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Crac multiservizi del Comune - Era accusato di concussione da un imprenditore per i lavori alla piscina comunale del Murialdo - I difensori Barili e Taormina: "Giustizia è fatta"

Processo Cev, Claudio Ciucciarelli assolto con formula piena

di Silvana Cortignani

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Processo Cev - Claudio Ciucciarelli

Processo Cev – Claudio Ciucciarelli

Processo Cev - Claudio Ciucciarelli (al centro) con gli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina

Processo Cev – Claudio Ciucciarelli al centro con gli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina

 

Viterbo – Processo Cev, assolto con formula piena Claudio Ciucciarelli.

E’ l’unico dei 36 indagati iniziali della maxinchiesta sulla voragine finanziaria della società partecipata del Comune ad avere ottenuto tanto. Per gli altri, tra i quali l’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, è arrivata prima la prescrizione. 

Ciucciarelli era l’unico rimasto nel processo, in quanto l’unico ad essere imputato del più grave dei reati, la concussione per costrizione, ai danni di un (ex) amico imprenditore, l’impiantista Claudio Londero di Capranica, che lo ha denunciato a gennaio del 2008. Pochi mesi dopo, nel maggio di dieci anni fa, Ciucciarelli fu arrestato e trascorse circa un mese ai domiciliari.

I pubblici ministeri Paola Conti e Franco Pacifici hanno chiesto una condanna a quattro anni di reclusione. Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, sentiti i difensori Fausto Barili e Carlo Taormina, dopo due ore di camera di consiglio, ha assolto l’imputato con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”. Ciucciarelli, scoppiato in lacrime alla lettura della sentenza, ha lasciato ancora commosso il tribunale a braccetto dei suoi legali. Erano circa le 16. L’udienza fiume era cominciata, verso le nove, con una lunga e accorata lettera letta in aula da Ciucciarelli, che aveva chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni. 

“E’ stata fatta giustizia, il processo ha messo una pietra tombale su tutte le accuse”, il commento a caldo dei difensori Taormina e Barili. “Noi abbiamo creduto che l’istruttoria dibattimentale abbia certificato l’insussistenza della concussione per costrizione. Abbiamo affrontato gli elementi strutturali del presunto reato e l’istruttoria ha portato a una sentenza di assoluzione piena. Sotto il profilo dei rapporti intercorsi, è emerso come Ciucciarelli si sia sempre prodigato per il rispetto di quanto il progetto prevedeva. Da parte sua nessuna attività vessatoria. La debacle di Londero dipende solo dalla scellerata scelta imprenditoriale”. 

Tra il 2002 e il 2004 l’imputato, che nelle sue vesti di ingegnere ne era stato anche il progettista, era il direttore operativo del cantiere per la realizzazione della piscina comunale del Murialdo.

In questo ruolo avrebbe concusso Londero – parte civile, così come il Cev e il Comune – costringendolo a rifargli l’impianto elettrico dello studio in cambio del via libera a utlizzare materiali equivalenti rispetto a quelli previsti dal capitolato d’appalto, troppo onerosi, per gli impianti della piscina. Una mano santa per l’imprenditore, la cui azienda rischiava di andare a gambe all’aria, avendo accettato un subappalto in remissione, con un ribasso del 25%, nella speranza di avere poi la manutenzione.

Ciucciarelli avrebbe inoltre obbligato Londero a emettere una falsa fattura da 38mila euro a suo nome all’azienda fornitrice dei pannelli fotovoltaici che gli aveva fatto installare in tre scuole del capoluogo: 32mila euro avrebbe poi dovuto versarglieli in più tranche in contanti, mentre avrebbe potuto tenere per sé i seimila euro dell’Iva. Sono i famosi soldi parte dei quali, secondo la presunta vittima, avrebbero dovuto finanziare le ferie dei politici. 

Saltati i sogni di gloria e con la ditta in piena crisi, quattro anni dopo, è scattata la denuncia, presa molto sul serio dagli inquirenti, corroborati nelle indagini da intercettazioni telefoniche e ambientali nel corso delle quali Ciucciarelli, parlando coi familiari, avrebbe ammesso di avere fatto una “stupidaggine”, una “fesseria”, come hanno ricordato i pubblici ministeri.

La difesa ha provato come il via libera di Ciucciarelli all’utilizzo di materiali equivalenti non fosse necessario, in virtù di un documento spuntato quando il processo era nel vivo, un accordo con la direzione dei lavori del 16 maggio 2013, con il quale erano stati già autorizzati. 

