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Le botteghe storiche di Viterbo - Intervista a Lucia Arena e Hans Rainer Kolb titolari della Antica legatoria Viali - La poesia di un mestiere da fiaba messo sotto l'attacco dell'era digitale.

Rilegatori in Viterbo dal 1891…

di Valeria Conticiani

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Antica legatoria Viali -Lucia Arena

Antica legatoria Viali – Lucia Arena

Viterbo - Antica legatoria Viali - Lucia Arena e Hans Rainer Kolb

Viterbo – Antica legatoria Viali – Lucia Arena e Hans Rainer Kolb

Viterbo - Antica legatoria Viali - Hans Rainer Kolb

Viterbo – Antica legatoria Viali – Hans Rainer Kolb

Viterbo - Antica legatoria Viali - Lucia Arena e Hans Rainer Kolb

Viterbo – Antica legatoria Viali – Lucia Arena e Hans Rainer Kolb

Viterbo - Giuseppe Viali figlio di Giovanni

Viterbo – Giuseppe Viali figlio di Giovanni

Viterbo - Antica legatoria Viali - La signora Giovanna Sapio ultracentenaria sorella di Salvatore Sapio detto Totarello

Viterbo – Antica legatoria Viali – La signora Giovanna Sapio ultracentenaria sorella di Salvatore Sapio detto Totarello

Viterbo – Il profumo delle colle. Della carta. Dell’inchiostro. Delle pelli colorate. Che è profumo di una grande tradizione artigianale. Rilegare i libri, salvare i libri, ridare vita ai libri è un mestiere che diventa sempre più prezioso.  Un mestiere carico di storia. Che combatte ogni giorno con lo stravolgimento portato dall’era del digitale.

La poesia, in una bottega storica come l’Antica legatoria Viali di piazza Dante a Viterbo, è la prima cosa che si nota. Entrandoci. E guardando negli occhi e nelle mani esperte di chi ci lavora da anni. Lucia Arena e Hans Rainer Kolb raccontano un mondo che non può e non deve andare perduto. La sua lenta e progressiva estinzione, paradossalmente, sarà anche il suo maggiore pregio. Quando, fra qualche tempo, il valore dell’unicità di un oggetto non avrà prezzo.

Risale al 1891 il primo documento ufficiale ritrovato che testimonia l’esistenza della Antica legatoria Viali già da fine ‘800. Attesta il pagamento del Sig. G. Papini a favore di Giovanni Viali, titolare della bottega artigianale. Un mestiere all’epoca in fermento e ricco di attività. Per la maggior parte legate a incarichi istituzionali. Che vedeva tra i maggiori clienti la provincia, la prefettura, il tribunale, gli archivi, le scuole, le banche, le biblioteche, i notai e gli avvocati.

La maggior parte dei lavori riguardava la rilegatura di pubblicazioni ufficiali come quelli per le Gazzette e gli atti amministrativi. Un mondo quasi scomparso. Successivamente a Giovanni, l’attività passò nelle mani dei suoi due figli.

Ma solo uno dei due, Giuseppe, dal 1925-30 proseguì e mandò avanti la bottega del padre. Accanto a lui un fedele lavorante, Salvatore Sapio, detto Totarello con sua sorella Giovanna Sapio, ora centenaria e attuale unica vera testimone nella ricostruzione della storia della Antica legatoria Viali.

L’attività, sempre gestita da viterbesi, nel corso degli anni aveva avuto diverse sedi. Tra piazza del Melangolo, via Saffi e piazza Fani, in quegli anni venne trasferita da Giuseppe Viali in via del Corso, a ridosso della sua abitazione. Nel corso del tempo poi Giuseppe venne affiancato nel lavoro da un giovane artigiano, Giocondo Paollotta, che lo seguì fino al 1975. Da quell’anno la legatoria venne rilevata da una nuova collaboratrice, Loretta Zaccaria. Che trasferì la bottega nella attuale sede di piazza Dante al civico 8. Dove attualmente lavorano Lucia Arena e il marito Hans Rainer Kolb, di nazionalità tedesca, che hanno rilevato l’attività nel 1997.

Come è nata questa idea di rilevare il negozio Signora Arena?
Un’avventura nata per caso per me e Kolb – racconta Lucia Arena. Eravamo artigiani ma ci occupavamo di vetrate artistiche. Conoscevamo Loretta e il 1997 era già tempo di crisi. Il nostro lavoro si era fermato. Loretta ci disse che aveva deciso di vendere la legatoria e ci invitò a vedere e provare di cosa si trattasse. Così decidemmo di provare. Restammo dieci giorni in bottega con lei per capire se potevamo farcela. E ci è subito piaciuto. Nel tempo di un mese abbiamo deciso di chiudere la vetreria e rilevare questo negozio.

Come è stato imparare questo mestiere?
Abbiamo convissuto per un anno e mezzo con la vecchia proprietà. Per imparare bene. Non è certamente un mestiere in cui ci si possa improvvisare. Ogni lavoro e cliente è un mondo a sé e ciascuna volta si presentano tante di quelle sfaccettature nuove e richieste diverse che per avere una conoscenza a tutto tondo di dove andare a mettere le mani ci vuole impegno, dedizione e conoscenza piena del mestiere. Dopo un po’ abbiamo imparato. Ma a noi mancava il lato artistico del lavoro. Così ci siamo perfezionati con corsi intensivi specifici. A tema per la legatoria – spiega Lucia Arena.

