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Roma - Teatro Olimpico - Il critico d'arte in uno spettacolo sul grande genio

Sgarbi: “Leonardo era uno stronzo…”

di Valeria Conticiani
Roma -Teatro Olimpico - Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico – Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico - Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico – Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico - Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico – Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico - Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma -Teatro Olimpico – Vittorio Sgarbi in scena con Leonardo

Roma – Leonardo Da Vinci, la perfezione dell’incompiutezza. Un genio indisponente. Inumanamente versatile e capace di cimentarsi in ogni tipo di arte. Dalla pittura alla musica. Gestendo a proprio piacimento i tempi di realizzazione di ogni progetto e decidendo tecnica e termini di scadenza per la realizzazione di ogni opera.

“Quando Leonardo capiva che l’opera parlava, per lui non c’era più bisogno di portarla a compimento”. Così Vittorio Sgarbi,  al teatro Olimpico ieri sera in scena con Leonardo, descrive e dà una lectio magistralis sul grande genio. Che tutto il mondo invidia da secoli all’Italia. Oltre a darne spiegazioni e illustrazioni, con sue personali interpretazioni e una conoscenza infinita di dettagli, Sgarbi spiega attraverso alcune letture e commenti anche la visione che ne ebbe il Vasari. Il quale sottolineò una caratteristica peculiare di Leonardo Da Vinci. Quella di iniziare tante opere senza mai, o comunque spesso, portarle a compimento.

“La sua imperfezione, ma anche impazienza – spiega Sgarbi – lo portavano non solo a cimentarsi, con egregi risultati spesso umilianti per chiunque provasse a fare un terzo delle sue attività, in diverse arti. Ma anche a non terminare la maggior parte dei suoi lavori dopo averli pensati o solo iniziati. Leonardo spaziava con disinvoltura dalla pittura al disegno, alla progettazione. Dalla costruzione di strumenti – come una lira in argento che costruì per il Duca Francesco I – alla esecuzione impeccabile di brani musicali. O alla recitazione di versi in rima, fino alla scultura. Scatenando spesso l’ira e l’invidia di tanti artisti, musicisti e pittori”.

E poi, aggiunge Sgarbi: “Era uno stronzo. Era un genio del male come tutti i geni buoni. Tipico per lui era dire tutto senza arrivare a compiutezza. Alcune opere restano incompiute perché aggiungere altro sarebbe voluto significare non dire più di quanto già non detto. Quella di Leonardo è la perfezione dell’incompiutezza”. Poi il critico aggiunge:” per esempio l’ultima cena è un affresco. Ma è rimasto molto compromesso dal tempo perché, contrariamente a come si fanno gli affreschi, cioè nell’arco di poco tempo e su pareti appena intonacate – fresche appunto – Leonardo si prese il triplo del tempo per dipingere Gesù, gli apostoli, gli arazzi e tutto il resto, finendo così non solo di ultimare l’opera in un tempo molto lungo ma anche di dipingerla a secco. Ecco perché non si e mantenuta bene. Perché le vernici non hanno potuto permeare e fissarsi per bene come dovrebbe avvenire per i cosiddetti affreschi”.

Pertanto, chiude Sgarbi “Leonardo era uno stronzo”.

Tre ore di spettacolo. Piene. Ricche. Senza mai perdere il filo. E senza che lui perdesse mai il ritmo. O che il pubblico cedesse la propria attenzione alla distrazione o alla noia o al sonno. Dalle 21 alla 23,45. Ore in cui Vittorio Sgarbi, con dovizia di particolari, ha illustrato innumerevoli opere Leonardesche. Entrando fin nei dettagli, dentro, nel profondo di ciascuno di essi e offrendo una serie di parallelismi interessantissimi con i suoi contemporanei. Ma anche con chi è venuto dopo di lui. Con chi ha cercato di imitarlo o di rifarsi alle sue opere nel tempo.

Al teatro Olimpico ieri Vittorio Sgarbi è in scena con Leonardo. Uno spettacolo illuminante e imperdibile a Roma fino a domenica 14. Accompagnato dalle performance musicali del violinista Valentino Corvino, che per lo spettacolo ha composto brani ad hoc suonando tra una scena e l’altra sia il violino che l’oud.

Vittorio Sgarbi ha guidato il pubblico nella grammatica dei dettagli delle opere d’arte di Leonardo e di alcuni suoi contemporanei. Dai particolari “meno significativi” ai più evidenti. Narrando dei tempi della bottega del Verrocchio. E della interpretazione che il Vasari ha dato dei lavori prodotti.

Molte le illustrazioni delle pitture tra le più famose al mondo e nella storia. Opere create tra il 1472 e il 1507. Dalla Annunciazione alla Madonna delle Rocce fino alla Monnalisa e a La donna con l’ermellino. E di quest’ultima in particolare Sgarbi ha dato delle illuminanti interpretazioni con dei parallelismi. Definendola la anti-Gioconda. “Lei rappresenta una donna innamorata – ha detto Vittorio Sgarbi -. Infatti era Cecilia Gallerani, l’amante di Ludovico il Moro. Il suo sguardo – contrariamente a quello della Annunciazione che è rivolta all’angelo che è dentro di sè – si indirizza verso qualcuno che appartiene a lei. È così che lo volge al di fuori dalla tela. Verso l’amato. Il suo amore è solo per lui. Lei è la donna di un uomo solo. Non come la Gioconda che è di tutti”.

Valeria Conticiani

11 ottobre, 2018

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