Per quanto riguarda la fattura falsa per i pannelli fotovoltaici, secondo la difesa, lo stesso Londero ha escluso la concussione affermando: “Non erano soldi miei, Ciucciarelli mi ha usato come collettore per prendere i soldi dalla ditta fornitrice, non so se era una riconoscenza”. 

Silvana Cortignani


Documenti – Processo CEV – Le spontanee dichiarazioni dell’ingegner Claudio Ciucciarelli

Quando un imputato decide di parlare spontaneamente nell’ambito del proprio processo, e perciò chiede ed ottiene dal Presidente il permesso di farlo, viene spontaneo un primo quesito : “quale è l’obiettivo che l’imputato si pone e quale positivo contributo le sue dichiarazioni possono dare al processo stesso ? ”

Io da “imputato” credo fermamente in queste pubbliche declaratorie perché quantomeno potrebbero aggiungere, se sincere, qualche piccolo ulteriore elemento di conoscenza dell’imputato stesso forse utili al giudizio..….ma solo se sincere. Sono però titubante, molto titubante, perché penso vi sia il pericolo che il Collegio le interpreti come un tentativo di accreditamento della mia persona e cioè come una descrizione velleitaria di un uomo bravo ed onesto. Forse sarà così ma non è questo l’obiettivo vero. Io, come ho già detto, voglio ripercorrere molto brevemente alcune fasi della mia vita perché in esse Voi possiate trovare anche un solo elemento che possa supportare la verità processuale e rendere più completo e sereno il Vs.giudizio. Vi chiedo solo qualche paziente minuto di ascolto.

LA VITA LAVORATIVA
Quando esattamente quarantadue anni fa mi laureai in ingegneria elettrotecnica mio padre, piccolo artigiano, mi comprò solo un rozzo tavolo da disegno artigianale che costò 18.000 lire costruito da un vecchio fabbro a Valle Faul. Il giorno dopo della laurea iniziai a bussare a mille porte ed iniziai a lavorare senza l’aiuto di nessuno ed anche grazie ad una Borsa di Studio come ricercatore all’Università riuscii a sposarmi e mettere su famiglia, tutto solamente con le mie forze. Ho vissuto una vita fatta solo di lavoro e famiglia, unico a lavorare, una moglie e tre figli. Tante soddisfazioni e tanto sacrificio. Ho esercitato la libera professione ed ho anche ricoperto per 42 anni il ruolo di docente per lo Stato Italiano. Oggi sono in pensione.

Quando uscii dall’Università, giovane ingegnere, la città di Viterbo mi offrì questo desolante panorama :

il cantiere del Mattatoio di Viterbo chiuso perché l’appaltatore era fallito
il cantiere del Depuratore di Viterbo chiuso perché l’appaltatore era fallito
la pubblica illuminazione di Viterbo, realizzata da un impresa di Palermo, incollaudabile
l’insediamento delle Pietrare dove oggi c’è la Questura preda di uno scandalo urbanistico
il tribunale dove noi oggi siamo, uno scheletro di cemento rimasto fermo per 20 anni.

Mi dissi che avrei dovuto fare qualcosa con i miei comportamenti perché questo non avvenisse più per il futuro. E ciò fu il mio “credo”. Si sarebbe potuto indagare sulla mia professione proprio su questi miei comportamenti. Solo opere pubbliche, da umile servitore dello Stato, progettate, dirette e concluse nei tempi previsti, entro le somme stanziate, collaudate e consegnate al godimento della collettività e non lo scempio a cui assistiamo oggi.

Certo mia moglie per anni mi aveva messo in guardia. Mi diceva sempre che questi comportamenti avrebbero potuto procurarmi dei guai. Quando vuoi far rispettare le leggi, quelle leggi sui lavori pubblici che conosco molto bene, qualche appaltatore di pochi scrupoli te la può far pagare. E’ andata bene per decenni fintantoché ho incontrato il mio “accusatore”, uno che credevo essere un amico e che avevo privatamente aiutato, ma che non ha capito che la legge va rispettata. Non mi pento di nulla sig.Presidente……la legge va rispettata.

Volendo si sarebbe potuto indagare sul fatto che io giovane ingegnere, avevo solo 28 anni, nel 1980 denunciai alla Procura della Repubblica il Sindaco di Viterbo e il Segretario Generale per un tentativo di sollevarmi da un incarico. Il Procuratore Capo mi chiamò, entrai per primo mentre Sindaco e Segretario aspettavano nell’anticamera, e mi disse : Lei ingegnere ha ragione….poi la pratica fu archiviata perché penalmente non rilevante…ma io rimasi al mio posto e non fui sollevato dall’incarico.