Che tipo di corsi avete fatto entrambi, lei e suo marito Kolb?
Io – racconta la titolare dell’attività – ho seguito un corso sulla doratura a foglia d’oro. Sia della pelle che della carta. Imparando a fare incisioni decorative e scritte in oro. Ho studiato presso la scuola “Il centro del bel libro” di Ascona, in Svizzera, nel 2009. Nel 2010 invece Kolb ha seguito altri studi per la tecnica di rilegatura francese. La tecnica principale che insegna a curare, creare e restaurare la parte interna dei libri d’arte. Sono tutti corsi full immertion in cui è quasi tutta pratica. Poi abbiamo aggiunto studi di restauro. E così nel 2014, a Stoccarda, abbiamo seguito anche un corso di restauro della carta.

Che tipo di clienti avete oggi?
La tipologia di clienti oltre ad essere un po’ diminuita col tempo è anche cambiata. Anche se generalmente appartiene sempre più al campo istituzionale. Prima che arrivasse il digitale si lavorava molto con la provincia, il comune, il provveditorato, la banca Carivit, la banca d’Italia, le camere di commercio. Oggi si tratta per lo più di atti notarili, lavori per biblioteche private e per bibliofili non solo viterbesi ma anche di fuori o per album fotografici. Anche le collaborazioni con l’Università sono andate a scemare a causa dell’era digitale.

Cosa vi appassiona maggiormente di questo antico mestiere?
Noi amiamo quello che facciamo – dice Lucia Arena. Lo risceglieremmo ancora, nonostante il cambiamento dei tempi. Perché comunque il nostro mestiere regala grandi soddisfazioni. Lascia esprimere creatività con il rigore delle grandi opere. Per noi “il fatto a mano” ha un valore inestimabile. L’unicità del prodotto finale se da una parte va a svanire con il digitale, dall’altra diviene ancora più preziosa e da proteggere.
Oggi c’è il disegno al computer, il taglio laser che rende perfetto ma omologato ogni risultato – prosegue e sottolinea poi il Signor Kolb. Senza più distinzione tra un pezzo e l’altro. A noi piace. E crediamo che il manufatto sia ancora un grande valore. Quel tocco che solo con l’applicazione personale, che deriva dall’utilizzo della creatività umana attraverso le proprie mani, può fare la differenza. Quando pian piano un giorno tutto questo non ci sarà più, allora credo avrà ancora più valore.

Come raccontereste la soddisfazione che si prova in questa arte?
La soddisfazione arriva quando, a fine lavoro, tutto funziona – spiega Lucia. Cioè quando vedi che dopo quattro giornate intere a lavorare su un unico libro, perché per farlo per bene i tempi sono quelli, ogni decorazione è al suo posto, le pagine scorrono come dovrebbe e l’armonia finale del prodotto ha un suo volto artistico, nel rispetto del suo valore. Oppure quando vedi che viene rispettata la traccia d’origine di un manufatto, nel restauro attento e meticoloso delle carte e delle scritte a volte difficili da recuperare. Questo è per noi soddisfazione.

Un mestiere che consigliereste di fare?
Abbiamo iniziato attorno ai nostri quarant’anni a fare questo lavoro. Lavorando anche dodici ore al giorno – racconta Lucia con sorriso e occhi lucenti. Sia per imparare che per poi proseguire e fare sempre bene. Ma oggi possiamo dire che lo rifaremmo volentieri. E’ una passione. Dunque lo consiglieremmo a chi ce l’ha. Questa passione e pazienza. Perché infondo dà tanto. A noi piace così tanto, per esempio, che facciamo anche didattica. Per cercare di trasmettere questa arte così particolare. Facciamo parte della associazione Opificium dove si illustrano, in costume d’epoca, questi antichi mestieri. Nei mercati durante manifestazioni storiche, per esempio, noi abbiamo la nostra bottega in strada e, in costume, facciamo un mercatino dove illustriamo i manufatti e insegniamo in abbigliamento stile medievale.

Avete una lunga storia alle spalle e tanta poesia da trasmettere?
Si – conclude la signora Arena, in totale accordo col marito. Questa bottega esiste da oltre centotrenta anni. Il nostro è un mestiere artigiano che vorremmo trasmettere. Per comunicare la poesia che c’è dietro e dentro. L’emozione per una firma e per l’inchiostro di una dedica. Noi non abbiamo figli. Abbiamo avuto dei tirocinanti. E ci spendiamo a trasmettere il nostro sapere ai giovani e a chi vuole imparare. Sperando di comunicare la voglia di proseguire in questi mestieri antichi. Anche se non è facile. Ogni libro è un mondo nuovo, una nuova opera. Come una testa nelle mani di un parrucchiere.  O una tela nelle mani del pittore. Ogni taglio di capelli e ogni disegno cercano sempre perfezione in base alla propria cornice.

Valeria Conticiani


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5 novembre, 2018

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