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Emergenza meteo - Come i cittadini colpiti dagli eventi atmosferici possono ottenere risarcimenti

Danni per maltempo: chi paga?

di Alessandro Castellani

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Civita Castellana - Albero crolla su una casa

Civita Castellana – Albero crolla su una casa

Viterbo - Via Monti Cimini - L'albero che si è abbattuto sulla macchina

Viterbo – Via Monti Cimini – L’albero che si è abbattuto sulla macchina

Viterbo – L’ondata di maltempo che si è abbattuta sull’Italia negli ultimi giorni ha risollevato al massimo l’attenzione sull’emergenza climatica. Un problema che diventa sempre più stringente, sia per le amministrazioni pubbliche che per i privati.

Le cause che scatenano questi fenomeni meteorologici estremi sono molteplici e spesso diventa difficile anche rispondere alla domanda più scontata: chi paga i danni?

Un cittadino che ha la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato, ad esempio con la macchina parcheggiata sotto a un albero che cade, oppure su una strada dove improvvisamente si apre una voragine, ha diritto in linea di massima a essere risarcito dalla pubblica amministrazione. Ma la pratica per ottenere il rimborso si rivela assai più complessa.

La base normativa per chiedere un risarcimento danni per maltempo è l’articolo 2051 del codice civile, che recita: “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.

L’amministrazione comunale è la persona giuridica che custodisce i beni pubblici, quindi è anche la responsabile dei danni da essi cagionati. Ed è a suo carico l’onere della prova del “caso fortuito” che la scagionerebbe. Quest’ultima clausola, però, apre un grosso margine d’interpretazione della norma.

“L’orientamento della giurisprudenza – spiega l’avvocato civilista Alessandro Parca – collega il ‘caso fortuito’ alla prevedibilità degli avvenimenti. In linea generale, più un evento atmosferico è catastrofico e imprevedibile, minore è la responsabilità dell’amministrazione pubblica”.

“Nel caso concreto del maltempo degli ultimi giorni – aggiunge l’avvocato – nel viterbese la portata del fenomeno è stata tale da consentire un margine di difesa alle pubbliche amministrazioni. Tuttavia, bisogna valutare i singoli contesti: se si riesce a dimostrare che in un determinato luogo certi episodi si verificano con frequenza, oppure che era stata data l’allerta con anticipo congruo a predisporre un programma di prevenzione, oppure ancora che la manutenzione è stata insufficiente, è possibile che venga riconosciuta una corresponsabilità dell’amministrazione”.

Prima d’intraprendere l’azione risarcitoria, quindi, bisogna valutare che ci siano delle condizioni di partenza. “Sono azioni che potrebbero partire in salita – conclude Parca – ma che, se ben impostate, potrebbero avere delle chance di successo, a condizione di un’analisi istruttoria seria e il più possibile dettagliata. La prospettiva dell’articolo 2051 è favorevole al danneggiato, ma contempla dei risvolti pratici che devono essere vagliati attentamente”.

Per fare degli esempi comuni: se l’auto che ha subito un danno era parcheggiata in divieto di sosta, le possibilità di essere risarciti si riducono drasticamente. Se, invece, un albero caduto era stato dichiarato pericolante, la responsabilità dell’amministrazione sale.

Sempre alla luce del dettato dell’articolo 2051, bisogna tenere ben presente anche a chi effettivamente ricade la custodia della cosa che ha provocato il danno. Questo significa che, se quello che cade in mezzo alla strada (un albero, una tegola o qualsiasi altro) proviene da una proprietà privata, il comune non ha alcuna responsabilità.

Alessandro Castellani

8 novembre, 2018

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