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Viterbo - Il ricordo dell'avvocato Enrico Mezzetti e del pm Franco Pacifici - Ieri pomeriggio i funerali al San Lazzaro

“Sandro Pascolini era un uomo giusto che incarnava umanità e spirito di solidarietà”

di Daniele Camilli

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Viterbo - I funerali del giudice Alessandro Pascolini

Viterbo – I funerali del giudice Alessandro Pascolini

Viterbo - L'avvocato Enrico Mezzetti

Viterbo – L’avvocato Enrico Mezzetti

Viterbo - I funerali del giudice Alessandro Pascolini

Viterbo – I funerali del giudice Alessandro Pascolini

Viterbo - Franco Pacifici ed Enrico Mezzetti

Viterbo – Franco Pacifici ed Enrico Mezzetti

Viterbo - I funerali del giudice Alessandro Pascolini

Viterbo – I funerali del giudice Alessandro Pascolini

Viterbo – Un magistrato è morto, vissuto “in nome del popolo italiano”. Si chiamava Alessandro Pascolini, aveva 79 anni ed era, come lo ha ricordato l’avvocato Enrico Mezzetti, “un uomo giusto. Un uomo che incarnava, nella sua quotidianità, nell’esercizio delle sue funzioni e nel suo modo di porsi nella vita di tutti i giorni, l’etica mite dell’umanità e dello spirito di solidarietà tra gli uomini”.


Multimedia: I funerali di Alessandro Pascolini – Video: In ricordo del giudice Alessandro Pascolini


Ieri i funerali, al cimitero San Lazzaro di Viterbo. In forma laica, come Pascolini ha voluto. “Una persona seria – ha poi aggiunto Franco Pacifici, pubblico ministero – che tirava dritto, a testa bassa. Un giudice e un uomo austero. Nel lavoro, così come nella vita. Una persona consapevole del proprio ruolo. Per la quale Stato e giustizia erano un tutt’uno”.

Alessandro Pascolini era giudice del lavoro e della previdenza sociale. Infine presidente del tribunale di Viterbo. “Sandro – ha poi sottolineato Mezzetti – apparteneva a quella generazione di magistrati, quelli degli anni ’60 e ’70, che da una parte non avevano conosciuto gli orrori della guerra e del fascismo, dall’altra, e soprattutto, non avevano mai dovuto pronunciare sentenze ‘in nome del re e dell’imperatore’ ma, in ossequio agli articoli 1 e 101 della Costituzione repubblicana e democratica, ‘in nome del Popolo italiano'”.

“Magistrati della Costituzione repubblicana e democratica”, come lo stesso Mezzetti li ha definiti. Uomini e donne che, anche sull’onda lunga del concetto di costituzione materiale formulato da Costantino Mortati, hanno dato seguito e applicazione al dettato costituzionale del 1948. Repubblicano, democratico e antifascista.

Al San Lazzaro, in tanti ieri  hanno voluto salutare il giudice. Magistrati, avvocati, politici, sindacalisti, amici, familiari.

“Il suo modo di rapportarsi alle persone – ha detto infine Mezzetti – rendeva la giustizia più vicina agli uomini che vi si erano rivolti, qualunque fosse l’esito di quello specifico giudizio. E tutti noi avevamo la piena consapevolezza che le sue decisioni, qualunque fosse l’esito, erano ispirate a profonda competenza, umanità e spirito di giustizia. Ciao Sandro, hai dato molto alla tua famiglia, a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerti personalmente. Alla credibilità della giustizia e alla società! Da oggi siamo tutti più soli”.

Daniele Camilli


L’orazione funebre in onore del giudice Alessandro Pascolini

Sandro era, prima di tutto e soprattutto, un uomo giusto. Un uomo che incarnava, nella sua quotidianità, nell’esercizio delle sue funzioni e nel suo modo di porsi nella vita di tutti i giorni, l’etica mite dell’umanità, dello spirito di solidarietà tra gli uomini.

Un suo aspetto che mi ha sempre colpito nella sua persona, nel suo rapportarsi con gli altri, era quello di essere sempre uguale a se stesso cioè, nella vita di tutti i giorni, nel tempo privato dell’amicizia, degli interessi personali, sia nel tempo pubblico dell’esercizio delle proprie funzioni.

Non c’era scarto nel suo modo di essere anche quando sedeva sullo scranno del giudice. Sempre uguale a se stesso, mite, riflessivo, sapiente. 

A me è sempre sembrato che tale modo di rapportarsi rendesse la giustizia più vicina agli uomini che vi si erano rivolti, qualunque fosse l’esito di quello specifico giudizio.

Nel mio pantheon degli uomini giusti, ci sono in primo luogo quegli uomini nei quali la grande cultura si accompagna una grande umanità e, soprattutto, a una semplicità dei modi e dei costumi. E Sandro era uno di questi uomini.

Apparteneva a quella generazione di magistrati, quelli degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, che da una parte non avevano conosciuto gli orrori della guerra e gli orrori dell’epoca precedente, dall’altra, e soprattutto, non avevano mai dovuto pronunciare sentenze “in nome del re e dell’imperatore” ma, in ossequio agli articoli 1 e 101 della Costituzione repubblicana e democratica, “in nome del Popolo italiano”. I nuovi magistrati, i magistrati della Costituzione repubblicana e democratica.

Tra questi nuovi magistrati, Sandro era uno di quelli per i quali il riferimento al “Popolo italiano” non era una semplice formula di stile, una semplice espressione retorica. Era invece un principio cardine da inverare, una bussola a cui ispirare il proprio lavoro, la propria opera di giudice.

Magistrato del lavoro e della previdenza sociale, lavoratore indefesso che non ha mai abbandonato le funzioni di giudice di merito neanche quando è salito all’incarico di presidente di tribunale. Incarico mai interpretato come mera prebenda.

Tutti noi lo ricordiamo, anche in questo millennio, anche nell’epoca in cui ricopriva funzioni dirigenti, a continuare il suo lavoro indefesso di giudice di merito, di giudice del lavoro e della previdenza sociale.

E tutti noi avevamo la piena consapevolezza che le sue decisioni, qualunque fosse l’esito, erano ispirate a profonda competenza, umanità e spirito di giustizia.

Ciao Sandro, hai dato molto alla tua famiglia, a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerti personalmente. Alla credibilità della giustizia e alla società! Da oggi siamo tutti più soli. Ciao Sandro.

Enrico Mezzetti 

11 ottobre, 2018

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