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Tribunale - La vittima al processo: "L'ho fatto per il bambino, spero che cambi" - Il marito è imputato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate

Botte alla moglie incinta, il giudice lo allontana ma lei lo segue col figlioletto

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Viterbo - La polizia davanti al tribunale

Viterbo – La polizia davanti al tribunale

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – (sil.co.) – “Aspetta che ritorno e ti faccio a pezzi”, ha detto, minacciando la moglie il giorno dell’arresto. Non è tornato.

Era marzo e l’uomo, colpito da decreto di allontanamento ha lasciato la casa familiare. Ma la moglie, poche settimane dopo averlo denunciato, ha fatto i bagagli e ha traslocato col figlioletto di un anno nella nuova abitazione del marito.

Un particolare emerso al termine della prima udienza del processo per maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale a un 39enne d’origine cingalese arrestato dalla polizia il 21 marzo scorso a Viterbo, dopo l’ennesima aggressione alla moglie, una connazionale di 38 anni, giunta in Italia nel luglio del 2016, l’anno successivo alle nozze celebrate nello Sri Lanka.

Il 29 luglio 2017 la coppia ha avuto un bambino, ma le cose sarebbero già andate male in precedenza, tanto che il marito avrebbe picchiato la consorte anche durante la gravidanza, continuando a farlo dopo la nascita del piccolo, fino all’episodio della primavera scorsa, sfociato nell’arresto dell’imputato, convalidato dal giudice che ne ha disposto l’allontanamento dalla casa familiare.  

Ma per l’appunto, nonostante il marito abbia preso atto della misura cautelare e se ne sia andato, è stata la moglie a raggiungerlo. 

“E’ vero, sono tornata con lui. L’ho fatto per nostro figlio, che cercava sempre il padre. Lui continua a ignorarci. Non si cura né di me, né del bambino. Ma spero che col tempo cambi”, ha confermato la donna (che non parla italiano) tramite l’interprete, tra lo stupore generale, al giudice Giacomo Autizi, al termine di una sofferta deposizione del processo in cui compare come vittima. 

Il magistrato, informato dal difensore che la donna aveva volontariamente seguito il marito, nonostante il divieto, aveva appena chiesto alla moglie se fosse vero e il perché di tale scelta, date le vessazioni appena raccontate. A fronte della risposta, non gli è rimasto che accogliere l’istanza dell’avvocato Luigi Mancini, revocando l’allontanamento. 


“Mi picchiava anche quando ero incinta”

Le prime botte sarebbero arrivate tra il 25 e il 26 aprile 2017, quando la donna era incinta di sei mesi: “E’ tornato ubriaco dopo essere uscito coi soliti amici che lo portavano sulla cattiva strada, mi ha dato uno schiaffo e una spinta e costretto a dormire sul divano. La mattina dopo ha messo i miei vestiti dentro una busta sul pianerottolo e cacciata di casa. E siccome una coppia di connazionali nostri vicini mi hanno accolto in casa, ha detto loro che dovevano lasciarmi in mezzo alla strada”. 

Era invece incinta di otto mesi il 2 giugno 2017 quando al ritorno da una festa di compleanno sarebbe stata malmenata in auto: “Stavamo litigando e a un certo punto lui ha puntato un muro e ci è andato a sbattere contro con la macchina”.

Le aggressioni si sarebbero ripetute a settembre, nonostante, fresca di parto, la moglie si aggirasse per casa con il neonato di appena un paio di mesi in braccio. 

Il 6 dicembre dell’anno scorso, lei si sarebbe rifugiata in bagno, dopo una violenta discussione cominciata in camera: “Ma lui mi ha raggiunto, spinta sulla lavatrice e presa a pugni sulla schiena, facendomi cadere sul portarotolo che si è rotto e poi per terra”.

Il clou il 21 marzo 2018, quando il marito ha strappato il telefono dalle mani della 38enne, con il figlio di otto mesi in braccio, lo ha buttato per terra e schiacciato sotto i piedi, poi l’ha presa per il collo, provando a strangolarla. E’ stato il giorno dell’arresto del 39enne, che alla vista delle divise ha dato in escandescenze, ribellandosi alla polizia e urlando alla moglie mentre lo portavano via: “Aspetta che ritorno e ti faccio a pezzi”.

Lui non è tornato, perché il giudice, dopo la convalida del fermo, lo ha rimesso in libertà disponendo l’allontanamento. Ma lei, nonostante tutto, lo ha raggiunto: “Spero che col tempo cambi”.  

Per ora al giudice non è rimasto che prenderne atto. Il processo riprenderà l’11 febbraio. 

 

9 novembre, 2018

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