Sono CTU di questo Tribunale dal 1977. A chi posso raccontare le minacce ricevute durante l’ espletamento delle mie funzioni ? Forse c’è ancora agli atti la denuncia fatta all’allora PM Dr.Petroselli per pesanti minacce ricevute da me e da mia moglie durante una CTU.

Questa è stata la mia vita, sempre dalla parte dello Stato, sempre onorato di servire lo Stato.

Anche Lei Presidente mi affidò alcune delicate CTU e, giustamente non può ricordare le difficoltà che incontrai e che comunque non mi impedirono, con il Suo supporto e qualche volta quello dei Carabinieri, di portare a termine il mio lavoro.

LA VICENDA CEV
Con tutta onestà non so perché io mi trovo in questa situazione. Sono passati in questa aula fior di presidenti, amministratori, imprese, dirigenti. Sono rimasto solo, io che con il CEV non ho mai avuto alcun rapporto, io che prima del 20 Maggio 2008 non sapevo il significato di questo orribile reato che è la concussione. Nei giorni successivi a quel 20 Maggio 2008, data di inizio di quei trenta giorni di custodia cautelare ai domiciliari, ho assistito a qualcosa di surreale. La Polizia che faceva viabilità sotto la mia casa assediata dai giornalisti….ed io che continuavo a non capire. Vi fu poi un giornalista redattore locale di un notissimo quotidiano romano a tiratura nazionale che volle accanirsi contro di me.

Oltre all’assedio quotidiano sulle pagine del giornale, volle inaugurare una TV privata esordendo con la mia vicenda ed investendomi di fango. Se la prese pure con il Procuratore Capo Dr.Pazienti perché sosteneva, il giornalista, che la Procura mi aveva trattato troppo bene. Ma il Dr.Pazienti da uomo di alto profilo umano e professionale qual’era l’indomani lo zittì definitivamente.

Io sono una persona forte e so resettare la mia vita ogni giorno…..ma la mia famiglia no.

Ma io alla Procura di Viterbo nel mio animo non ho da rimproverare nulla, sinceramente. Penso che nel momento storico in cui eravamo poteva essere facile e forse indispensabile intravedere nella mia persona l’uomo chiave di un fenomeno corruttivo del quale difficilmente può negarsi l’esistenza. Ma io non ero e non sono nessuno se non un appassionato ed onesto professionista.

Ho la presunzione di credere (e ciò è e deve rimanere solo una mia personale opinione) che la Procura abbia modificato nel proprio intimo il giudizio su di me, ma non mi aspetto che ciò si traduca in specifici comportamenti processuali.

Vede, Sig.Presidente ho il rammarico profondo che in questi lunghi anni (come ho detto sono ormai dieci anni dal Maggio 2008) ho dovuto sospendere quella mia oscura e paziente azione moralizzatrice iniziata con il mio ingresso nel mondo del lavoro. Non ho potuto più parlare, com’ero solito, in qualche pubblico convegno di temi specifici della professione, della legislazione sui lavori pubblici, non ho potuto proporre alla Procura un convegno che da tempo avevo progettato in tema di CTU…….non sarei stato credibile. Su di me pesa anche la necessità di dover quotidianamente districarmi per poter continuare a svolgere il mio lavoro in pendenza di un processo che pur non potendo a norma di legge impedirmi i rapporti con la Pubblica Amministrazione tuttavia in qualche becero funzionario crea qualche diffidenza.

Ho invece da rispondere ad una sollecitazione che il Dr.Pacifici mi fece durante un interrogatorio di molti anni fa. Le prometto Dr.Pacifici che se mai avrò notizie di reati come la corruzione o concussione verrò nel suo ufficio a parlargliene…….ma lo avrei fatto comunque come un buon cittadino dovrebbe sempre fare.

CONCLUSIONI
La ringrazio Sig.Presidente, signori Giudici del Collegio di avermi ascoltato. Credo di non avere indugiato eccessivamente sulla mia onestà e rettitudine. Io non ho commesso alcuno dei reati che mi furono contestati, neanche quelli prescritti, tantomeno quello più odioso della concussione, del quale non conoscevo neanche il significato. Mi duole infinitamente avere perso mio malgrado dieci anni di quella vita attiva a lavorare e contemporaneamente combattere l’inettitudine, l’inefficienza, l’ignoranza e la disonestà. Spero di potermi rifare.

Ed infine una preghiera a Voi. E’ una richiesta pleonastica, so che lo farete perchè è Vostro compito e Vostra missione. Vorrei che approfondiste gli atti con il rigore che Vi è proprio ed in essi trovaste la mia totale innocenza. Grazie.

Claudio Ciucciarelli


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30 ottobre, 2018

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