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Tribunale - Nel mirino di Paolo Gianlorenzo il libro “La mafia a Viterbo. Una città sotto assedio”, pubblicato nel 2012 da Daniele Camilli

Accusa giornalista di speculare sul caso Manca, assolto

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Daniele Camilli

Daniele Camilli

Viterbo – (sil.co.) – Accusa un giornalista di avere speculato sul caso Manca, assolto con formula piena il cronista Paolo Gianlorenzo. Nel mirino il libro “La mafia a Viterbo. Una città sotto assedio” pubblicato nel 2012 da Daniele Camilli. 

Presunta vittima e parte civile del processo che si è aperto nella primavera di due anni fa il giornalista Camilli, a suo tempo tra i redattori dell’Opinione di Viterbo, finito nel mirino del suo ex direttore il 6 giugno 2012 con l’accusa di speculare sulla morte di Attilio Manca, l’urologo di Belcolle trovato cadavere nella sua casa della Grotticella nel febbraio 2004. 

Un caso archiviato come morte per overdose dalla procura, che ha istruito un solo processo, a carico della donna che gli avrebbe ceduto l’eroina, nonostante i familiari abbiano sempre sostenuto essersi trattato di un delitto di mafia per aver operato a Marsiglia, a sua insaputa, il boss Bernardo Provenzano.

Camilli ha abbracciato fin dalla prim’ora la tesi dei Manca, dedicando alla vicenda anche un capitolo del libro “La mafia a Viterbo. Una città sotto assedio”, pubblicato per l’appunto nel 2012.

“Ho scritto tanti articoli, oltre al libro. E ho ricevuto anche minacce di morte per essermi occupato del caso sul suo giornale – ha spiegato Camilli alla prima udienza del processo, nel marzo del 2016, assistito dall’avvocato Giacomo Barelli – poi Gianlorenzo ha chiuso il giornale e ha iniziato a diffamarmi, parlando di me come di uno sciacallo. Allora siamo tanti sciacalli, vista la risonanza nazionale della vicenda”.

Per il difensore Franco Taurchini, Gianlorenzo si è limitato a esercitare il diritto di critica: “Da giornalista a giornalista, Camilli avrebbe dovuto capire che nelle sue parole non c’era volontà di diffamare, ma solo di esprimere una critica legittima”.

Il giudice Giacomo Autizi, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto con formula piena l’imputato, “perché il fatto non sussiste”. 


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8 novembre, 2018

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