Con la morte di Pasolini – disse Alberto Moravia ai funerali dello scrittore, nel novembre del 1975 – abbiamo perso un testimone diverso che cercava di provocare delle reazioni attive e benefiche nel corpo inerte della società italiana. Pasolini sarebbe stato un elemento prezioso di qualsiasi società. Qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere Pasolini tra le sue fila. Con la sua morte, abbiamo perso un poeta. E di poeti non ce ne sono tanti nel mondo. Ne nascono tre o quattro in un secolo. Il poeta dovrebbe essere sacro. E quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi poeti che conteranno”.

Daniele Camilli


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22 ottobre, 2018

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